Rifletto, sul significato di cerebrale, oggi. È saper usare le virgole? Pause fra gli occhi, fra le mani, fra le gambe. È l’uso corretto dei verbi, la concordanza? Come se l’arcobaleno sapesse che viene dopo l’acqua, insieme alla luce. Forse è sapere da che lato va la chiusura della cinghia, della bocca. È voltare la testa rispetto alla direzione del suono? Magari avendolo sentito, il suono, non coperto dai propri, suoni, quando soverchiano tutto.
È camminare a piedi dritti? Per forza se la linea è sottile e l’unico percorso. Sono davvero perplessa. Non è che significa… masticare a bocca chiusa? Non mettersi le dita nel naso? Qui dicono: “È umido eh?” Che ha il senso di: “È chiaro che ciò che la tua testa contiene, si sta gonfiando per l’umidità; segatura”.
È distinguere la tridimensionalità? Forse. Sai quella cosa per cui se giri una persona ha persino il dietro? Ed è diverso dal davanti, diosialodato. Ma, meraviglia, ha anche uno spessore, a volte, non sempre.
La pazienza mi si incrina. Si scioglie come cristalli di gommalacca in alcool, a 95°, sia chiaro.
E posso laccare le ultime foglie verdi, gli ultimi petali di rosa, solo i bianchi, è dichiarato, così da ritrovarli ancora per tutte le stagioni che vengono. Bruniti, è il costo.
Forse significa saper usare le vocali? Povere vocali, il trogloditico avocalico postmoderno non le considera. Mi sento stupida, tutte le mie penne, piume, piumini, rabbrividiscono a questo sanissimo pensiero.
Cerebrale. Spiegatemi cosa significa, io non ci arrivo. nella mia testa ci sono grilli, rane, lucertole, serpenti. Ogni tanto qualcuno si sporge un po’ da un occhio, dal naso, mi fa il solletico e lo rimando dentro, a controllare il tasso di umidità della segatura: quello è imprescindibile. Forse passerò alla limatura di ferro, considerando la ruggine un dono di dio.
Dio è cerebrale? ma no, ma dai. Che pensiero blasfemo.
Oh. Blasfemia. È cerebrale? Una gara di sputi verso un bersaglio in movimento. Produrre saliva è cerebrale? Magari il cerebro suda.
Non ci arrivo, nei tempi da cui vengo non era un problema. Era, punto. Oddio, me lo sono mangiato? Bevuto. Ci cammino su? Devo badare a dove metto i piedi, non vorrei mai calpestare qualche strana, nuova, espressione di esistenza.
Quindi, dopo questa sequenza di domande che appendo ai fili della biancheria stesi fra due rami dell’albero di Giuda, mi allontano un po’ e rimiro l’inquadratura: natura morta.
Nulla gocciola, nemmeno un nasino raffreddato.
Ma piove. Piovere è cerebrale, sicuramente. Ti inzuppa, ti fa correre. Ti fa sentire il rumore dei passi. Ti raggiunge, da sopra a sotto. Ti sorprende.
Cerebrale è piovere. Ho un ombrello rosa, molto rosa, davvero rosa.
#Datemiunombrellorosaeripareròilmondo. Anche un cacciavite a stella, è meglio.