nutrimento

Piccolo Nutrimento e Grande Nutrimento

La contrapposizione è fra chi si nutre di piccole frasi con termini, immagini tassativamente altrui, più che altro fintamente costruite, elencazioni varie, piccoli discorsi che accennano appena, quasi sempre di ordine teorico – presunto – ipotetico – concettuale – fotoromanzesco…
E chi evita di comunicare ad immagini perchè ne custodisce proprie, chi evita gli elenchi di oggetti burlesque, chi ha vividi ricordi e vissuto e continua a percorrere la strada delle grandi abbuffate di intensità reale.

Ormai vivo la perversione della domanda all’AI, ed ecco la risposta, che è sempre illuminante, vista la domanda, illuminante.

La contrapposizione tra piccolo nutrimento e grande nutrimento si riferisce alla distinzione tra l’atto puramente fisico di mangiare e l’apporto qualitativo e biologico essenziale per il funzionamento dell’organismo, spesso intesa nel contesto della consapevolezza alimentare e della qualità della vita.
Ecco i punti chiave emersi dalla ricerca:
Piccolo Nutrimento (Alimentazione come riempimento): Spesso inteso come l’atto meccanico di mangiare, riempire, consumare o ingerire cibo senza prestare attenzione al valore nutrizionale reale. Può essere associato al semplice soddisfacimento della fame calorica o al mangiare per gratificazione immediata, ignorando le reali esigenze del corpo.
Grande Nutrimento (Nutrizione consapevole e di qualità): Si riferisce all’atto di nutrirsi portando dentro il corpo i nutrienti essenziali per la vita. Non si tratta solo di calorie, ma di fornire al corpo i “mattoni” (nutrienti, vitamine, minerali) necessari per costruire e riparare tessuti, produrre ormoni, difendersi dalle infezioni e mantenere l’equilibrio della mente e dell’umore.
Differenza fondamentale: Il piccolo nutrimento si ferma al semplice “sostentamento” o alla quantità, mentre il grande nutrimento punta alla qualità funzionale.
Approccio Consapevole: La differenza sottile ma decisiva risiede nell’alimentarsi consapevolmente, riconoscendo la qualità e le funzioni biologiche di un alimento, piuttosto che limitarsi a mangiare.
Visione Olistica: A volte, il concetto di “grande nutrimento” si estende anche a nutrimenti non fisici, come le impressioni, le emozioni e le relazioni, come descritto in alcune pratiche di consapevolezza (Mindfulness).
In sintesi, la contrapposizione invita a passare da un’alimentazione passiva e quantitativa (piccolo nutrimento) a una nutrizione attiva, qualitativa e consapevole (grande nutrimento).

sedia

Voglio essere una sedia

Ho trovato un’annuncio, in un luogo preposto, che titola “Voglio essere una sedia”, e che esprime la venerazione per le terga, e il desiderio di diventare una sedia.
E mi è venuta in mente una domanda, rivolta in senso totalitario e collettivo.

Cosa desideri essere tu?

Preferisco “desiderare”, a “volere”, lo trovo più consono al pensiero che esprime, e più gentile.

E, non importa in quale senso, tematica, direzione, venga espressa questa domanda, importa una unica, solida, istintiva, risposta.

pink

Pink

Il rosa è il simbolo del perfezionismo positivo: quella capacità che ci permette di fare le cose fatte bene, senza attaccamenti e senza aspettative, con il solo intento di agire per il meglio. Simboleggia una perfezione nell’esistere, nei suoi aspetti più vitali e legati all’espressione dell’individualità.
È un colore in grado di stimolare l’attenzione e l’azione, ed è ideale per la vendita, come il rosso.
Una call-to-action rosa, invoglia l’utente a compiere un’azione o a prenderne parte, ma lo fa in modo delicato ed impercettibile.

prince

Charming Prince

Il Master è diventato il Principe Azzurro

Osservando il modo in cui occhi sognanti pieni di stelline e diamantini, descrivono le immagini fantastiche tratte da una deviata e contorta parodia di favola mescolata a sfumature di realtà improbabile, condita di desideri, cartoni animati, action figure, album di figurine, e avvolta in carta stagnola rilucente di mille sembianze di possibilità mai giunta a maturazione concreta…
Arrivo a pensare che, tra nuvole di polvere filante celestiale, rumori di solido trotto su terreni di luce, il Master, si sia trasformato, o agghindato, o trasfigurato, o travestito, da Principe Azzurro.

Questo nelle menti di piccole fanciulle impoverite dalle mille sciagure, le fiondate, le frecciate, della sorte.
O semplicemente impregnate di umori con un pH fuori luogo, fuori testo, fuori argomento.

Ho il gusto perverso di porre la AI di fronte a frasi fatte, le mie frasi fatte, e riaverne quel che viene dedotto:

La frase “il master è diventato il principe azzurro” suggerisce una trasformazione di un “master” (probabilmente inteso come figura autoritaria, esperto, o un “capo”) in una figura idealizzata come il “principe azzurro”, un eroe fiabesco, ma forse con un senso di delusione e ironia.
Potrebbe essere un commento ironico su come un ruolo o una persona si è evoluta nel tempo, passando da una figura di potere a una di “salvatore” romantico, a volte in modo inaspettato.
Possibili interpretazioni:
Ironia/Critica: Un “master” (capo, professore, figura di potere) che si rivela non essere così “perfetto” o potente come sembrava, ma piuttosto un personaggio quasi fiabesco, forse banale o addirittura malvagio.
Evoluzione: La figura del “master” (nell’accezione di esperto, mentore) è diventata il salvatore ideale per qualcuno, un vero e proprio “principe azzurro” che risolve i problemi.
Analisi Culturale: Un’osservazione su come l’archetipo del “principe azzurro” si sia evoluto nella cultura pop, superando il classico personaggio delle fiabe.
In sintesi, la frase è una metafora che paragona un individuo o un ruolo, originariamente percepito come “master”, alla figura archetipica del “principe azzurro”, con tutte le connotazioni che questo porta (eroismo, romanticismo, ma anche possibili difetti).

Gooning – Urban Dictionary

Il “gooning” può essere definito più semplicemente come quello stato solitamente raggiunto dopo una prolungata sessione di edging, quando un uomo è completamente ipnotizzato dalla sensazione che irradia il suo pene. Poiché uno stato di gooning può essere raggiunto solo dopo l’edging, il pene dell’uomo sarà fortemente eccitato a questo punto e ogni carezza a cui saranno sottoposti i genitali maschili scatenerà una potente euforia. Man mano che l’uomo continua a praticare l’edging e quindi continua a provare un piacere intenso, entra in uno stato di trance in cui la sua mente si fonde intimamente con il suo pene: lo stato di gooning, in cui lui e il suo pene diventano una cosa sola. Per essere ancora più precisi, quando si raggiunge lo stato di gooning, il corpo dell’uomo diventa a tutti gli effetti un’appendice della sua erezione. Quando questo stato viene raggiunto, l’uomo si libera da tutti i codici di condotta sociali e la sua eccitazione, da sola, detta le sue reazioni. Di conseguenza, un uomo in stato di gooning diventerà molto espressivo e dimostrativo: potrebbe diventare molto loquace, mentre il suo corpo e il suo viso potrebbe assumere espressioni e pose indegne, il tutto in risposta alle carezze intensamente squisite a cui è esposto il suo pene. Da qui il termine “goon”, poiché a questo punto l’uomo sembra effettivamente una persona sciocca, o eccentrica. Il gooning non è una manifestazione narcisistica. Il narcisismo è egoismo estremo, con una visione grandiosa dei propri talenti. Piuttosto, il gooning è più vicino a un’esperienza di meditazione, in cui mente e corpo si allineano, concentrati su un singolo pensiero (o sentimento, in questo caso). Per gli uomini: l’atto di diventare completamente assorbiti dal proprio pene e dalla masturbazione, in modo che il proprio viso e i propri atteggiamenti assumano la personalità di un goon: lingua di fuori, espressione assente, grugniti, borbottii. Gli uomini che praticano il gooning spesso preferiscono ore di edging/erezione al vero e proprio orgasmo. Un artefatto dei tempi moderni e dell’abbondanza di pornografia.

reflex

Riflessione

Riflessione in una mattina di mezzo autunno, passeggiando con il cane, fra le mucche di medio alpeggio e le immagini nascenti.
Rumori di fondo: respiro di camminata in salita, automobili di passaggio, scrollarsi del cane con relativo tintinnare di medaglietta, campanacci di mucche al pascolo.

bork

BORK – CCC – CNC

BORK (Balls Out Reckless Kink): rappresenta un approccio al kink che privilegia il piacere di sensazioni e attività estreme rispetto alla sicurezza, riconoscendo che non tutte le pratiche kink possono o devono essere rese completamente sicure. Balls Out: si riferisce a un’immersione completa e senza restrizioni nell’attività, senza freni o priorità alla sicurezza. Reckless Kink: riconosce che alcune attività sono intrinsecamente rischiose e l’attenzione è rivolta a sperimentare quelle sensazioni e a spingersi oltre i propri limiti, piuttosto che cercare di minimizzare il rischio.

CCC (Committed Compassionate Consensual), “Consenso Coinvolto e Compassionevole”: è un acronimo relativamente recente che sposta l’attenzione sul ruolo guida del top e che controbilancia, dunque, il tentativo (fatto, soprattutto attraverso i protocolli di tipo Prick) di distribuire più equamente la coscienza e la piena percezione dei rischi e delle responsabilità delle diverse pratiche BDSM su entrambe le parti (Top e Bottom). I fautori del CCC sottolineano il fatto che spesso il bottom può acconsentire ad una determinata pratica e conoscerne, tuttavia, solo nella teoria le conseguenze, mentre la valutazione dei rischi non può non basarsi sull’esperienza e sulla piena conoscenza della pratica stessa, il che riattribuisce al Top la centralità delle scelte, basandosi sull’empatia e sul coinvolgimento con il playpartner. Il CCC è un modello di protocolli che richiede forte coinvolgimento, empatia e conoscenza fra i partners. Come tale si adatta meglio a schemi di relazione D/s basati sul TPE (Total Power Exchange) e meno a tipologie di rapporto D/s o S/m che si basano su un maggior livello di negoziazione dei limiti e di condivisione delle scelte di gioco fra i partners stessi.

CNC (Consensual non-consent): é un accordo in cui le parti agiscono come se il consenso fosse stato sacrificato. Noto anche come Consenso Generale. Il consenso viene dato in anticipo per alcune o tutte le azioni, e il dominante ha la discrezione di continuare con qualsiasi azione o attività, anche dopo che il soggetto avrebbe altrimenti indicato di voler ritirare il consenso.

old

Old

Ci sono Dom, Lord, Master, Padroni, Vecchi, che vagano in quel mondo arso e rimpinguato che è delle chat, tematiche. Sono esseri famelici, posseduti da stimoli atavici, o forse solo fame semplice, di basso rango. Sono strenui difensori della pietà dissociata, sono portatori di lebbra e di peste bucolica post cenam, sono poveri esseri bisognosi di apprezzamento, fosse esso solo quello dello specchio in bagno.
Si muovono trascinandosi la bava lumacosa di secoli di svilimento e viscidume, si manifestano cercando fra le pieghe interne del perduto onore, un minimo di “distinzione”, che diventa puzza, orrida e infinita, intorno ad ogni loro passaggio, dietro ogni loro apparizione, davanti a ogni loro espressione.
Ci si torce il naso in questa presenza, si sentono suonare tutti i campanellini difensivi messi lì cento anni fa’, ci si sente tristi e pervasi da una gran macerata allegria, si ride, si ride molto.
E si spera in una Apocalisse.

pistachio

Pistachio

Prima si diceva “sm”, poi “bdsm”, ora si dice “kink”.
E pare che lo spazio sotto l’ombrello si allarghi sempre di più.
L’unico termine che resta invariato, e forse il più stabile, è “vanilla”.
Qualcuno di voi sa che l’opposto di “vanilla” è “pistachio” ?

Gli etimologi hanno lottato per stabilire l’origine del termine “vanilla”, ma nonostante le controversie, la maggior parte degli storici del sesso concorda sul fatto che il mondo del kink degli anni ’70 circa abbia il merito di aver usato “vanilla” per riferirsi al sesso convenzionale. Negli anni ’80, il termine si affermò nelle comunità BDSM in rapida crescita e ora è di uso comune.

Negli anni ’70, i kinkster fondarono gruppi educativi (in particolare la Eulenspiegel Society di New York). La TES, sotto la guida di Pat Bond, istruiva i nuovi arrivati ​​spiegando che le variazioni sessuali non erano strane o peccaminose perché i gusti di ognuno erano diversi. Gli educatori del kink si aggrapparono al luogo comune secondo cui “alcuni amano il gelato alla vaniglia, ma altri amano il cioccolato con granella, o il pistacchio (ecc. ecc.)”. Era una metafora alimentare facilmente comprensibile per aiutare le persone a vedere le variazioni sessuali semplicemente come un’ulteriore espressione della diversità umana. Internet ha contribuito a diffondere l’educazione kink di base a milioni di persone kinky, poi ad altre comunità di sesso alternativo e infine al grande pubblico.

Sebbene “vanilla” sia un termine tecnico per i BDSMers, che aiuta le persone kinky a distinguersi da quelle non kinky, la sua diffusione nel mainstream ha portato con sé un lato negativo. Le persone non kinky potrebbero offendersi perché li fa apparire noiosi o privi di creatività sessuale. Quindi usiamo “vanilla” come originariamente inteso: per celebrare la diversità.

Gloria Brame, 21 novembre 2023

narcissus

Narcisismo Soporifero

Ho scritto “Narcisismo Soporifero” in Google, mentre si svolgeva un dialogo fra alcune persone in una situazione pubblica, e io avevo la sensazione di trovarmi di fronte a questa modalità espressiva.
L’AI overview, che siamo condannati a leggere come ogni primo esito di ricerca, ha risposto:

Il “narcisismo soporifero” non è un termine clinico definito ma può riferirsi a un narcisismo che, attraverso la svalutazione dell’altro e l’idealizzazione di sé, induce una dormizione della relazione con una mancanza di empatia e connessione autentica. In questo contesto, il narcisista può anche apparire “soporifero” per la sua tendenza al distacco dalla realtà attraverso la fantasia o per la mancanza di vitalità emotiva che si nasconde dietro la facciata di grandiosità, ma non è un effetto di vera soporifera attività.

Come si manifesta l’effetto “soporifero” nel narcisismo:
Svalutazione dell’altro:
Il narcisista tende a sminuire gli altri per mantenere il proprio senso di superiorità, creando un senso di inerzia e passività nella relazione.
Mancanza di empatia e connessione:
L’incapacità di connettersi autenticamente con l’altro impedisce lo sviluppo di un’intimità profonda, portando a una relazione “addormentata” e priva di reciprocità.
Ricorso alla fantasia:
Per sfuggire al senso di vuoto o al dolore, il narcisista può rifugiarsi in fantasie e sogni ad occhi aperti, distraendosi dal presente e creando un’atmosfera di stasi emotiva.
Fragilità e insicurezza nascosta:
Dietro la facciata di grandiosità si cela una profonda fragilità e un senso di vuoto interiore, che portano a un’apatia e a una mancanza di vitalità.
Cosa non è il narcisismo “soporifero”:
Non è un termine clinico:
Non esiste un disturbo nella classificazione dei disturbi mentali chiamato “narcisismo soporifero”.
Non è un effetto fisico:
Non si tratta di una condizione di sonnolenza o torpore nel senso letterale del termine, ma di un’incapacità di esprimere vitalità e connessione profonda.

Non è un termine clinico, non ha una classificazione… Lo so, lo ho inventato io.

symmetry

Symmetria

La simmetria è la distribuzione ordinata delle parti in modo che ogni dettaglio di una parte corrisponda ad ogni dettaglio dall’altra in modo speculare, in senso anatomico fisico.
La simmetria trasmette ordine e stabilità, armonia e bilanciamento, anche staticità, ma più spesso bellezza.
Il corpo umano, con alcune imperfezioni, presenta una simmetria bilaterale, che viene anche percepita in senso psicologico come segno di salute e benessere.
L’asimmetria è l’assenza di specularità rispetto ad un asse verticale, la non intercambiabilità di ruoli, l’espressione dell’emotività, il tessuto nel quale le interazioni umane vivono i loro giochi.

È la condizione di differenza, l’aspetto fecondo, la via del diventare altro per essere individuo.

red

Little Red Riding Hood

Cappuccetto Rosso fu scritta da Charles Perrault che nel 1697 la incluse alla sua collezione di racconti popolari. La storia aveva origine nelle Alpi settentrionali, veniva tramandata in forma orale da secoli ed era del tutto differente da quella che conosciamo oggi.

Quando il lupo incontra la fanciulla nel bosco, le chiede quale sentiero preferisca percorrere, tra quello delle spille e quello degli aghi. In molti villaggi francesi situati proprio nell’area in cui si crede che la favola abbia avuto origine, all’età di 7 anni le ragazze cominciavano il loro lavoro come apprendiste alle dipendenze di una sarta. Il periodo di apprendistato terminava con il compimento del 15esimo anno d’età, quando la ragazza diventava ufficialmente adulta. Durante gli anni di apprendistato, ogni ragazza accumulava e teneva per sé alcune spille. Per questo, la spilla era considerata il simbolo della ragazza che diventa donna: con una spilla si festeggiava il fidanzamento e allo stesso tempo la si poteva all’occorrenza usare come piccola arma contro spasimanti indesiderati. Cappuccetto Rosso ha proprio 15 anni. L’ago era invece comunemente associato a una simbologia sessuale e molto spesso era usato per rappresentare il matrimonio. In alcune delle versioni tramandate Cappuccetto Rosso sceglie il sentiero delle spille, in altre quello degli aghi.

Il lupo, si precipita a casa della nonna della ragazza, uccide la vecchia, ne divora una parte, ripulisce i resti, versa il sangue in una bottiglia, e ripone ordinatamente la carne nella dispensa.
Poi, tutto imbacuccato a letto, invita Cappuccetto Rosso a preparare la cena e a gustarsi il pasto accanto al fuoco. Al primo boccone le sussurra: “Stai mangiando la carne di tua nonna!”
Prima di invitarla a ficcarsi sotto le coperte con lui, il lupo le ordina di spogliarsi nuda: “Getta i tuoi vestiti nel fuoco, bambina mia; non ti serviranno più”. In alcune versioni addirittura il lupo pretende che la ragazza si spogli ancor prima di mangiare. La storia si conclude inevitabilmente con il lupo che divora Cappuccetto Rosso.

Nella Francia di fine Seicento questa storia non andava bene. Per questo, Perrault decise di eliminare tutte le scene più cruente, mantenendo comunque il finale tragico. Il finale svolgeva in questo senso la funzione di spaventare i bambini per scoraggiarli dal dare ascolto agli sconosciuti. La maggior parte dei genitori non aveva tempo per badare ai propri figli durante la giornata ed era indispensabile che gli stimoli che ricevevano fossero particolarmente convincenti, abbastanza da dissuaderli dall’avventurarsi in giro per conto proprio. La storia quindi faceva sì che il lettore si affezionasse al personaggio di Cappuccetto Rosso, per poi rimanere terribilmente colpito dalla sua macabra fine.

Si sussurra che Cappuccetto Rosso, addentrandosi nel bosco, sia esattamente consapevole di incontrare il Lupo; sia esattamente consapevole che lo sentirà parlare, che lo troverà nel luogo e nel modo in cui poi lei stessa verrà mangiata. E lo farà comunque, tutto questo, dall’inizio alla fine. Si sussurra questo, nelle visioni di oggi, in quelle in cui il percorso nel bosco, il bussare all’uscio, il guardare negli occhi il Lupo e il farsi divorare, sono una scelta e una trasfigurazione, la rivelazione della propria natura, in corpo e ruolo, la coesistenza delle due nature, quella della fine e quella del principio.

shame

Shame Mask – Schandmaske

Nel Medioevo, in Germania, Inghilterra, Scozia, Europa Centrale, i cittadini comuni che osavano trasgredire, in abbigliamento, arroganza, narcisismo, spavalderia, vanagloria, venivano puniti con la vergogna pubblica della schandmaske, o maschera della vergogna.

Coloro che erano “arroganti” venivano costretti a indossare una maschera da gallo per ore o addirittura un giorno. Era una schandmaske di metallo martellato con una cresta e un bargiglio carnosi, piume elaborate e un lungo becco. Le maschere erano realizzate per essere il più accattivanti possibile, molte avevano persino campanelli o un foro che fischiava quando la persona che lo indossava respirava, solo per attirare l’attenzione.

Come tutte le maschere della vergogna, il gallo era un copricapo completo che veniva tirato sul viso e bloccato in posizione sulla nuca, ma gli occhi erano lasciati scoperti per guardare i cittadini che lanciavano insulti mentre il trasgressore stava incatenato a una gogna nel mercato o veniva lentamente scortato attraverso la città.

Che conoscessero o meno l’individuo personalmente, la comunità avrebbe riconosciuto immediatamente il crimine attraverso il simbolismo della maschera. Per coloro che non lo conoscevano, un cartello che descriveva il crimine veniva appeso al collo. La punizione in sé durava in genere alcune ore o forse un giorno, ma la vergogna che portava al trasgressore viveva a lungo dopo che la maschera veniva rimossa.

Il narcisismo era solo uno dei tanti comportamenti “antisociali” e illegali puniti dalla schandmaske. Ogni trasgressione sociale era rappresentata da diverse caratteristiche facciali. Un uomo che si ubriacava o era sporco e trasandato poteva essere condannato a indossare una maschera con un muso di maiale, per esempio. Una donna sorpresa a spettegolare poteva essere costretta a indossare una maschera con la lingua lunga e le orecchie grandi, che denotava come origliava e parlava fuori luogo degli affari degli altri. Un uomo “malvagio” indossava una maschera che raffigurava il diavolo: corna, serpenti e figure modellate del demonio stesso.

Ognuno di questi era un modo per spogliare chi lo indossava dell’identità e creare un’immagine fuori dalla norma. I cittadini rispettabili non erano ghiottoni. I cittadini rispettabili non si rifiutavano di fare il bagno. Quelli erano i comportamenti di un maiale.

Le maschere della vergogna erano un modo per separare i rispettosi della legge dai trasgressori. È più facile se il trasgressore viene visualizzato come un mostro o al di fuori dell’ordine sociale. Unirsi alla vergogna di un membro della comunità per un comportamento inaccettabile era un modo per preservare il proprio status e onore.

Sebbene fosse il Consiglio Comunale a decidere la durata della punizione, l’intera comunità svolgeva un ruolo essenziale nella sua esecuzione. L’umiliazione pubblica funziona solo se si tratta di un dialogo tra chi viene punito e chi punisce. La comunità aveva la possibilità di ispezionare visivamente il trasgressore in modo che il governo potesse essere un esempio di buona governance e in modo che potessero considerarsi a vicenda come parte di quel buon governo. I modi in cui un trasgressore condannato veniva punito nella sfera pubblica erano un modo per ripulire la città da quel reato.

comandamenti

I Dieci Comandamenti

(L’autore di questi due articoli è sconosciuto. Sono apparsi nella rivista Prometheus della Eulenspiegal Society e nel numero di luglio 1980 di Growing Pains. La Society of Janus ne attribuisce la proprietà a SOJ — http://www.soj.org/)

I Dieci Comandamenti per i Dominanti

  1. Sii paziente
    Finché non entri in un contratto con un sottomesso, non hai più diritto di comandarlo di chiunque altro. Dai al tuo bottom il tempo di conoscerti e di capire cosa ti piace. Finezza e sottigliezza sono elementi principali del dominio. Allo stesso modo, forza e gentilezza vanno di pari passo. La sensibilità e la consapevolezza (o la mancanza di esse) che mostri nel mondo reale probabilmente si ripeteranno nell’ambito di gioco.
  2. Sii umile
    Potresti essere il dono di Dio/Dea al mondo, ma nessuno ha bisogno di sentirlo o vuole sentirlo. Avrai ampie opportunità di mostrare quanto sei bravo e molte opportunità di fare la figura dello stupido. Non importa cosa affermi, il “vero te” si mostrerà. Non prepararti al fallimento sviluppando aspettative che sai di non poter mai raggiungere.
  3. Sii aperto
    Sebbene il top sia classicamente considerato l’insegnante nel SM, puoi sempre imparare dal tuo bottom, non importa quanto inesperto. Sii disposto a imparare da altri dominanti che potrebbero avere una prospettiva totalmente diversa dalla tua. Cerca di affrontare i viaggi ormai familiari con un atteggiamento di meraviglia e scoperta. Sii consapevole che ognuno ha il suo stile personale.
  4. Comunica
    Sei responsabile di scoprire informazioni di base ed essenziali sulle persone con cui giochi, come esperienza, limiti, gusti e antipatie e informazioni sulla salute. Giocare a SM senza queste conoscenze è come la roulette russa. Parla del tuo spazio mentale e della tua concezione di SM con il tuo bottom, in modo che eventuali incertezze possano essere gestite prima di iniziare a giocare. Descrivi chiaramente ruoli, regole, limiti e contratti. Non dare per scontato che il tuo bottom conosca istintivamente le regole di base.
  5. Sii onesto
    Se ti manca esperienza in un’area in cui il tuo bottom vorrebbe sperimentare, sii onesto al riguardo. Il tuo partner ha il diritto di saperlo. Sii onesto con te stesso e porta il tuo sottomesso solo a quei livelli in cui hai il controllo completo della situazione. La sicurezza dovrebbe sempre essere la prima preoccupazione, avendo la priorità su quanto sia hot una scena in particolare.
  6. Sii sensibile
    C’è una linea molto sottile tra un dominante sensibile e premuroso e un idiota presuntuoso, insensibile e autoritario. La tua scena dovrebbe essere una sintesi creativa dei tuoi bisogni e fantasie e dei bisogni e fantasie del tuo bottom. Sebbene, in superficie, il tuo sottomesso ti stia servendo, ciò che sta realmente accadendo è che dominante e sottomesso si stanno servendo a vicenda. Guadagnati la completa fiducia del tuo sottomesso e non violare mai o addirittura minacciare di violare quella fiducia. La sua sottomissione è un regalo per te. Usala in modo appropriato.
  7. Sii realistico
    Termina la scena con il bottom che desidera di più, non che desidera che ce ne sia stato di meno. Ricorda che potere, controllo e sensibilità sono le chiavi, non solo l’intensità della stimolazione. Sii chiaro su cosa è fantasia e ha poco a che fare con ciò che funziona nella pratica. I tuoi libri porno preferiti potrebbero essere stimolanti di per sé, ma non cercare di imitarli nei minimi dettagli.
  8. Sii davvero dominante
    I sottomessi cercano qualcuno che prenda il controllo del loro corpo e della loro mente, non solo per la forza bruta. Sono ricercate persone vere, non solo immagini di cartone di pubblicità o stereotipi. Il tuo dominio migliora la tua intera esistenza. Non copre o sostituisce altre aree della tua vita: sei tu. Fai innamorare di te il tuo sottomesso e aspettati che si abbandoni completamente a te. Rispetta le regole, aspettati obbedienza e punisci in modo appropriato quando è necessario. Non sottrarti alle tue responsabilità nei confronti del tuo sottomesso. Sii affidabile e aspettati affidabilità. Hai accettato di assumere il ruolo dominante: ora prendilo!
  9. Sii sano
    Come ogni attività faticosa, SM richiede che i suoi partecipanti siano in ottima salute fisica ed emotiva. Molti fattori, tra cui la quantità di sonno, le abitudini alimentari, l’assunzione di alcol e droghe, influenzano le tue prestazioni e la tua resistenza durante una scena. Non tentare di fare SM quando la tua energia fisica o emotiva è bassa. Come dominante hai la speciale responsabilità di avere il controllo di te stesso e di essere al top della scena. Un atteggiamento del tipo “la droga e l’alcol non mi influenzano poi così tanto… posso farlo comunque” viola la fiducia che il tuo sottomesso ripone in te e può essere pericoloso. Se non vuoi accettare le responsabilità, non dovresti giocare!
  10. Divertiti
    Dopotutto, il sesso è tutto una questione di divertimento. Te lo sei guadagnato e hai diritto ai piaceri unici e intensi che derivano da un gioco SM responsabile e creativo.

I Dieci Comandamenti per i sottomessi

  1. Sii paziente
    Un potenziale top ti farà sapere se è interessato a te o no. Tieni presente che il tuo scopo come sottomesso è servire e soddisfare qualcuno che prenderà in considerazione la realizzazione delle tue fantasie. Non aspettarti che il tuo top sia in grado di accendersi come un interruttore della luce. Il momento giusto deve essere per entrambi.
  2. Sii umile
    Potresti essere il dono di Dio/Dea al mondo e il premio più ambito in città, ma nessuno ha bisogno di sentirlo o vuole sentirlo. Avrai ampie opportunità di mostrare quanto sei bravo. Non importa cosa affermi, il “vero te” si mostrerà. Non prepararti al fallimento sviluppando aspettative che sai che tu e il tuo top non potrete mai raggiungere.
  3. Sii aperto
    Puoi imparare qualcosa sul SM e su te stesso da tutti nella scena, non importa quanto siano esperti o inesperti, o quanto siano dominanti o sottomessi. SM è un’arte molto personale e un atteggiamento del tipo “so già tutto” ti farà perdere preziose lezioni ed esperienze SM e ignorare potenzialmente preziosi amici SM.
  4. Comunica
    La verbalizzazione è necessaria, ma al momento opportuno e nel modo appropriato. Il tuo top deve conoscere informazioni di base su di te, come esperienze, fantasie, problemi di salute e cose che ti spengono. Ma, a meno che non si tratti di un’emergenza, aspetta che il tuo top te lo chieda. Non aspettarti che il tuo dominante sappia leggere nel pensiero e conosca istintivamente i tuoi bisogni, desideri e limiti. La vostra collaborazione migliorerà la scena per entrambi.
  5. Sii onesto
    Non aver paura di condividere i tuoi bisogni e le tue fantasie. Il tuo dominante se lo aspetta. L’onestà sui tuoi desideri, problemi di salute e cose che ti spengono è essenziale per una buona scena. Mentire o essere poco sinceri può solo portare a problemi, poiché il top baserà la scena su informazioni inaccurate. Oltre a causare problemi, può essere pericoloso.
  6. Sii vulnerabile
    La tua scena è una strada a doppio senso. Non è solo la realizzazione fisica delle tue fantasie precedenti. Se vuoi limitare la tua esperienza a una certa stimolazione fisica e psicologica, allora stipula un contratto con il tuo top in anticipo. Ma non aspettarti sempre che il tuo top sia una marionetta in un’opera fantasy che hai scritto nella tua testa. È molto meglio lasciare che il tuo top ti sorprenda, che estenda i tuoi limiti, che ti porti in posti in cui non sei mai stato prima. Quando ti fidi completamente del tuo top, faglielo sapere e lascia che ti guidi in nuove fantasie.
  7. Sii realista
    Il tuo dominante è umano e persino i top più esperti hanno momenti di imbarazzo e indecisione. Non richiamare l’attenzione su ciò che percepisci come un lapsus. Conosci la differenza tra la realtà e il mondo fantasy che vedi nei libri e nelle riviste. Pochi top sono abbastanza ricchi da permettersi un grande dungeon con una sontuosa disposizione di equipaggiamento… L’equipaggiamento del tuo top è costoso: rispettalo e non abusarne.
  8. Sii davvero sottomesso
    Questo è il punto. Lascia che il tuo dominante ti prenda completamente. Non fare da coach, non nutrire dubbi o essere critico con il tuo top. Scambia informazioni sulle tue esigenze speciali prima che la scena inizi, ma una volta iniziata stai zitto! Se insisti nel gestire una scena secondo le tue specifiche, allora dovresti provare a essere un top. Hai accettato i limiti del tuo potere. Rimani entro quei limiti. Rispetta e obbedisci al tuo top e aspettati una punizione se non lo fai. Accettalo con grazia e allegria. Il tuo top ha molte cose di cui preoccuparsi, inclusa la tua sicurezza e ciò che ti eccita. Sii leale e affidabile e goditi il ​​tuo ruolo.
  9. Sii sano
    SM, come qualsiasi attività faticosa, richiede che i suoi partecipanti, sia attivi che passivi, siano in ottima salute fisica ed emotiva. La quantità di sonno che dormi, le tue abitudini alimentari, il tuo consumo di alcol e droghe e lo stress quotidiano influenzano la tua risposta e resistenza durante una scena. Il tuo dominante ha bisogno di sapere quando la tua energia fisica o emotiva è bassa. Non importa quanto allettante possa sembrare una scena, un atteggiamento “lo voglio tutto e subito” quando non sei in grado di dare il massimo lascerà entrambi delusi. Servi il tuo dominante e te stesso restando in salute.
  10. Divertiti
    Dopotutto, il sesso è tutto una questione di divertirsi. Ti sei guadagnato e hai diritto al piacere unico e intenso che deriva dal gioco SM responsabile e creativo.
cafetera

La gestione del dolore

All’interno delle sensazioni date e ricevute nelle relazioni SM, c’è il dolore.
Il dolore è un argomento delicato, intimo, personale, che io ritengo sia il più difficile da comunicare, perché tende a creare barriere, protettive.
Normalmente, nella natura umana, il dolore viene gestito in modo diverso, rispetto ai generi, ai retaggi culturali, sociali, familiari, ecc. Queste modalità vengono comunque suddivise in tre categorie:

Rifiuto, che porta a percepire una piccola parte del dolore, poi a reprimerlo, relegarlo dove si ritiene debba essere, per abitudine, per educazione, per scelta personale.

Sminuimento, che porta a svalutare il grado di dolore, sia esteriormente, che interiormente; spesso questi due aspetti sono coincidenti. Non mostrarlo, non mostrarsi, per non sentirsi ed essere visti come deboli, è il comandamento.

Divoramento, che è una modalità molto rara, che trasforma il dolore in energia ed eccitazione. In questo caso il dolore elaborato ha l’effetto opposto a quello conosciuto, portando sensazioni catartiche, di estremo benessere, che vanno attentamente monitorate.
Questa modalità, io credo, sfugga a qualunque condizionamento, abitudine, consuetudine sociale e personale, se riesce a manifestarsi e ad esprimersi in modo naturale.

Non ho volutamente legato le varie modalità a masochismi, più o meno ritenuti concepibili o patologici, perché il dolore è il dolore, fa parte della vita di ognuno e anche della scelta di ognuno; il masochismo è il masochismo, può avere diverse forme di espressione e consunzione, diverse direzioni di uso e abuso, che non ritengo di voler valutare qui.

dynamics

Power Dynamics in Different Cultures

Tratto e tradotto da
https://www.dominant-guide.com/power-dynamics-in-different-cultures/

Il mondo del dominio e della sottomissione è vario come le culture che lo comprendono. Sebbene le comunità BDSM possano condividere temi comuni, comprendere come culture diverse affrontano le dinamiche di potere è fondamentale per una comunità inclusiva e rispettosa.

  1. PROSPETTIVE OCCIDENTALI SULLE DINAMICHE DI POTERE:
    Il BDSM nelle culture occidentali si è evoluto in modo significativo nel corso dei decenni, passando dall’underground a un riconoscimento più mainstream, influenzato dai media, dalla letteratura e dalla pubblica opinione.

Esempi e idee:

Introdurre pratiche da riferimenti alla cultura popolare.
Utilizzare la vasta gamma di risorse disponibili, dai libri ai forum online.
Partecipare a eventi e convegni BDSM diffusi in molti paesi occidentali.

  1. DINAMICHE DI POTERE ASIATICHE:
    Le culture asiatiche, con la loro ricca storia e le loro diverse tradizioni, apportano prospettive uniche alle relazioni D/s.

Esempi e idee:

Incorporare elementi dello Shibari tradizionale, l’arte del bondage giapponese con le corde.
Abbracciare rituali o simboli culturali nelle scene.
Esplorare le dinamiche gerarchiche presenti in alcune culture asiatiche tradizionali.

  1. DINAMICHE DI POTERE AFRICANE E MEDIORIENTALI:
    Queste regioni, spesso sottorappresentate nelle discussioni BDSM mainstream, hanno le loro concezioni uniche di potere e sottomissione, influenzate da fattori culturali, religiosi e sociali.

Esempi e idee:

Adattamento di rituali di varie tribù africane che enfatizzano i ruoli di potere.
Esplorare le complessità delle dinamiche di potere in culture in cui certe pratiche potrebbero essere tabù.
Incorporare tessuti, texture e temi ricchi di queste regioni nelle scene.

  1. DINAMICHE DI POTERE LATINOAMERICANE:
    In molte culture latinoamericane, i temi della passione, della danza e della sensualità si intrecciano con le dinamiche di potere.

Esempi e idee:

Introdurre elementi di danze come il tango, che enfatizzano i ruoli di leader e follower.
Esplorare temi tratti da miti e folklore locali.
Esplorare il contrasto tra i valori tradizionali latinoamericani e il BDSM.

  1. L’INFLUENZA DELLA RELIGIONE SULLE DINAMICHE DI POTERE:
    Molte culture globali hanno la loro percezione del BDSM e delle dinamiche di potere fortemente influenzate dalle credenze religiose.

Esempi e idee:

Tracciare parallelismi da testi religiosi che discutono di potere e sottomissione.
Rispettare i confini religiosi durante la creazione di scene.
Esplorare il concetto di “BDSM spirituale” in cui la trascendenza è ricercata attraverso lo scambio di potere.

  1. COMUNITÀ BDSM GLOBALI E SCAMBIO CULTURALE:
    Man mano che il mondo diventa più connesso, si verifica una fusione di diverse pratiche culturali nel BDSM, che porta a un arazzo più ricco di esperienze.

Esempi e idee:

Partecipare a forum e workshop BDSM internazionali.
Apprendere e incorporare tecniche di varie culture nelle proprie pratiche.
Rispettare e riconoscere le origini di pratiche prese in prestito da altre culture.

  1. SFIDE NELL’ADATTAMENTO CULTURALE DEL BDSM:
    Sebbene lo scambio sia arricchente, presenta una serie di sfide come l’appropriazione culturale, la mancanza di comprensione o la falsa rappresentazione.

Esempi e idee:

Dare priorità all’istruzione continua e alla consapevolezza sulle diverse culture.
Evitare la mercificazione di simboli e rituali culturali.
Incoraggiare dialoghi aperti all’interno della comunità per affrontare idee sbagliate.

Conclusione:
Le dinamiche di potere, pur essendo universalmente comprese, presentano sfumature di interpretazione e pratica in diverse culture. Abbracciare questa diversità garantendo al contempo rispetto e comprensione è la chiave per una comunità BDSM veramente globale e inclusiva.

dissolvenza

Dissolvenza

Ti lego, agli angoli della mia favola
agli anelli che ho fissato ai tuoi muri
e dormirai, appeso a tanti motivi
alle venature dei colori che ami.

Ti dipingo, su ogni scanalatura
nelle parti scolpite e quelle distese
non saprai mai dove posso arrivare
quando intendo finire.

Ti sospendo ai rami della dissolvenza
ti guardo raccogliere i tuoi frammenti
penserai di esserti perso
soffiato via, evaporato.

E poi posso filtrare i tuoi vapori
lasciarli gocciolare sulle mani
sentirai i pezzi, la consistenza
ricomporsi, ritornare da te.

Nella tua forma scolpisco la mia
nelle parti che tolgo, che scavo
ci sono sospiri e strade infinite
non negherai la viva evidenza.

Ti espongo immobile come sola pietra
raccogli polvere un po’ sul naso
ricorderai chi sei per ogni attimo
che ti si addensa intorno.

In questo posto, in questo cuore
in questo attimo, in questo languore
in queste attese, in questi venti
in questi suoni, in questi accenti.

little

Little Space

tratto da:
https://www.dominant-guide.com/exploring-age-play-a-comprehensive-guide-to-ddlg-dynamics/
e da:
https://kinklovers.com/bdsm-fetishes/littles-and-little-space-an-introduction/

“Little Space” si riferisce a uno stato mentale ed emotivo in cui un individuo regredisce a un’età più giovane, spesso come parte di una dinamica DDLG. È uno spazio di vulnerabilità, giocosità e comfort.
Little Space esiste al di fuori del kink e del BDSM, come una mentalità o un luogo in cui giocare, qualcosa che la maggior parte degli adulti fa istintivamente di tanto in tanto per alleviare lo stress o gestire la vita. Ad esempio, molti amano i libri da colorare per adulti o gli accessori di Hello Kitty o un Happy Meal.
Ci sono una varietà di “little”, dagli “adult babies” a (a volte chiamati infantilisti) ai “middles”, che amano lo spazio mentale dei preadolescenti. Il paradigma dominante e sottomesso riguarda solitamente l’impotenza e l’ingenuità e l’accudimento/cura/guida piuttosto che i tradizionali tipi di schiavitù, disciplina e sadomasochismo.

Il Little ama il Little Space in cui i suoi bisogni più basilari di conforto, calore, nutrimento, accudimento, gioco e meraviglia possono essere soddisfatti da un custode premuroso.
I Littles possono manifestare i loro ruoli di age play attraverso oggetti di scena giocosi, da una culla per adulti a una tutina. Potrebbero semplicemente divertirsi con giocattoli, coperte o indumenti carini. Potrebbero acconciare i capelli in modo infantile e usare accessori carini. Potrebbero divertirsi a coccolarsi, farsi fare il bagno, farsi spazzolare i capelli, essere vestiti, cambiati o lodati.

Lo stile di vita Little e il Little Space possono essere episodici, espressioni occasionali di kink, oppure possono essere parte di una relazione continua che usa il gioco nella vita quotidiana e in camera da letto.
Come in molte altre relazioni BDSM, alcuni preferiscono esperienze occasionali di age play o esperienze continue di natura episodica. Non sono “Little” nel quotidiano. Altri sono in Little Space su base continuativa.

Per essere chiari, “Littles” e “Little Space” sono age play, con adulti che giocano a piccoli giochi o regressioni di età o giochi di ruolo di età giovanili, entrando in contatto con un sé che una volta occupavano. Tutti gli adulti sono adulti consenzienti.

gratitude

In Gratitude

In gratitude I serve, and in thankfulness, I submit, and in peace, I honor my Master/Mistress with my trust.

Con gratitudine servo, e con riconoscenza, mi sottometto, e in pace, onoro il/la mio/a Master/Mistress con la mia fiducia.

bread

Women using their genitals in cooking

[Tratto da https://inews.co.uk/essentials/long-surprising-history-women-using-genitals-cooking-77082]

Esiste una pratica poco conosciuta ma antica per cui le donne servono cibo ai loro amanti preparato, non a mano, ma dalla vulva.
Durante tutto il Medioevo, varie autorità ecclesiastiche furono abbastanza premurose da stampare libri per i preti che elencavano la penitenza appropriata per vari peccati che i parrocchiani avrebbero confessato; questi libri sono noti come “Penitenziali”. I primi risalgono all’Irlanda del VI secolo e sono una miniera d’oro per chiunque studi la sessualità medievale, poiché i monaci erano più che scrupolosi (o fantasiosi) quando si trattava di indicizzare il peccato. Uno dei penitenziali più noti è il Decretum di Burchard di Worms (950-1025), vescovo della città tedesca di Worms. Qui, il buon vescovo elenca diverse penitenze per chi preparara il cibo in modo particolare.

“Hai fatto quello che alcune donne sono solite fare? Prendono un pesce vivo e lo mettono nella loro vagina, tenendolo lì per un po’ finché non è morto. Poi lo cucinano o lo arrostiscono e lo danno ai loro mariti da mangiare, facendo questo per far sì che gli uomini siano più ardenti nel loro amore per loro. Se lo hai fatto, dovresti fare due anni di penitenza nei giorni di digiuno stabiliti”. (Decretum)

Per la mente medievale questo aveva perfettamente senso. Il contatto e il trasferimento erano molto importanti sia per la medicina medievale che per la superstizione. Non sapevano niente dei germi, quindi credevano che la contaminazione tramite contatto fosse possibile per tutti i tipi di cose; buone e cattive. La vulva era associata alla lussuria, quindi era logico che essere insaporiti con un pesce marinato in una vagina avrebbe infiammato i sensi di un uomo.

“Hai fatto quello che alcune donne sono solite fare? Si sdraiano a faccia in giù sul pavimento, scoprono i glutei e dicono a qualcuno di fare il pane sui loro glutei nudi. Quando lo hanno cucinato, lo danno ai loro mariti da mangiare. Lo fanno per renderli più ardenti nel loro amore per loro”. (Decretum)

L’impastamento del pane con la vulva viene registrato di nuovo quasi seicento anni dopo, solo che questa volta è chiamato “Cocklebread” (e ha una canzone e una danza per accompagnarlo).

L’opera teatrale del 1595 di George Peele The Old Wives’ Tale contiene questi versi:

Bella fanciulla, bianca e rossa.
Accarezzami e pettinami la testa.
E avrai del cockle-bread.

Ma è l’autore, John Aubrey (1626-97) che fornisce il resoconto più dettagliato dell’impastamento del pane. Aubrey scrive di giovani donne e del loro “sport sfrenato”, la “modellatura del Cocklebread”. Aubrey racconta in dettaglio come le “giovani ragazze” “si mettevano su un tavolo e sollevavano le ginocchia e gli abiti con le mani il più in alto possibile, e poi ondeggiavano avanti e indietro con i glutei come se stessero impastando la pasta con i loro culi”. Mentre ondeggiavano, le donne cantavano:

“Mia moglie è malata e se n’è andata a letto.
E io andrò a modellare il mio cocklebread!
Su con i talloni e giù con la testa,
E questo è il modo di modellare il cocklebread”.

Una volta cotto, il pane veniva consegnato a quella persona speciale e lasciato a fare la sua magia. Aubrey continua a suggerire che “cockle” deriva da una parola anglosassone che significa “culo”, il che è supportato dal termine del XVI secolo “hot cockles”, che significa fare sesso.

Il cocklebread ricompare nei testi vittoriani, solo che ormai è un gioco per bambini, separato da ogni cattiveria (e pane), in cui ti accovacci e ti dondoli avanti e indietro cantando una canzone sulla tua nonna.

edge

The False Edge

C’è un punto in cui pensi di volerti fermare, anche se non ci sono motivi, fisici, di disagio, che te lo impongano. In questo punto, tu hai paura, di quanto lontano tu possa andare, di perdere del tutto il controllo. Questo punto è un falso limite.

Il falso limite non è un limite fisico, ma è un limite. Oltre il quale tu reagirai del tutto istintivamente, in modo più pieno e rilassato, sentendo in modo crudo e genuino, libero, più a lungo.

Se vuoi raggiungere il tuo vero limite, che facilmente non conosci, devi andare oltre il tuo falso limite, e puoi scoprire dove davvero vuoi arrivare, ed essere.

The False Edge in Medieval Weaponry

Il false edge si riferisce al bordo non affilato o secondario presente su alcune spade e pugnali. A differenza del bordo primario o vero, che è progettato per tagliare e fendere, il falso bordo si trova in genere sul lato opposto della lama. Spesso è meno evidente e potrebbe non essere affilato quanto il bordo vero.

Il concetto di false edge può essere fatto risalire all’alto medioevo, quando i guerrieri iniziarono a sperimentare vari design di lame per migliorare la loro efficacia in combattimento. Lo scopo principale del falso bordo era quello di fornire ulteriore versatilità in battaglia.

Inizialmente, il false edge fu aggiunto alle spade per consentire una presa inversa, consentendo al guerriero di colpire sia con il bordo vero che con il falso bordo. Questa tecnica era particolarmente efficace nelle situazioni di combattimento ravvicinato, dove erano necessari colpi rapidi e inaspettati.

Col passare del tempo, il false edge si è evoluto per servire a scopi diversi. Divenne una caratteristica difensiva, consentendo a chi lo impugnava di bloccare l’attacco di un avversario con il lato non affilato della lama. Inoltre, il falso bordo fungeva da bordo di riserva nel caso in cui il bordo vero si fosse danneggiato o smussato durante la battaglia.

Il false edge ha diverse caratteristiche che lo distinguono dal bordo vero:

Smussatura o affilatura: mentre il bordo vero è solitamente affilato fino a diventare sottile, il falso bordo è solitamente lasciato non affilato o smussato. Ciò consente una maneggevolezza più sicura e consente al portatore di usarlo per parare senza causare gravi lesioni.

Spessore e smussatura: il falso bordo è solitamente più spesso del bordo vero, il che conferisce maggiore resistenza e durata all’arma. Può anche avere un diverso angolo di smussatura per migliorare le sue capacità difensive.

Posizione e lunghezza: il falso bordo è posizionato sul lato opposto del bordo vero e solitamente si estende per una parte della lunghezza della lama.

semen

Cooking With Semen

La spermina:

➽ è un antiossidante naturale compatibile con la struttura della pelle
➽ ritarda l’invecchiamento delle cellule
➽ protegge la pelle dai danni causati dalla luce
➽ è in grado di penetrare nella pelle meglio di altre sostanze antiossidanti
➽ le cellule sono costituite in maniera tale da assorbire facilmente la spermina
➽ protegge l’acido ialuronico, l’idratante naturale della pelle, dall’ossidazione
➽ rende inattivi i radicali liberi
➽ viene attivata dai raggi UV
➽ ripara le scottature
➽ stimola la produzione di collagene
➽ è uno degli antiossidanti più stabili

E in cucina:

Natural Harvest – A Collection of Semen-Based Recipes by Paul “Fotie” Photenhauer

Il signor Paul Photenauher ha tratto ispirazione da un libro degli anni settanta “Unmentionable Cuisine di Calvin Schwabe”, dedicato ai pregiudizi che si hanno sul cibo; il presunto chef americano, sulla scia del successo del suo primo libro, ha poi pubblicato un altro volume intitolato Semenology, dove questa volta si è dedicato soprattutto ai cocktail screziati dall’amato liquido seminale.

pret

BDSM in a Box

Pret-a-manger, niente attese, semplice, soddisfazione immediata, sul posto o in kit, per chi ha poco tempo, per chi è poco pratico, per chi non ama complicazioni, e non rinuncia al gusto.

La parte ideologica, filosofica, concettuale, emotiva, affettiva, relazionale, sociale, spirituale… la diamo al gatto, che ama farne pezzettini e divorarla lentamente.

La parte “temporale”, quella che prevede un legame, la continuità, l’idea di percorso, le tappe, le fatiche, le discese ardite e le risalite, la trasformiamo in un rotolo di talloncini di ingresso, ritirabili di volta in volta, non accumulabili.

La parte viscerale, quella che aveva promesso e generato brividi e tempeste, la riduciamo in briciole e polverizziamo sul dolcetto di fine pasto, perché produca due o tre attimi di scoppiettii e friccicori.

E poi c’è un ultima parte, quella non così ben definita di cui ognuno è responsabile, creatore, curatore, produttore… di cui ci si colora, di cui si assapora, per cui si migliora, per cui ci si innamora… quella la diamo all’uomo bianco, che la tiene tanto tanto.

flipside

Deceptive Submissive – The Flip Side of the Predator Dominant

Sottomesso ingannevole: il rovescio della medaglia del predatore dominante)
(Articolo pubblicato su https://www.submissiveguide.com/fundamentals/articles/deceptive-submissive-the-flip-side-of-the-predator-dominant?series=series-ds-dating
Camryn Darkstone)

… [ ] Vorrei invece riflettere sulle donne che ho incontrato che si definiscono sottomesse, ma che si limitano a “posare”. I falsi sottomessi hanno in mente solo il proprio interesse personale; manipolano gli altri e se ne approfittano per i propri scopi. Causano lo stesso danno emotivo dei falsi Master. Sono una razza speciale di predatori sessuali.

I dilettanti che si definiscono sottomessi di solito non hanno idea di cosa significhi la sottomissione.

Se ti piace essere trattenuta durante il sesso… non sei necessariamente sottomessa.
Se sei attratta da un uomo volitivo… non sei necessariamente sottomessa.
Se indossi un collare e sai come fare nadu (la posizione della schiava di piacere)… non sei necessariamente sottomessa.
Se fai sempre quello che tutti ti dicono di fare… non sei necessariamente sottomessa.
Se collabori con un Master perché non hai scelta… non sei necessariamente una sottomessa.
Se permetti a un Master di fare solo quello che vuoi che faccia… probabilmente non sei sottomessa.
Se dici a un Master solo quello che pensi ti farà scopare… probabilmente non sei sottomessa.
Se pensi che a volte potresti interpretare un ruolo da sottomessa… probabilmente non sei sottomessa.

Quali sono le differenze tra un sottomesso falso e uno autentico? Per me la differenza è una questione di carattere e natura. Alcune persone svolgono un ruolo sottomesso. Ma alcuni di noi scoprono che la sottomissione rivela il nostro sé più vero, la nostra natura più profonda e autentica. La sottomissione non riguarda ciò che facciamo. La sottomissione riguarda chi siamo.

Ti emoziona l’idea di cedere il controllo completo di te stessa a un Master fidato? L’eccitazione aumenta quanto più ti arrendi? Ti eccita il pensiero di abbandonare definitivamente la tua volontà alla sua? Se è così, probabilmente sei una sottomessa.

D’altra parte, se ti riempie di paura e sospetto, probabilmente non sei una sottomessa.

La prova del fuoco arriva la prima volta che il Master ti ordina di fare qualcosa che davvero non vuoi fare. Molte donne sono disposte a svolgere temporaneamente un ruolo di sottomissione, purché confidino che il Master farà esattamente ciò che lei vuole che faccia per compiacerla. Non c’è niente di sbagliato in questo. Ma non è sottomissione, è solo cooperazione. La vera sottomissione è la resa completa. Naturalmente tu vuoi il piacere, e un buon Master lo vuole per te. Ma sottomettersi al TPE significa lasciare andare completamente la propria volontà e fidarsi di lui, senza porre come condizione il proprio piacere. Per un vero sottomesso, proprio quell’atto di arrendersi è il piacere, quell’ebbrezza di lasciarsi andare e donarsi a lui.

Potresti pensare che sembri passivo e facile arrendersi alla sua volontà. Lo scambio di energia è tutt’altro che facile. È una scelta consapevole che devi fare, ancora e ancora, che richiede molto coraggio e forza interiore. Dirgli sì significa che devi essere abbastanza forte da dire no a tutti gli altri, compreso te stesso. La vera sottomissione significa avere il vero potere e poi cederlo. Devi possedere il tuo potere prima di poterlo donare.

Potresti essere in grado di ingannarlo, di stare al gioco e di fargli credere che ti stai arrendendo, mentre in realtà ti aggrappi al tuo potere. Ecco perché ho menzionato il carattere. Lo sai se non sei onesta. E alla fine, verrà fuori. Se sei disposta a mentire al tuo Master, è una questione di carattere. Se sai di non essere una vera sottomessa, se fondamentalmente vuoi solo che lui sia il tuo amante alle tue condizioni, eppure reciti la parte di una vera sottomessa, stai vivendo una bugia. Potresti, infatti, essere un predatore sessuale. Rischi di causare danni emotivi, che tu lo voglia o no.

Se la mia descrizione della sottomissione totale non ti attira, non c’è alcuna colpa in essa. Non è una brutta cosa ammettere che di tanto in tanto ti piace interpretare il ruolo di un sottomesso, ma che non sei davvero tagliato per essere un autentico sottomesso, 24/7 TPE sottomesso. Ti incoraggio a divertirti dilettandoti nel BDSM e a prendere e dare piacere dove puoi.

Ma se lo sai di te, non cercare di nasconderlo. Se non sei un/a vero/a sottomesso/a, non cercare di farti passare per tale. [ ]

devotion

Devotional Service

Una persona devota è una persona che è pronta a fare sacrificio di sé e quindi ama e onora con umiltà di cuore. E’ sommesso volontariamente al piacere altrui, pronto ad ogni suo comando, ed è affezionato.
La devozione è la sottomissione totale, è donazione di sé, è venerazione e fiducia verso una data persona.
E’ la riverenza , il raccoglimento, di mente e corpo, la compostezza negli atti.
La devozione comporta un riconoscimento del valore di qualcosa, di qualcuno.
E’ rispetto, deferenza, dedizione.

Devozione -> devotio, devovere, fare un voto.

Esistono diversi tipi di servizio, transazionale, devozionale, posizionale, situazionale.
Ogni servizio ha sue caratteristiche attraenti che spingono il servitore progressivamente avanti, e avanti. L’impulso che spinge al servizio è il piacere che se ne ricava.
Il servizio devozionale è disinteressato, sceglie di compiacere il Dominante, e la gioia che ne ricava è nel servire, non in qualche ricompensa.
Per vivere questa piacevole euforia data nel servizio devozionale, occorre separare se stessi, dal servizio.
L’adorazione è una forma di servizio devozionale, per la quale il Dominante diventa “simile a Dio”, nella vita del sottomesso. In questa forma di devozione sono comuni concentrazione e meditazione.

holy

Chastity Contract

Traduzione da https://myfemdomrules.com/2020/12/14/the-ultimate-chastity-contract-for-your-flr-turn-him-into-your-chastity-slave/

  1. Il presente contratto è stato redatto per definire i termini e le condizioni della reclusione dello schiavo in castità da parte del keyholder. Lo schiavo garantirà al suo responsabile delle chiavi il controllo completo sui suoi genitali e sui suoi orgasmi.
  2. Secondo i termini del Contratto di Castità, lo schiavo offrirà la sua chiave di castità al keyholder di sua spontanea volontà e avrà fiducia in lei per gestire i suoi affari sessuali.

Termini e definizioni

I seguenti termini vengono utilizzati nel contratto con le seguenti definizioni:

Chastity Cage: un dispositivo chiudibile a chiave che contiene il pene dello schiavo. La gabbia è progettata per rendere la masturbazione e l’orgasmo molto difficili o quasi impossibili.

Chastity spot check: una richiesta da parte del responsabile delle chiavi di prove fotografiche e/o video che dimostrino che il pene dello schiavo è bloccato nella castità.

Periodo di lockup: il periodo di tempo in cui il keyholder tiene lo schiavo rinchiuso in castità. Il periodo di chiusura viene concordato in anticipo con linee guida rigorose su quando la gabbia verrà rimossa (comprese le situazioni di emergenza).

Male Chastity: l’astinenza dalla stimolazione sessuale dello schiavo imposta dal suo responsabile delle chiavi. Il maschio indosserà una gabbia di castità con le chiavi tenute dal suo responsabile per salvaguardia.

Release date: la data in cui termina il periodo di reclusione, con conseguente liberazione dello schiavo dalla gabbia di castità.

Start date: la data concordata di comune accordo dell’inizio del periodo di blocco.

The keyholder: l’individuo che deterrà la chiave di castità dello schiavo e ne assumerà il pieno controllo e la proprietà. Questo individuo supervisionerà la sicurezza e la liberazione dello schiavo dalla castità. Il keyholder assumerà anche il controllo sessuale completo sullo schiavo.

The slave: l’individuo che sarà rinchiuso in castità per il periodo di prigionia concordato dal keyholder delle chiavi.

Obblighi

  1. Lo schiavo avrà i seguenti obblighi secondo il contratto di castità:
  2. Lo schiavo capisce che tutto il potere e l’autorità risiedono nel keyholder.
  3. Lo schiavo acquisterà o otterrà la gabbia di castità desiderata dal suo keyholder. La gabbia sarà indossata sempre durante il contratto con le chiavi custodite esclusivamente dal responsabile delle chiavi.
  4. Durante il periodo di reclusione, lo schiavo cede la proprietà dei suoi genitali al keyholder.
  5. Lo schiavo accetta di indossare la gabbia di castità per garantire che la proprietà appena acquisita dal keyholder sia sicura e funzioni correttamente. Lo schiavo si impegna inoltre a non masturbarsi o raggiungere l’orgasmo senza l’esplicito comando del responsabile delle chiavi.
  6. Lo schiavo si impegna ad utilizzare la tavoletta del water da seduto per tutte le questioni relative al bagno. Se il sedile del WC viene bloccato in posizione verticale, verranno aggiunti due giorni aggiuntivi al periodo di blocco.
  7. Lo schiavo non è autorizzato ad accedere alle chiavi della gabbia di castità in nessun momento tranne che in caso di emergenza.
  8. Lo schiavo può richiedere che la gabbia di castità venga rimossa due volte alla settimana per motivi di igiene personale sotto la stretta supervisione del responsabile delle chiavi. In caso di emergenza, il responsabile delle chiavi esaminerà la situazione per vedere se è appropriato che lo schiavo rimuova la gabbia di castità.
  9. Allo schiavo non è consentito toccare, strofinare, accarezzare o ricevere in altro modo gratificazione sessuale senza l’espresso consenso del responsabile delle chiavi.
  10. Il responsabile delle chiavi deciderà se e quando lo schiavo potrà sperimentare qualche gratificazione sessuale. Qualsiasi infrazione a questa regola comporterà l’aggiunta di giorni aggiuntivi al periodo di blocco in misura non superiore a 10 giorni.
  11. Se il periodo di prigionia coincide con il compleanno dello schiavo, allo schiavo sarà concesso un orgasmo negato nel giorno del suo compleanno.
  12. Lo schiavo comprende che qualsiasi orgasmo (negato o meno) durante il periodo di prigionia è a completa discrezione del responsabile delle chiavi e non viene fornita alcuna garanzia.
  13. Qualsiasi orgasmo non autorizzato o prematuro comporterà il ripristino automatico del periodo di blocco.
  14. Allo schiavo è richiesto di non indossare indumenti (solo la gabbia di castità) in ogni momento mentre si trova nella privacy della casa quando è presente il responsabile delle chiavi.
  15. Lo schiavo deve fornire una prova fotografica o video che indossa la gabbia di castità quando il responsabile delle chiavi richiede un controllo a campione della castità. Il mancato rispetto di questa richiesta in modo tempestivo (generalmente non più di 5 minuti) comporterà l’aggiunta di 1 giorno al periodo di blocco.
  16. L’utente è autorizzato a supplicare il responsabile delle chiavi affinché venga fatto uscire dalla gabbia. Tuttavia, un’accattonaggio eccessivo comporterà l’aggiunta di giorni aggiuntivi al periodo di blocco a sola discrezione del responsabile delle chiavi.

Igiene e sicurezza

  1. Lo schiavo è responsabile della pulizia quotidiana della gabbia di castità e delle proprietà del detentore delle chiavi (cioè i suoi genitali). Due volte alla settimana lo schiavo può richiedere la liberazione dalla gabbia per una pulizia profonda, compresa la rasatura dei peli pubici. Questo processo deve essere supervisionato con il responsabile delle chiavi fisicamente presente.
  2. Lo schiavo deve informare il responsabile delle chiavi di qualsiasi preoccupazione riguardante l’igiene personale o la sicurezza/salute personale quando si presentano. Il responsabile delle chiavi deciderà quindi se ciò costituisce un’emergenza per il rilascio temporaneo dalla gabbia di castità fino a quando il problema non sarà risolto.
  3. Prima del periodo di reclusione, lo schiavo si raderà i peli pubici per essere pulito e presentabile.
  4. Una volta alla settimana il responsabile delle chiavi ispezionerà la gabbia dello schiavo per assicurarsi che la sua igiene personale sia all’altezza dei suoi standard.

Chiusura della gabbia di castità

  1. La chiusura dei genitali dello schiavo sarà supervisionata dal responsabile delle chiavi in presenza fisica. Dopo che la gabbia di castità è stata indossata, il responsabile delle chiavi ne ispezionerà la vestibilità per assicurarsi che sia sicura.
  2. Il responsabile delle chiavi acquisterà la serratura e la chiave della gabbia di castità e conserverà due mazzi di chiavi per tenerli al sicuro. Una chiave sarà tenuta con sé e l’altra in un luogo sicuro per le emergenze.
  3. Lo schiavo non avrà accesso alla chiave se non in determinate emergenze.
  4. Se lo schiavo non può ridurre le dimensioni del suo pene per adattarlo alla gabbia di castità, il detentore delle chiavi ha l’autorità di rimpicciolire il pene dello schiavo nel modo da lei scelto. Ciò può includere: docce fredde, applicazione di acqua ghiacciata sul pene e sui testicoli dello schiavo o calci ai testicoli dello schiavo.
  5. Il responsabile delle chiavi conserverà due mazzi di chiavi della gabbia di castità dello schiavo. Una chiave sarà conservata in un luogo sicuro (solo a conoscenza del responsabile delle chiavi) per le situazioni di emergenza. L’altra chiave sarà indossata dal responsabile delle chiavi in uno dei seguenti posti: attorno al collo del responsabile delle chiavi, attorno alla caviglia del responsabile delle chiavi o attorno al polso del responsabile delle chiavi.
  6. L’accesso di emergenza alla chiave è a esclusiva discrezione del responsabile della chiave.

Obblighi sessuali

  1. L’orgasmo per lo schiavo sarà ad esclusiva discrezione del responsabile delle chiavi.
  2. Lo schiavo comprende che è del tutto possibile che il keyholder non gli consenta alcuna liberazione sessuale durante il periodo di prigionia.
  3. Allo schiavo non è consentita alcuna gratificazione sessuale se non consentita dal responsabile delle chiavi. Allo schiavo non è consentito accarezzargli il pene o i testicoli senza l’espressa autorizzazione del responsabile delle chiavi.
  4. Lo schiavo non guarderà alcuna forma di pornografia e non leggerà libri erotici a meno che non abbia il permesso del responsabile delle chiavi.
  5. Qualsiasi violazione delle condizioni di cui sopra comporterà una rapida e severa punizione da parte del responsabile delle chiavi.
  6. Non vi è alcun obbligo per il responsabile delle chiavi di dare allo schiavo alcun sollievo sessuale anche se lei lo ha preventivamente indicato per iscritto o verbalmente.
  7. Il responsabile delle chiavi determinerà in ogni momento la liberazione sessuale dello schiavo.
  8. Lo schiavo non chiederà un orgasmo a meno che non gli venga ordinato di farlo.
  9. Con la firma del Contratto di Castità, il keyholder diventa il legittimo proprietario dello schiavo. Di conseguenza, il keyholder può utilizzare lo schiavo in qualsiasi modo scelga purché non vi sia alcun danno permanente.
  10. Il detentore delle chiavi può compiere qualsiasi atto sessuale sullo schiavo, non importa quanto possa essere rude.
  11. Lo schiavo riconosce e accetta che il keyholder avrà determinati bisogni sessuali che dovranno essere soddisfatti durante il periodo di prigionia.
  12. Lo schiavo fornirà il cunnlingus al responsabile delle chiavi ogni volta che lo desidera, indipendentemente dal luogo. Inoltre, lo schiavo accetta di soddisfare il keyholder in qualsiasi modo desideri, senza preoccuparsi della sua gratificazione sessuale.
  13. Lo schiavo riconosce e accetta che durante il periodo di reclusione, il keyholder possa scegliere di avere rapporti sessuali con altri uomini. Lo schiavo riconosce inoltre che ciò non costituisce infedeltà da parte del keyholder.
  14. Lo schiavo riconosce e accetta che il keyholder possa utilizzare vari metodi di presa in giro per tormentare lo schiavo in qualsiasi momento. Inoltre, lo schiavo capisce che non ha voce in capitolo su quando finiranno tali prese in giro.

Faccende domestiche

  1. Durante il periodo di reclusione, lo schiavo sarà responsabile di tutti i lavori domestici affidati dal responsabile delle chiavi. Ciò include (ma non è limitato a): cucinare, lavare i piatti, fare il bucato, passare l’aspirapolvere, lavare i pavimenti, pulire le finestre e lavorare in giardino.
  2. Una volta alla settimana il responsabile delle chiavi ispezionerà la prestazione dello schiavo nello svolgimento di queste faccende. Se la prestazione non è all’altezza degli standard può essere inflitta una punizione.

Privacy

  1. Entrambe le parti concordano sul fatto che la vita al di fuori della loro vita sessuale rimarrà lo status quo. Di conseguenza, la loro vita sessuale sarà tenuta separata dalla vita professionale e sociale.
  2. Questo contratto di castità è strettamente confidenziale tra il responsabile delle chiavi e lo schiavo. L’esistenza del contratto non sarà resa nota alle altre parti in tutto o in parte.

Fine del contratto

  1. Il contratto terminerà alla data di scadenza concordata o, in rari casi, in caso di violazione del contratto.

Violazione del contratto

  1. La violazione del contratto da parte di uno dei due titolari delle chiavi può costituire la risoluzione del contratto di castità.
  2. La violazione del contratto da parte dello schiavo sarà determinata ad esclusiva discrezione del responsabile delle chiavi.
  3. La risoluzione del contratto comporterà l’immediata liberazione dello schiavo dalla sua gabbia di castità.

Data di fine

  1. Alla fine del periodo di blocco (la “data di fine”), il responsabile delle chiavi rimuoverà la gabbia di castità dal pene dello schiavo.
  2. Allo schiavo sarà quindi consentito di usare il suo pene nel modo che desidera.

Rinnovo automatico

  1. Il contratto può essere rinnovato automaticamente per un ulteriore periodo con la stessa identica durata del blocco e gli stessi identici termini e condizioni del contratto originale se concordato verbalmente sia dal responsabile delle chiavi che dallo schiavo.

Firme
Data di inizio del contratto di castità: _

Data di fine del contratto di castità (periodo di lock-up): _

Firma del titolare delle chiavi: __________________________

Firma dello schiavo: __________________________

Punizioni degli schiavi

  1. Nel corso del periodo di prigionia, lo schiavo può essere punito dal responsabile delle chiavi per qualsiasi motivo ritenga opportuno. Lo schiavo accetterà volentieri tutte le punizioni purché non causino danni a lungo termine.
  2. Il keyholder può comminare punizioni in base al livello di infrazione da parte dello schiavo, classificate in tre categorie: 1) infrazioni minori, (2) infrazioni moderate e (3) infrazioni gravi.
  3. L’elenco delle possibili sanzioni in ciascuna categoria comprende:

Infrazioni minori

  1. L’elenco delle sanzioni per infrazioni minori comprende:
  2. Giorni aggiuntivi di castità: a sua esclusiva discrezione, il responsabile delle chiavi può aggiungere da 1 a 3 giorni aggiuntivi di castità al periodo di blocco.
  3. Sessione di presa in giro e di rifiuto: Lo schiavo garantirà una crudele sessione di presa in giro e di rifiuto di 10 minuti mentre è legato.
  4. Sculacciate: il responsabile delle chiavi sferrerà 10 sculacciate su ciascuna natica dello schiavo con una paletta di legno o un cucchiaio di metallo. Se tali strumenti non sono disponibili, il responsabile delle chiavi può scegliere di utilizzare il palmo della mano nudo.
  5. Indossare mutandine: allo schiavo sarà richiesto di indossare un paio di mutandine per 24 ore. Il responsabile delle chiavi deciderà quali mutandine indosserà lo schiavo.

Infrazioni moderate

  1. L’elenco delle sanzioni per infrazioni moderate comprende:
  2. Giorni aggiuntivi di castità: a sua esclusiva discrezione, il responsabile delle chiavi può aggiungere ulteriori 4-7 giorni di castità al periodo di blocco.
  3. Calci ai testicoli: il responsabile delle chiavi darà 10 calci ai testicoli dello schiavo a piedi nudi.
  4. Inginocchiarsi sul riso: il responsabile delle chiavi farà inginocchiare lo schiavo sul riso per 10 minuti.
  5. Schiaffi in faccia: il responsabile delle chiavi schiaffeggerà lo schiavo 5 volte su ciascun lato del viso con il palmo nudo.

Infrazioni gravi

  1. L’elenco delle sanzioni per infrazioni gravi comprende:
  2. Giorni aggiuntivi di castità: a sua esclusiva discrezione, il responsabile delle chiavi può aggiungere ulteriori 8-10 giorni di castità al periodo di blocco.
  3. Violazione del contratto: In caso di violazione del contratto, il contratto di castità verrà risolto e lo schiavo verrà immediatamente liberato dalla gabbia di castità.
  4. Pegging: il responsabile delle chiavi userà uno strapon utilizzando una generosa quantità di lubrificante.
  5. Nessun orgasmo: lo schiavo resterà 30 giorni senza orgasmo.
  6. Gabbia di castità chiodata: allo schiavo verrà richiesto di indossare una gabbia di castità chiodata per 24 ore.

Rituals

Il rituale è una forma di cerimoniale, una serie di atti ripetuti in modo stabilito. Il rituale unisce un gruppo, evidenzia l’individuo, apre e chiude momenti di vita. Il rituale differisce dall’abitudine in due cose: l’intenzione, che gli conferisce un significato profondo o uno scopo elevato; l’intenzionalità, che evidenzia la presenza mentale ed emotiva. L’abitudine è automatica, la mente può fare altro. La concentrazione, l’intenzionalità, l’ordine, creano il rituale.

All’inizio della nostra vita, nell’infanzia, come probabilmente all’inizio della civiltà, noi crediamo che i rituali influiscano casualmente sul mondo che ci circonda, ripetiamo i rituali del gruppo a cui apparteniamo per diventarne membri. Ma il rituale è anche legato allo sviluppo cognitivo, e pensiamo che cambiando l’età, i comportamenti imitativi diminuiscano; non è così, l’adulto è ancora più imitativo, copia in modo selettivo i comportamenti che appaiono rituali. Questo è parte dell’apprendimento sociale per la trasmissione culturale che garantisce la sopravvivenza.

Il rituale ha due intenti: rafforzare il senso di comunità; entrare nella dinamica che collega il controllato con l’incontrollato. Il rituale regola le emozioni che sono necessarie a raggiungere obiettivi, per gestire lo stress, per sviluppare l’identità individuale e sociale.

Il rituale deve essere concettualizzato, cioè si deve trovare la struttura, il sistema personale per inserirlo nella propria vita, ognuno nel proprio modo. Per uno scrittore il rituale è il sistema di punteggiatura di una frase scritta, che la rende comprensibile; per il pittore è il tono di colore che intende dare e ritrovare in un suo dipinto, tutte le sfumature e i contrasti.

Approfondire la struttura del rituale sfida sentimenti ed emozioni, promuove la vita.

I rituali nel BDSM possono essere divisi in quattro categorie:

Rituali verbali: un comando, una frase a cui segue una risposta o una ripetizione.

Rituali meditativi: la creazione di una atmosfera rilassata che rende la mente ricettiva.

Rituali di transizione: comportamenti o azioni che portano da uno stato emotivo ad un altro, da una posizione mentale ad un’altra.

Rituali reazionari: azioni eseguite in reazione a comandi, suoni, cenni.

La parola “rituale” deriva dalla parola latina “ritualis”, associata alla parola “rito” che deriva da “ritus”, tipicamente inteso come un tipo di cerimonia.

Si ritiene inoltre che il concetto originale di “ritus” possa essere associato al concetto di “ṛtá”, il principio dell’ordine naturale all’interno dell’universo, della religione sanscrita o vedica (nota anche come induismo storico). Il concetto di “osservanze rituali” si collega anche al tema della cerimonia.

Il servo-di-stanza

La figura del servo-di-stanza copre una tipologia di servizi, eseguiti in una “stanza”, che sia reale o virtuale.
E’ legato all’ambiente, si muove su richiesta di ogni partecipante e presente nella “stanza”, si muove anche su sua iniziativa e discrezione.
La sua connotazione di ruolo è sottomesso, senza preferenze o esclusività rispetto ai partecipanti l’ambiente, e senza differenza rispetto ai ruoli dichiarati ed espressi dai presenti. Il suo modo di muoversi e rivolgersi è sempre rispettoso di tutti, senza cadere in una puntigliosa focalizzazione indivuale da parte dei presenti. Il suo abbigliamento è consono al servizio offerto, i suoi strumenti di servizio sono gli oggetti utili al dispensare cibi e bevande o altro genere di conforto. Gli competono anche la pulizia di ogni oggetto usato, l’ordine e la pulizia del luogo in cui si muove, e ha un suo “angolo” preposto all’attesa o al riposo, quando non fosse impegnato in altro.
Il suo “titolo” è “servo-di-stanza”, appellativo che indossa con orgoglio e consapevolezza del privilegio.

Avatar

La parola avatar deriva dalla parola sanscrita avatāra; nell’Induismo rappresenta la “discesa” di una divinità in una forma terrestre. È stato utilizzato per la prima volta in un gioco per computer dal gioco di ruolo Avatar del 1979 per PLATO. Nel romanzo Songs from the Stars (1980) di Norman Spinrad, il termine avatar è usato nella descrizione di un’esperienza virtuale generata dal computer. Nella storia, gli esseri umani ricevono messaggi da una rete galattica aliena che desidera condividere conoscenze ed esperienze con altre civiltà avanzate attraverso “canzoni”. Gli umani costruiscono un “ricevitore galattico” che consente ai suoi utenti di impegnarsi in “realtà artificiali”.

L’uso del termine avatar per la rappresentazione sullo schermo dell’utente è stato coniato nel 1985 da Richard Garriott per il gioco per computer Ultima IV: Quest of the Avatar. In questo gioco, Garriott desiderava che il personaggio del giocatore fosse il sé terrestre manifestato nel mondo virtuale. A causa del contenuto etico della sua storia, Garriott voleva che il vero giocatore fosse responsabile del proprio personaggio; pensava che solo qualcuno che interpreta “se stesso” potesse essere adeguatamente giudicato in base alle proprie azioni di gioco. A causa del suo approccio narrativo eticamente ricco di sfumature, ha preso la parola indù associata alla manifestazione di una divinità sulla terra in forma fisica e l’ha applicata a un giocatore nel mondo di gioco. Altri primi usi del termine includono il gioco di ruolo online Habitat del 1986 di Lucasfilm e Chip Morningstar e il gioco di ruolo con carta e penna del 1989 Shadowrun.

L’uso di avatar per indicare corpi virtuali online è stato reso popolare da Neal Stephenson nel suo romanzo cyberpunk del 1992 Snow Crash. In Snow Crash, il termine avatar è stato utilizzato per descrivere la simulazione virtuale della forma umana nel Metaverso, un’applicazione fittizia di realtà virtuale su Internet. Lo status sociale all’interno del Metaverso era spesso basato sulla qualità dell’avatar di un utente, poiché un avatar altamente dettagliato mostrava che l’utente era un abile hacker e programmatore mentre i meno talentuosi acquistavano modelli standard nello stesso modo in cui farebbe un principiante.

Un altro utilizzo dell’avatar è emerso con l’uso diffuso delle piattaforme di social media. Esiste una pratica nei siti di social media: caricare avatar al posto dell’immagine del profilo reale. L’immagine del profilo è un elemento grafico distinto che rappresenta l’identità del titolare del profilo. L’uso degli avatar come immagini del profilo può aumentare il livello percepito di presenza sociale degli utenti che a sua volta favorisce la reciprocità e il comportamento di condivisione online.

iki

IKI – La grazia

L’IKI è la seduzione per la seduzione, tensione verso l’altro sesso, che porta a ridurre la distanza che ci separa senza eliminarla però completamente. Riflette lo spirito e l’energia che permeava gli uomini dell’era EDO, coraggiosi e nobili. E’ l’anima che si è liberata dall’attaccamento e si distacca dalle passioni.Questa visione è stata senz’altro influenzata dalla cultura buddista, che predica rassegnazione di fronte al destino.

L’IKI è un fenomeno di coscienza della donna che si ritrova nella espressione posturale un po’ protesa in avanti, lo sguardo di sottecchi, la voce profonda e sensuale, mai volgare, il trucco leggero e il modo di vestire a righe verticali, in cui è forte il richiamo alla dualità ed il richiamo ad una spiritualità di confronto tra le righe parallele che procedono senza mai incontrarsi.
Non è sicuramente IKI il motivo decorativo contorto, è IKI la linearità e la sobrietà.

La Geisha, letteralmente “esperta nelle belle arti”, è l’incarnazione di un canone estetico, l’Iki, che è l’essenza stessa dell’essere giapponese. Maestra di una seduzione spiritualizzata che rivela la fragilità della carne e allo stesso tempo esprime la forza dello spirito, studia la parte coinvolgendo tutto il suo essere e penetrando perfino nella modulazione del respiro, ora leggero, lieve, ora vivo, affannoso, seppure impercettibile. La sua silhouette deve essere snella, sottile e slanciata, il volto affilato; le sue guance, dal colore “del pallido fior di ciliegio” o “glaciali da somigliare all’autunno” devono essere capaci di orchestrare tutta una gamma di sorrisi dalla tonalità malinconica fino a quella briosa; la sua bocca va modellata in modo da mostrare col ritmo dell’incresparsi delle labbra, rilassatezza e tensione assieme. I suoi occhi devono assumere quella specie di bagliore che da solo sa evocare la dolcezza del passato; il suo sguardo usa sapientemente del movimento della pupilla per lasciar scorrere la civetteria. La sua voce è quella del mezzo soprano che ha qualcosa di profondo ed espressivo assieme, il suo modo di parlare è particolarissimo, così che dalla cadenza delle parole nasca un contrasto tra la parte pronunciata in modo strascicato e quella troncata bruscamente. I suoi capelli corvini, disprezzatissimi quelli biondi dal pacchiano colore dell’oro, possono essere acconciati “a crocchia a foglia di gingko”, “a crocchia da camerino di teatro”, oppure “shimada schiacciata” e “shimada semplificata”, due tipi di pagnottelle gonfie. I suoi piedi anche d’inverno sono nudi, mentre il corpo è interamente coperto dal kimono per esprimere la dualità della seduzione. Questo rapporto fra kimono e piedi nudi è di segno del tutto opposto alla sfacciataggine di stampo occidentale che fa indossare calze e scarpe a dei corpi nudi o quasi. La Geisha peraltro, per distinguersi dalle prostitute deve avere un aspetto poco appariscente e quindi anche i colori del suo abito saranno delicati, sobri e preferibilmente tono su tono. Il colletto del kimono deve essere scostato sul retro in modo da lasciare scoperta la nuca, perché esibire l’attaccatura dei capelli è molto seducente e poi per suggerire in modo discreto un varco che conduce alla intimità del corpo. Con sapienza, di sfuggita, a tempo col passo, mostra lo scarlatto degli indumenti intimi, costituiti da una fascia in crespo di seta che cinge i fianchi fra il “candore di neve” della sua pelle. Innumerevoli sono i particolari, gli atteggiamenti, le posture, i gesti che contraddistinguono la Geisha, che deve esprimere emblematicamente in sé quell’insieme di sfumature che noi occidentali definiamo col termine di “grazia”. L’Iki è il suo stile di comportamento, la quintessenza della seduzione che ignora le mediocri certezze della realtà e che esige un’anima libera, disponibile al mutamento, e che si traduce nella capacità di saper coniugare spontaneità e artificio, raggiungendo quel grado di raffinatezza supremo che riassume l’essenza della cultura giapponese.

Da: “Una camicia vuota” – Casuality scening

[00:06:34] Tarana – come stai lì?
[00:07:59] D – sto bene Signora, anche se percepisco che sta per accadere qualcosa che potrebbe darmi un po’ di pena
[00:08:16] * Tarana – si porta all'altezza dei fianchi
[00:08:33] Tarana – chissà cosa pensi sia “la pena”
[00:08:42] D – percepire la Tua presenza è inebriante, anche nella mia posizione
[00:08:57] * Tarana solleva un piede e lo porta oltre il corpo nel punto vita
[00:09:34] * Tarana sposta bene il peso ed è centrale, con i piedi a fianco
[00:09:42] * Tarana ha il vestito sollevato
[00:09:58] D – capisco che porrai il Tuo Piede sul gambo della rosa
[00:10:19] Tarana- capisci in modo presuntuoso
[00:10:30] * Tarana lascia scendere il vestito
[00:10:33] D – perdonami
[00:10:46] * Tarana lo allarga tutto intorno
[00:10:50] D - diciamo temo
[00:10:56] Tarana – temere è meglio
[00:11:19] Tarana- raccogli le braccia più che puoi
[00:11:26] Tarana – che non sporgano più
[00:12:17] * D raccoglie le braccia vicino al busto
[00:12:43] Tarana – raccogli anche le gambe più che puoi, senza ingombrarmi troppo
[00:13:23] * D stringe le gambe
[00:13:39] * Tarana allarga bene il vestito
[00:13:58] * Tarana lo allarga a coprire completamente il corpo sotto di lei
[00:14:08] Tarana- ora non ci sei più
[00:14:15] Tarana – ci sono io
[00:14:21] Tarana- la mia rosa
[00:14:35] Tarana – la luce che entra dalla vetrata
[00:14:56] Tarana- di te è rimasta la camicia a terra
[00:15:24] Tarana – una camicia vuota
[00:15:46] Tarana- non parlare
[00:15:53] * Tarana solleva il vestito
[00:16:14] * Tarana solleva piede, gamba, si sposta
[00:16:32] * Tarana riporta la rosa nel vaso sottile, su tavolino
[00:16:44] Tarana- riapri gli occhi, resta ancora fermo
[00:17:18] * D apre gli occhi rimanendo immobile
[00:17:32] Tarana – muoviti, con calma e rialzati
[00:17:51] * D si rialza lentamente
[00:17:58] Tarana- raccogli la camicia
[00:18:11] * D raccoglie la camicia
[00:18:24] Tarana – il tempo è finito, usciamo dalla stanza

http://theatre.eu5.org/camicia.html

KEGADORU – GLI IDOLI FERITI

Quartiere Harajuku, Tokyo, teatro di espressioni bizzarre, mostra le immagini vaganti di giovani e giovanissime donne che esibiscono traumi fisici, bende, occlusioni oftalmiche (il must), connubio fra il bondage e il medical, fra costrizione, masochismo, e una sorta di abbandono, scelta, del ruolo. Fondamentale la comunicazione della necessità di cure, premure che la “bambina” necessita, e di “imperfezione”, data dall’occultamento, che amplifica la bellezza e domanda tenerezza.

“Quando sei bendato, fasciato, tutti ti prestano attenzione, tutti si preoccupano. È anche un pretesto per chiacchierare con i ragazzi che ti chiedono come ti sei fatta male, quindi quelle bende, sono reali”.

I colori delle bende giocano anch’essi un ruolo comunicativo: bianco per castità e purezza, nero per lati più oscuri, rosso per comunicare reali traumi e bisogni.

Gli “injuried idols” hanno ossessionato già in precedenza due grandi artisti quali Trevor Brown, artista inglese (vive a Tokyo) pioniere della medical art e Romain Slocombe, fotografo, regista, pittore, scrittore, parigino (City of the Broken Dolls: A Medical Art Diary, Tokyo 1993-96).

BDSM ON THE SEVEN CHAKRAS

Per le tradizioni orientali il corpo umano è composto di livelli di energia fisici e non fisici, questi ultimi chiamati sottili. L’energia sottile è distribuita lungo canali e centri energetici, i chakra, e consente di avere attività intellettuale, emotiva e spirituale. I chakra vanno aperti, per attivare l’energia di ogni centro, che diventa potere creativo, sessuale, potenziamento di sé.
I chakra sono associati a colori:
Chakra della terra o della radice –> rosso, stabilità fisica Muladhara
Chakra dell’acqua o sacrale –> arancio, emozionalità Svadhisthana
Chakra del fuoco o del plesso solare –> giallo, padronanza di sé Manipura
Chakra del cuore –> verde, mediazione Anahata
Chakra purificatore o della gola –> azzurro, trasparenza Vishuddha
Chakra della luce o del terzo occhio –> indaco, dualità Ajna
Chakra della corona –> viola, liberazione
Sahaswara

BDSM del Chakra della Radice – Esprimere il proprio lato selvaggio

Quando coinvolgiamo il chakra della radice, attingiamo all’essere più vitale; entriamo nel corpo. Il chakra della radice si connette con la terra, con l’energia vitale della terra. Tutto inizia qui. E’ portare la propria consapevolezza al perineo e immaginare di entrare nel proprio essere primordiale, nella propria natura selvaggia. Occorre lasciar andare la propria modalità di sopravvivenza, la paura di perdere il controllo. Concentrarsi sulla fiducia.
Il sesso su questo chakra è crudo. Aprire il chakra della radice significa decidere di essere dentro il proprio corpo mentre si fa l’amore, essere nel presente. Andando oltre la mano con le intenzioni, mentre si sculaccia, si possono alimentare le fiamme del chakra della radice del partner, suscitando uno stato più animalesco. Ascoltando con le mani, mentre si accarezzano le aree attorno al chakra di base, è possibile percepire meglio il livello di sottomissione e vulnerabilità del partner. Lo stesso ano è un vero e proprio anello dell’umore, che sicuramente segnala il livello di ricettività. ​Il sesso anale può essere spaventoso per molte persone, ma può creare molta guarigione a questo livello.

Elemento: Terra
Punto focale: Perineo pochi centimetri fuori dal corpo
Posizione migliore: posizione sessuale dell’incudine (il ricevente giace sulla schiena con le gambe in aria appoggiate alle spalle del donatore).
Senso: udito (orecchie)

BDSM del Chakra sacrale – Lasciar scorrere le acque vitali

Coinvolgere il chakra sacrale, il centro sessuale, significa entrare in un film hot, il film si sta creando. Concentrandosi sul proprio chakra sacrale, sulla propria creazione, sulla propria creatività, trasmette l’essenza stessa di autentico essere sessuale. Ci sono spesso blocchi a questo livello perché possono far emergere convinzioni negative, vergogna dei desideri, sensi di colpa e altri blocchi.
Fare l’amore a questo livello significa rivendicare pienamente il proprio essere sessuale in tutta la sua vitalità.
Il sesso su questo chakra è bagnato, ha il gusto dei liquidi, lo scambio dei liquidi, i corpi si muovono, galleggiano l’uno sull’altro come se fossero nell’acqua. Anche il punto G che squirta è una forte espressione di questo chakra. Un coinvolgimento più profondo di questo chakra può innescare ricordi ed emozioni di vite passate., l’energia di questo chakra è così potente che è sufficiente solo muoversi attraverso di esso, invece di concentrare l’energia su di esso. L’osso sacro, la zona inferiore della schiena, generalmente non è adatto al gioco d’impatto. Tuttavia, la delicata sensazione delle dita che scorrono leggermente, delle piume o della cera calda utilizzata per stimolare quest’area può avere un potente effetto di miglioramento del desiderio sessuale.

Elemento: Acqua
Punto focale: larghezza due dita sopra l’osso pubico, pochi centimetri fuori dal corpo
Posizione: missionario
Senso: gusto (lingua)

BDSM del Chakra dell’ombelico – lasciar che la calda passione penetri nel proprio essere

Il sesso su questo chakra è caldo (letteralmente). Concentrarsi sul chakra dell’ombelico scatena una passione profonda, il gioco sarà sudato, caldo e intenso; è la notte in cui inchiodiare, cavalcando intensamente.
In posizione dominante o in posizione sottomessa, si nota un’enorme guarigione a questo livello, e il BDSM consapevole può essere un bellissimo modo per sperimentare questo chakra a un livello più profondo. E’possibile guarire la connessione con il potere e recuperarla dentro di sé.
Gli occhi sono cruciali qui: guardare il proprio partner, guardarlo per quello che è. Le esperienze sessuali a questo livello possono supportare nella ridefinizione del piacere e del dolore.
Il gioco di impatto su questa parte della schiena è piuttosto popolare e può avere l’effetto di tenere basso lo schiavo. Può stimolare sentimenti di stoicismo, sottomissione impassibile e vergogna. Le costole sono molto delicate e sensibili e riflettono il loro sistema spirituale gemello, l’ego. Un lavoro più profondo con questo chakra spesso sbloccherà la rabbia e l’impotenza.

Elemento: fuoco
Punto focale: centro dell’ombelico, pochi centimetri fuori dal corpo
Posizione: cavalcare in alto
Senso: vedere (occhi)

BDSM del Chakra del cuore – Fare l’amore come un angelo

E’ il sesso tantrico su questo chakra. È magico. È il tipo di sesso più vanigliato, quasi senza penetrazione, che apre il cuore. La purificazione a questo livello richiede un’anima coraggiosa ed è definitiva, così curativa da entrare nell’amore profondo.
L’aspetto cinestetico gioca qui un ruolo cruciale. Più il tocco diventa leggero, più il chakra del cuore si risveglia. Si usano soprattutto i polpastrelli per accarezzare la pelle, si sorvola quasi il corpo fisico entrando nel corpo energetico. Il seno è la chiave, i seni sono l’estensione fisica del chakra del cuore, per tutti i sessi i capezzoli sono una delle zone più erogene e con cui si vuole giocare. Più i capezzoli sono eccitati, più facile sarà concentrarsi sul centro del cuore e immaginare di essere sulle nuvole, gonfi, soffici, leggeri quasi levitanti. Usare le mani, le piume, la seta e l’olio per entrare in fluttuazione.
Il gioco di impatto sulla schiena in questa zona è eccellente per rilasciare il senso di colpa e riconquistare un senso di dignità. Il tocco delicato con la punta delle dita può far emergere emozioni negative o positive represse e suscitare una sottomissione romantica. È da qui che spuntano le nostre “ali”: un impegno più profondo di questo chakra può portare beatitudine completa, amore incondizionato, perdono profondo e guarigione. Per aumentare l’intimità durante il gioco si può mettere la mano sul cuore davanti; per far sentire qualcuno più piccolo, si può mettere la mano sul cuore, sulla parte superiore della schiena, mentre si preme a faccia in giù contro qualcosa.

Elemento: Aria
Punto focale: centro del petto, pochi centimetri fuori dal corpo
Posizione: contatto con la pelle di tutto il corpo, alla pecorina
Senso: Pelle (sensazione)

BDSM del Chakra della gola – Fare l’amore come gli dei

Fare l’amore sul chakra della gola entra in un tipo di sesso più metafisico. Non c’è quasi alcun tocco fisico coinvolto. Quando l’energia sessuale sale a questo livello, si sperimenta una nuova visione, una visione che vede la parte divina nella persona amata. Un senso di unione tra gli dei.
Ciò che viene espresso è la verità come essere pienamente maturo. È uno stato di totale arrendevolezza, piena fiducia e verità. In questa fase si esplora cosa significa veramente arrendersi.
Questo chakra governa la comunicazione, l’espressione, l’assertività. Quest’area è normalmente impegnata nel gioco con l’uso di un collare, che è un simbolo universale di controllo e proprietà. È anche una zona popolare per mordere, leccare, succhiare e accarezzare. Il morso in particolare attiva l’antica relazione archetipica di predatore/preda. Questo può essere utilizzato con ottimi effetti, spesso per generare rannicchiarsi, strillare e arrendersi. Quest’area può essere stimolata anche con qualsiasi attività vocale. Richiedere a un sottomesso di emettere rumori può aprire quest’area in un modo che aumenterà notevolmente le sensazioni.

Elemento: etere
Punto focale: centro della gola, pochi centimetri fuori dal corpo
Posizione: posizione sessuale delle forbici

BDSM del Chakra del Terzo Occhio – Chiaroveggenza

Intuizione, andare oltre l’ordinario, come in collegamento a una saggezza superiore. Il subconscio si apre e la vista naturale potrebbe essere offuscata e le forme intorno dissolversi.
Essere completamente lì, pienamente presenti in ogni momento. Lo stato di “Adesso” si integra completamente nel proprio essere. Conoscere senza parole.
Sogni, allucinazioni, percezioni, ricordi, meme… Riceviamo continuamente informazioni da questo chakra, ma ciò avviene al di sotto della normale coscienza. Questo è meglio impegnato nel gioco con l’uso della deprivazione sensoriale. Un cappuccio è la soluzione migliore, ma andranno bene anche le cuffie e una benda. Questo tipo di gioco porta le persone nel profondo delle loro menti, con effetti contrastanti. È meglio giocarlo con partner che si conosce bene, poiché può succedere di dover rimettere insieme i pezzi di qualcuno che libera emozioni o ricordi profondamente conservati.

Punto focale: centro della fronte, pochi centimetri fuori dal corpo
Posizione: Yab Yum – Entrambi i partner sono in posizione verticale, seduti come in meditazione, consentendo il flusso ottimale di energia lungo la colonna vertebrale verso i chakra superiori. Aiuta l’uno a sublimare e l’altro ad arrendersi completamente mentre si sente supportato e sollevato dal suo partner.

BDSM del Chakra della Corona – Liberazione attraverso il bdsm

Questo è l’obiettivo finale. Innalzando l’energia sessuale fino al chakra della corona e sperimentando l’unità con l’esistenza. Fare l’amore su questo chakra, rivendica la divinità.
Qualsiasi pratica svolta con questo chakra è inevitabilmente rivelatrice. La sospensione completamente capovolta convoglia l’energia in quest’area ed è così potente che si consiglia di non farlo per lunghi periodi di tempo. La stimolazione delicata della parte superiore della testa con la punta delle dita o dispositivi realizzati per tali scopi possono creare un effetto molto intenso, e un tocco delicato funziona meglio. Questo può essere usato per attirare l’energia verso l’alto attraverso aree bloccate o per portare una qualità trascendentale all’esperienza di uno schiavo.

Punto focale: parte superiore della testa, pochi centimetri sopra la corona
Posizione: sdraiati uno di fronte all’altro sulle gambe posteriori sovrapposte l’una all’altra tenendosi per mano. Nessun movimento, solo senso di essere.


Si tratta di tecniche estremamente sottili, con effetti inaspettatamente forti. Le persone variano ampiamente nella loro consapevolezza e ricettività verso queste pratiche.
Uno dei test per scoprire lo stato dei chakra è la lettura energetica della mano. Si analizza la sensazione che “circonda” questo o quel dito: se si tratta di una piccola spinta di aria, un alito fresco e una sensazione generale di leggerezza non c’è blocco, se intorno nel dito c’è calore eccessivo, formicolio, pesantezza, c’è blocco.
Il mignolo risponde al chakra del cuore (Anahata chakra), l’anulare ad Ajna (ipotalamo e talamo, controlla la vista, l’intelletto, la facoltà di pensare); il medio si associa a fegato e stomaco e governa il benessere proprio e la capacità di distribuirlo e offrirlo agli altri; l’indice si collega a Vishudda, agli organi di senso e alla capacità di dire le cose per come stanno; il pollice si collega a Svadhistana e agli organi riproduttivi, il centro della mano all’area limbica del cervello; la radice, Muladhara, è al polso.

Chakra Test

Primal

Si parla di Primal, si legge di Primal. Sesso Primal, BDSM Primal, Primal Play.
Come per ogni nuovo aspetto, o sfumatura di aspetto, ognuno ne descrive la sua espressione, la sua interpretazione. Così, nel BDSM vengono introdotti modi diversi da quelli finora definiti e ne appaiono altri, quali: l’eliminazione di ruoli, regole, rituali (la dominazione è una conquista che si ottiene con uno scontro continuo), l’eliminazione di parole compiute, sostituite da suoni animaleschi e suoni emotivi, il senso animale puro che attinge i suoi movimenti e gesti dal solo istinto. Si dice anche che si debbano avvisare i presenti, in una occasione pubblica, perché non si trovino sorpresi e spaventati, e che qualcuno debba necessariamente tenere sotto controllo i limiti per motivi di sicurezza; questo renderebbe “impuro” il Primal, non completo, ma ancora molto potente.
È stato preparato un test, non riproducibile qui, per ovvi motivi, che, attraverso 50 domande mira ad evidenziare il grado di Primal presente nella persona che si sottoppone. Il test è stato battezzoato: Preliminary Research on Instinctive Mannerisms & Assessment of Animalistic Loving (PRIMAAL), e i tratti derivanti, che definiscono le caratteristiche Primal, sono i seguenti:

Considerare la battaglia per la dominazione, erotica e stimolante
Ringhiare
Annusare la persona al primo incontro
Mordere e succhiare l’eventuale sangue fuoriuscito
Avventarsi su qualcuno per un semplice saluto
Sentire spesso i propri sensi in modo amplificato
Avere il piacere di coccolare e farsi coccolare
Girare intorno a qualcuno valutandolo come preda
Provare brividi nell’inseguire, raggiungere e affrontare
Sentire il bisogno di creare un rapporto di dominazione, non pianificato, con ogni nuova persona
Provare soddisfazione maggiore nel graffiare e mordere che nel sesso
Marchiare qualcuno con il proprio odore come modo per dire: “Mio”
Provare la sensazione che il proprio branco è più importante della propria famiglia
Leccare le ferite, piuttosto che medicare e incerottare (le proprie e quelle altrui)
Rispondere ad una sfida con l’immediato attacco alla giugulare
Capire quando una donna ha le mestruazioni, dal suo odore (la propria e tutte)
Mordere, invece di grattare, i pruriti, e succhiare il sangue se sgorga
Preferire i ringhi, i gemiti, le fusa, i lamenti, gli abbai, alle parole (anche per scritto)
Rispondere ad un ululato (vero) con un ululato
Pensare che la luna abbia un fascino che va oltre l’aspetto romantico (e osservare crescita di pelo e zanne durante la luna piena)
Pensare ai propri figli come cuccioli
Guardare un film con un lupo mannaro e concentrarsi sul lupo mannaro (e piangere se viene ucciso)
Zittire e calmare un cane che abbaia e ringhia con il solo sguardo
Seguire un odore come un segugio
Avere il pensiero continuo di lasciare tutto e andare a vivere nei boschi
Riconoscere le persone dal loro odore più che dal loro aspetto
Marchiare il proprio compagno/a con morsi e graffi
Esercitare un senso di immediata simpatia sugli animali domestici e selvatici
Dormire in una posizione tipica dei cuccioli addossati gli uni agli altri
Leccare il viso a chi si aspetta un bacio ( e riceverne in cambio una leccata)
Sedere sul pavimento invece che sulla sedia (anche per mangiare)
Invece di bere, usale la lingua per raccogliere i liquidi
Sentire buoni gli odori che altri trovano terribili, come quello del letame, o gli odori corporei
Girare in cerchio un po’ di volte prima di sedersi
Arrampicarsi sugli alberi (passati i dodici anni di età) ( e dormire lassù o fare sesso lassù)

Scorrendolo, non si può evitare di sorridere, e in alcuni momenti il suo intento è far sorridere, ma non in tutti.
Almeno, ora è possibile avere un’idea più chiara sul cosa si intenda per Primal (anche se questo non comporti per forza svegliarsi a volte con abiti stracciati, un colorito verde-hulkeggiante, preocuppati di cosa si può aver fatto in quello stato di perfetta esaltazione da potere primevo, puro, oscuro.
Ah, non dimenticando, esiste anche la dieta Paleo Primal.

Michael Makai’s PRIMAAL Analysis

Preliminary Research on Instinctive Mannerisms and Assessment of Animalistic Loving

You could be a Primal…

  • · If a battle for dominance is both erotic and enraging.
  • · If you’ve ever actually growled or snarled at someone, and meant it.
  • · If you’ve ever sniffed someone at your first meeting.
  • o Award yourself an extra point if it was below the waist.
  • · If you’ve ever bitten someone, and weren’t playing.
  • o Award yourself an extra point for drawing blood.
  • · If you enjoy petting your partner and being petted yourself.
  • · If you believe that pouncing on someone is a perfectly acceptable greeting.
  • · If you know what the phrase “heightened senses” means, because you experience it regularly.
  • · If you’ve ever circled another person, evaluating them as prey.
  • o Award yourself an extra point if they were.
  • · If you get an incredible thrill from a chase.
  • o Award yourself an extra point if it involves tackles and pins.
  • · If establishing dominance is always unplanned, unscripted, and occurs with each new person.
  • · If you can imagine biting and scratching as being better than sex.
  • o Award yourself an extra point if it actually is.
  • · If you’ve ever marked something or someone with your scent as a way of saying, “Mine!”
  • · If the first thing you think of when you hear the word “pack” isn’t “suitcase.”
  • o Award yourself an extra point if your pack takes priority over family.
  • · If you rarely buy band-aids, because you prefer to just lick your wounds.
  • o Award yourself an extra point if you lick other people’s wounds, too.
  • · If your first response to a challenge is usually to pin, and go for the jugular.
  • · If you can always tell when your woman is menstruating by her scent.
  • o Award yourself an extra point if you can do this with all the women you know.
  • · If you’ve ever bitten your itches, instead of scratching them.
  • o Award yourself an extra point if you ever drew blood when you did so.
  • · If you often prefer to use growls, yips, purrs, whines, and barking to actual words.
  • o Award yourself an extra point for using them in written format, as well.
  • · If you’ve ever heard a coyote howl, and responded with howling of your own.
  • · If your fascination with the moon goes way beyond thinking it’s pretty or romantic.
  • o Award yourself an extra point if you actually grow fur or fangs during a full moon.
  • · If you’ve ever referred to your children as cubs, or pups.
  • · If you’ve ever watched a werewolf movie, and rooted for the werewolf.
  • o Award yourself an extra point if you cried when the werewolf got whacked.
  • · If you’ve ever silenced a barking or growling dog with just a look.
  • · If you’ve ever been known to follow a scent to its source, like a bloodhound.
  • · If you’re sometimes obsessed with the thought of chucking it all to go live in the woods.
  • · If you recognize people as much by their scent, as you do by their appearance.
  • · If your sex partner has ever had to dream up excuses for work to explain bite and scratch marks.
  • · If animals, both wild and domestic, seem to take an instant and inexplicable liking to you.
  • · If “puppy pile” is a good description of your preferred sleeping arrangement.
  • · If you’ve ever licked someone’s face when they were expecting a kiss from you.
  • o Award yourself an extra point if they licked you back.
  • · If you’ve ever caught yourself thinking, “the hairier the better” about anyone.
  • · If you’ve come to realize you prefer sitting on the floor to sitting in chairs.
  • o Award yourself an extra point if you’ve actually eaten food off the floor.
  • · If you’ve ever noticed that while your friends were sipping their drinks, you were lapping yours.
  • · If you actually like the scents that others usually find awful, such as manure or body odor.
  • · If you’ve actually found yourself circling a few times before sitting yourself down.
  • · If you’re still climbing trees past the age of twelve.
  • o Award yourself an extra point if you have ever actually slept or had sex in a tree.
  • · If you’d rather spend more time with your friends’ pets than with some of your friends.
  • o Award yourself an extra point if you actually do spend more time with their pets.
  • · If you’ve ever thought to yourself, “Why chase something that doesn’t bleed?”
  • · If you’ve ever been asked whether you’re a Dom or a sub, and thought, “How should I know? I haven’t fought you yet.

Add up you score: _. Compare your score to the chart below. Total Possible Points: 55 Points

How Primal Are You?

0 to 15:

You are way too civilized for your own good. You not only always use utensils when you eat, but you probably even know what all those different-sized forks at the hoity-toity restaurants are used for. You’d rather commune with a day spa, than with nature. Your pets are secretly plotting to have you for dinner. You seriously need to get out more.

16 to 30:

Believe it or not, this makes you pretty normal. Imagine that! You do share some characteristics with Primals but, overall, you scored well within the normative range for most of the other people who take this test. You may be pervy, just not primally pervy.

31 to 42:

You lean heavily Primal. You give in to your animalistic impulses and instincts more often than not, but you still maintain a solid foundation of civility and reason which tempers your Primal urges. There’s never a dull moment in a relationship with you, and your partners will often have the marks to prove it. Rawrr!

43 or higher:

You are definitely a Primal. You live for the hunt, and thrill to the chase. You can sense weakness or fear from across the room. You evaluate everyone you meet as predator or prey, and you don’t mind a bit if the process gets a little messy or bloody. You are guided almost entirely by your instincts and senses, even when they run counter to reason and propriety. You are fiercely loyal to your pack, and to your friends. You’re an animal!

BDSM Colors

Larry Townsend, nel libro “The Leatherman’s Handbook” – 1972 – fornisce una lista di colori e il significato associato ad ognuno, che è ancora valida oggi, e che viene utilizzata in un sistema di codice colore.

Nero – E’ associato alla parte sadomasochistica del BDSM

Blu scuro – E’ associato al sesso anale

Blu chiaro – E’ associato al sesso orale. o al 69ing

Marrone – E’ associato allo scat.

Giallo – E’ associato al pissing.

Giallo chiaro – E’ associato allo spit fetish

Rosso – E’ associato al fisting.

Rosso scuro – E’ associato al double-handed fisting

Grigio – E’ associato al bondage

Arancio – E’ associato alla disponibilità totale a tutto.

Viola – E’ associato al piercing.

Fucsia – E’ associato allo spanking.

Verde – E’ associato a money sex

Verde cacciatore – E’ associato al Daddy play

Oro – E’ associato al Threesome.

Bianco – E’ associato alla masturbazione

Rosa – E’ associato al Threesome con una coppia etero

Rosa chiaro – E’ associato ai dildo

rose1

Rose of the Roles

Legenda

Rigger (Bondage Rigger) = Una persona che pratica l’arte del bondage usando ogni tipo di materiali come corda, stringhe di pelle, sistemi di costrizione in metallo.

Primal = Primordiale, istintivo, impulsi naturali, crudi, combattimenti, tendenze animalistiche, comunicazione con versi e suoni, confronto fisico, predatore e preda.

Sadist = Persona che trae piacere, specialmente sessuale, nel’infliggere dolore o umiliazione agli altri.

Bull = La terza parte in una relazione cuckold, inteso come chi fa sesso con un partner mentre l’altro è umiliato da questa visione, ed eccitato. Il bull è di solito visto come più attraente, più dotato, più virile.

Daddy/Mommy = Dinamica di relazione per la quale il Daddy e la Mommy assumono carattere premuroso e protettivo, educativo, punitivo, intensamente comunicativo.

Exhibitionist = Persona che espone in un contesto pubblico “parti intime”.

Mentor = Un mentore BDSM è qualcuno che ha vissuto in questo stile di vita abbastanza a lungo da avere esperienza e buona comprensione dei diversi aspetti, abbastanza da poter agire come supporto e guida necessari per chi si affaccia al BDSM e ad uno stile di vita D/s.

Little = Persona che interpreta il ruolo (e la versione) di se stessa molto più giovane, in una relazione, condizione di gioco consensuale, usando atteggiamenti, attività, infantili.

Pet = Ruolo interno alla dinamica di gioco con interpretazione di animale domestico, comprensivo di attrezzature, vestiti, giocattoli, ecc.

Brat = Persona che ha aspetti di ribellione, disobbedienza, sfida, affiancati alla scelta di sottomissione. Non interpreta un ruolo, esprime ciò che è.

Humble = Condizione, posizione, di umiltà, modestia, costrizione interiore.

Cuckhold = Persona che trae piacere, umiliazione, degradazione, competizione, ecc, dal fatto che il suo partner faccia sesso con atre persone, lui presente.

Masochist = Persona che trae piacere sessuale dall’essere ferita o controllata da un’altra persona.

Sissy = Uomo che dimostra tratti fragili, ha passioni ed espressioni tipicamente femminili.

Servant = Persona che esprime una sottomissione orientata al servizio, esecuzione di compiti personali per un partner dominante, da cui trae soddisfazione e piacere.

La rosa dei venti era un simbolo cosmologico che rimandava al significato della rosa, di figure della geometria sacra come l’ottagono, la ruota solare. I punti cardinali indicati non avevano solo funzione di orientamento spaziale, ma erano associati a ai quattro elementi, i quattro umori, le quattro stagioni, i quattro venti ( Borea, Euro, Noto e Zefiro).

La rosa dei venti ha 4 punte per i quattro punti cardinali:

Nord (N 0°) settentrione o mezzanotte (Tramontana)
Est (E 90°) oriente o levante (Levante)
Sud (S 180°) meridione (Mezzogiorno o Ostro)
Ovest (W 270°) occidente o ponente (Ponente)

4 punti intermedi:

Nord-Est (NE 45°) (Grecale o Greco)
Sud-Est (SE 135°) (Scirocco o Garbino umido)
Sud-Ovest (SW 225°) (Libeccio o Garbino secco)
Nord-Ovest (NW 315°) (Maestrale o Carnasein)

La rosa dei venti si suddivide in:

quattro quadranti da 90° – 4 punti
ogni quadrante si divide in due venti di 45°- 8 punti
ogni vento si divide in due mezzi venti da 22°30′- 16 punti
ogni mezzo vento si divide in due quarte (o rombi) da 11°15′- 32 punti
ogni quarta si divide in due mezze quarte da 5°37’30” – 64 punti
ogni mezza quarta si divide in due quartine da 2°48’45” – 128 punti

Le rappresentazioni cartografiche portavano una rosa dei venti che indicava i punti cardinali (N, NE, E, SE, S, SO o SW, O o W, NO o NW) con le diciture Tr (tramontana), G (greco), + (una croce per il levante), S (scirocco), O (ostro), L (libeccio), P (ponente), M (maestro).

Le sette virtù

Le sette virtu della schiavitù:

obbedienza, umiltà, diligenza, castità, pazienza, puntualità, onore.

arbor virtutum servitutis

Le sette virtù della dominanza:

comunicazione, intelligenza, umanità, lealtà, creatività, curiosità, giustizia

arbor virtutum domini

subspace

Five BDSM Scene Themes

Sono stati identificati cinque temi focali che attraversano le scene BDSM:

Formazione
Eccitazione
Gioco
Prestazione
Disciplina

In una scena a tema Formazione l’obiettivo è migliorare una abilità. Stai insegnando a migliorare qualcosa, state imparando qualcosa insieme, non c’è il bisogno che le parti si eccitino, si scaldino sessualmente.

In una scena a tema Eccitazione l’obiettivo è che il dominante fornisca gratificazione sessuale al sottomesso, con conseguente orgasmo.

In una scena a tema Gioco lo scopo è abbracciare la dinamica di potere del dominio e della sottomissione, con l’obiettivo di spingere fisicamente e psicologicamente in uno stato di sottomissione e percezioni di subspace (Stato mentale in cui le sensazioni sensoriali svaniscono, il tempo si piega intorno, la personalità diventa liquida, scollata dalla realtà, si sperimenta trance, non verbalità, disconnessione, euforia, assenza di peso).

In una scena a tema Prestazione c’è un pubblico e gli interpreti di BDSM o kink, in feste, esibizioni. L’obiettivo è intrattenere il pubblico e trarne soddisfazione. Possono essere inserite manifestazioni di esibizionismo, che possono portare al gioco o all’eccitazione.

In una scena a tema Disciplina, il sub viene addestrato a seguire le regole, a subire punizioni per comportamenti indesiderati. E’ legato al tema della Formazione, ma si distingue per l’intensità; la Disciplina viene svolta in modo più formale e rigoroso, la Formazione è informale e più giocosa.

Ogni volta che si esegue una scena, sarebbe utile scegliere un tema principale. Il tema della scena determina l’atmosfera generale e l’obiettivo, definisce l’arco narrativo e dà la direzione. Il filo conduttore resta naturalmente dominio/sottomissione, il tema funge da linea di confine da cui non allontanarsi.

Un tema unico non esclude l’incorporamento di altri punti di intento nella scena, di altri elementi che sarebbero associati ad un altro tema. Mescolare temi ed intenti porta ad un viaggio unico, intenso, extracorporeo.

Da: Sensational Scenes – Chief – 2021
Immagine di copertina: Carrie Johnson – Subspace – Abstract Geometric Contemporary Oil Painting on Square Canvas – 2021

feet

Erezione dell’Alluce

Il piede umano ha spaventato l’uomo per la sua forma e lunghezza (se il tallone è alto, sparisce una forma piatta e tozza, ad esempio) e lo ha reso inquieto in senso sessuale (i cinesi hanno atrofizzato i piedi delle donne e collocati in luogo lontano di rimozione) al punto da creare regole di comportamento, considerazioni di scorrettezza e immoralità nel guardare i piedi delle donne (per i turchi dell’Asia centrale i piedi sono coperti anche nel letto di notte).

Nell’antichità classica il concetto era diverso; suole altissime nelle tragedie a parte, le matrone romane, anche pudiche, lasciavano vedere sempre l’alluce nudo. Il pudore del piede si sviluppa in tempi moderni e non è scomparso. In Spagna, i piedi delle donne sono stati oggetto di turbamenti e delitti, nemmeno il piede calzato che appare oltre la gonna era possibile.

Assolutamente impossibile toccare i piedi di una donna, e proibizione massima era per quelli della regina. Toccare un piede era punito molto più decisamente che rubare i favori ad una donna, con la morte.

Mostrare il piede è mostrarsi, lasciar vedere come ci si appoggia, ci si muove, ci si sposta, si rimane in posizioni. Scelte, ideali, criteri di vita, sostegni relazionali. Così, il lavacro dei piedi è vitale in tutte le tradizioni.

L’abitudine cinese di fasciare i piedi alle bambine, era il tentativo di imprigionare la donna, limitarne la mobilità, renderla dipendente dall’uomo. Il tacco a spillo della società occidentale è l’esigenza di corrispondenza allo schema di seduzione, disegnato dall’uomo, e scardinato dai percorsi di liberazione femminile (opinabili o no), durante i quali le donne scendevano sempre di più dai tacchi.

L’alluce è la personalità, l’autorità.
L’illice, o melluce, secondo dito, è la direzione e la forza all’esterno.
Il trillice, terzo dito, è la sessualità, la creatività, il piacere.
Il pondulo, quarto dito, è l’affettività, la sintonia con ciò che amiamo.
Il minolo, o mellino, quinto dito, è introspezione, intuizione.

Il grounding, radicamento a terra, è significativo di contatto con la realtà. Pare che la parte del corpo che va dalla vita in giù, sia la meno controllata rispetto all’analisi del linguaggio del corpo, quindi la più ricca di informazioni e comunicazioni. Muovere i piedi, metterli in direzione delle vie di uscita, tenerli uno sull’altro, sfregarli, sollevare i talloni, dondolarsi su un piede e sull’altro, accavallare le gambe, sospendere il piede, altalenarlo, contrarlo, curvare le dita, aggrovigliarlo… sono indicativi.

Il tono muscolare che si accentua è un vistoso segno di eccitazione, e uno dei suoi segni visibile è l’erezione dell’alluce. Il piede femminile, più piccolo e sinuoso di quello maschile, è considerato dall’uomo un segno di femminilità, ma soprattutto, la pianta del piede produce odori identici alla zona dell’inguine, quindi, afrodisiaci.

Dangling: sfilare la scarpa dal tallone, far dondolare la scarpa sulla punta, può comunicare denudamento; accarezzare il collo del piede, tenere il piede parallelo alla gamba, annulla il simbolismo fallico freudiano. O esalta un tipo di comunicazione, consapevole o meno, che è ampiamente ammaliante per tutte le parti in gioco, sia quella creatrice dell’immagine, sia quella fruitrice, degli effluvi sensoriali che vengono emessi come respiro e respirati, come odori di vita.

Dangling – Urban Dictionary

Dondolamento libero dei genitali maschili senza la costrizione della biancheria intima.

rope

Rope Art – Garth Knight

Gart Knight, artista australiano, basandosi sulla tradizione shibari, forma grandi pezzi scultorei con modelli maschili e femminili in pose intime, considerando questioni come la comunicazione con altre persone, nozioni di connettività, dolore e piacere. L’uso della corda funziona sia come caratteristica fisica che psicologica che crea una realtà in cui i soggetti di Knight, lui stesso e gli spettatori possono leggere la scena in modi multidimensionali.

triskele

SSC – RACK – PRICK

SSC: Sane, Safe, and Consensual

Negli anni ’80, i club gay S&M videro i cosiddetti “Dominanti” depredare i nuovi arrivati e spingere confini, limiti e consenso. Ma esistevano anche buoni kinkster, e all’interno delle comunità S&M cresceva la passione sempre maggiore per l’educazione e la tutela.
Nel 1983, un’organizzazione no-profit di New York chiamata GMSMA (Gay Male S/M Activists) annunciava in una newsletter di essere “seriamente interessata ad un S/M sicuro, sano e consensuale”,“…per contribuire a creare una comunità S/M più solidale per i maschi gay, sia che essi desiderassero uno stile di vita totale o un’avventura occasionale, sia che avessero appena fatto coming out S/M o che avessero una lunga esperienza”.
L’etica del Safe, Sane e Consensual crebbe in popolarità fino all’inclusione del motto come slogan per le marce di Washington dei Lesbian & Gay Rights e S/M Leather Fetish Contingent nel 1987 e nel 1993. Come per la maggior parte della storia del BDSM, erano attivisti come questi che portavano avanti le conversazioni e creavano la ricca storia della comunità kinky.

SSC

Safe: i partner percepiscono un reciproco senso di sicurezza quando sono coinvolti in attività kinky
Sane: i partner sono d’accordo su cosa “sano” significhi per loro
Consensual: i partner consentono reciprocamente al coinvolgimento in pratiche kinky

RACK: Risk-Aware Consensual Kink

L’alba di Internet portava con sé mezzi senza precedenti per connettersi con altre persone in tutto il mondo. All’improvviso, ai kinkster furono offerti mezzi più semplici per trovare altri nelle loro comunità, organizzarsi e discutere concetti su cosa significasse dedicarsi al kink.
Un kinkster in particolare, Gary Switch, coniò il concetto di Risk-Aware Consensual Kink (RACK) nel 1999.
Il RACK fu una risposta al SSC su due punti principali: uno; il RACK riconosce che non tutte le pratiche sono necessariamente “sicure”.
Specificamente per i giocatori edge, il SSC aveva creato un po’ di ostacoli a ciò che volevano esplorare. Con il RACK, i kinkster si sentivano più incoraggiati a impegnarsi in attività come giochi di fuoco o giochi di sangue. Questo è il motivo per cui molto spesso si vede il RACK come scuola di pensiero preferita per i kinkster che giocano ai limiti. Due; il RACK sostiene che il concetto di ciò che è “sano” è soggettivo.
Ciò che una persona considera sano, un altra può considerarlo completamente al di fuori dell’ambito di una mente sana. Ciò che conta in definitiva all’interno del RACK è che i partecipanti identifichino e discutano i rischi potenziali, formulino un piano di attenuazione dei rischi per le pratiche e si impegnino in esse solo attraverso il consenso reciproco e la comprensione di tali rischi.

RACK

Risk-Aware: i partner hanno una uguale conoscenza e comprensione dei rischi inerenti le pratiche
Consensual: i partner consentono reciprocamente al coinvolgimento nelle attività kinky
Kink: non ogni pratica è sicura e sana. Il riconoscimento del rischio è essenziale per questo approccio

PRICK: Personal Responsibility Informed Consensual Kink

Non è chiaro dove e quando sia nato il PRICK, ma le ci sono buone probabilità che sia successo come per il predecessore, cioè che sia nato da discussioni in Internet.
Il PRICK era una risposta al RACK, sostenendo che bisognava porre l’accento sul fatto che ogni essere umano ha l’impegno personale di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Ciò significa che tutti i partecipanti a una scena devono assumersi la responsabilità di ricercare i rischi inerenti l’attività. Ogni individuo è responsabile al 100% dell’essere educato, essere onesto, riguardo le percezioni e i problemi e a riconoscere il ruolo che assume nella scena complessiva.
Il PRICK non significa che un kinkster più esperto non debba preoccuparsi di informare la parte meno esperta dei potenziali rischi. Ciò che significa, tuttavia, è che i nuovi arrivati dovrebbero assumersi la responsabilità di porre domande. Per ridurre un rischio, non solo si deve esserne informati, si deve anche parlarne.

PRICK:

Personal Responsability: i partners si prendono la responsabilità personale del coinvolgimento nelle attività kinky
Informed: i partner si informano preventivamente dei rischi inerenti le pratiche
Consensual: i partner consentono reciprocamente al coinvolgimento nelle attività kinky
Kink: non tutte le pratiche sono sicure e sane. La conoscenza preventiva dei rishi e la piena presa di responsabilità sulla loro comprensione, sono essenziali per questo approccio

restrained

L’eleganza Contenuta

The Restrained Elegance lexicon of slavegirl positions

Il corpo umano è capace di adottare una varietà quasi infinita di pose e posizioni.
Alcune di queste pose sono goffe, brutte o sgraziate; queste sono inappropriati da assumere per una Schiava dall’Eleganza Contenuta, perché una schiava dall’ Eleganza Contenuta dovrebbe essere seducente, elegante e il più bella possibile, sia nel bondage che fuori del bondage.

Posizioni delle braccia
Posizioni dei piedi
Posizioni delle gambe
Posizioni della testa
Posizioni in piedi
Posizioni in ginocchio
Posizioni sedute
Posizioni prona e supina
Posizioni varie

lorelei

A Necessary Warning

da: The Mistress Manual: The Good Girl Guide to Female Dominance – Mistress Lorelei- 1994

  1. Non giocare mai se hai bevuto o fatto uso di droghe. Anche una piccola quantità può indebolire abbastanza il tuo giudizio e provocare un incidente potenzialmente pericoloso o addirittura mortale.
  2. Gioca solo con adulti consenzienti. Ricorda il motto “Sicuro, sano e consensuale.”
  3. Usa le precauzioni appropriate per il sesso sicuro ogni volta che stai scambiando fluidi corporei con qualcuno che potrebbe essere sieropositivo. Anche nel contesto di una relazione monogama a lungo termine, se salti queste precauzioni è a tuo rischio e pericolo. Se non sai quali sono le precauzioni, chiedi al tuo medico.
  4. Discuti approfonditamente tutti gli scenari, le fantasie e le tecniche in anticipo. Dovresti conoscere i gusti del tuo partner e le sue potenziali zone minate così come tu conosci le tue.
  5. Se una sessione diventa troppo intensa fisicamente o emotivamente, il sottomesso deve utilizzare una safeword, concordata in anticipo. E la Dominatrice deve fermarsi immediatamente. Non imporre mai una penalità per l’uso della safeword. Può sembrare una buona idea punirlo per non essere stato in grado di resistere, ma è sadismo, non erotismo.
  6. Colpisci saggiamente e non troppo forte. Non dare mai pugni, calci, frustate, o schiaffi sul naso, collo, petto o stomaco del tuo sottomesso; puoi ucciderlo. Colpi su ossa e articolazioni invece dei muscoli, sono ugualmente pericolosi. Evita di colpirlo sui piedi o sui reni, anche. In breve, colpisci solo le parti del corpo con muscoli: glutei, parte superiore delle cosce e forse la parte superiore della schiena. Uno schiaffo occasionale, se eviti le orecchie, va bene. Le punizioni rivolte al pene e testicoli devono essere fatte con estrema attenzione.
  7. Non legare mai e poi mai qualcosa strettamente attorno al collo del sottomesso. Il gioco dell’impiccagione o dello strangolamento non è nell’ambito della Dominazione Femminile, e può essere fatale! Non imbavagliare il tuo partner se ha il naso tappato e assicurati che possa segnalarti se il bavaglio diventa eccessivo per lui. Battere il piede tre volte potrebbe funzionare bene.
  8. Non inserire oggetti fragili o di grandi dimensioni nel suo ano; Sii gentile e sensata. Utilizza molta lubrificazione.
  9. Tieni a portata di mano un kit di pronto soccorso e sappi come usarlo. Non aver paura di chiamare un’ambulanza. Meglio un po’ di imbarazzo che una coscienza sporca per tutta la vita.
  10. Non usare mai una sessione disciplinare per sfogare la tua frustrazione e rabbia su di lui. Affronta i problemi reali nel mondo reale, i problemi di gioco nel mondo della fantasia.
  11. Se uno scenario o una tecnica particolare disturba il tuo partner,evitatelo! Rispetta i suoi limiti. E rispetta i tuoi. Se lui vuole essere picchiato finché non sanguina, e tu non vuoi farlo, non farlo. Hai tutto il diritto di rifiutarti di fare qualcosa di pericoloso o sgradevole.
  12. Ricorda la differenza tra fantasia e realtà. Libri e film sono esagerati per fare presa sull’attenzione. Quindi sii attenta a tutte le idee raccolte da fiction, film e riviste. Anche quelli di questo libro andrebbero presi lentamente e con attenzione. Ognuno ha limiti diversi.
  13. Per l’amor di Dio, usa un po’ di buon senso!
power

Power

da: Different Loving: A Complete Exploration of the World of Sexual Dominance and Submission – William Brame, Gloria Brame, Jon Jacobs – 1996

-Il potere – i suoi usi e abusi – fa girare il mondo. Per la maggior parte delle persone, il potere è un fenomeno politico, economico o sociale che spesso implica la affermazione di superiorità sugli altri per guadagno personale o di gruppo. Ma per il D&Ser, lo scambio di potere tra amanti è una fonte fondamentale di erotismo eccitazione, condivisa da pari, e spesso un’esperienza intellettualmente illuminante.

La sottomissione, come viene comunemente definita, è un atto di rassegnazione o sconfitta, a piegarsi contro la propria volontà a un’autorità superiore, spesso impersonale. Sebbene alcuni giochi di ruolo di D&S possano emulare realtà così tristi, per la maggior parte dei D&Sers la sottomissione è spesso, paradossalmente, un atto di liberazione e anche realizzazione di un bisogno privato e profondo. Il desiderio precede l’azione: i sottomessi cercano consapevolmente opportunità per mettere in atto piacevoli fantasie di essere controllati sessualmente. Storicamente, gli psicologi hanno attribuito il desiderio di sottomettersi sessualmente come desiderio di espiazione della colpa sessuale.
Questa generalizzazione sembra valere per alcuni sottomessi, per i quali lo psicodramma della coercizione, in cui il dominante, anche se consensualmente, li “costringe” ad accettare l’attività erotica: dà sollievo alla loro responsabilità individuale per il desiderio sessuale. Quando la lussuria è vista come un vergognoso difetto morale, la coercizione erotica aiuta il sottomesso ad arrendersi al piacere sessuale.

Altre spiegazioni classiche e di condanna per la sottomissione sessuale includono bassa autostima, debolezza, passività e sessualità regredita. I teorici che hanno suggerito queste cause si sono basati principalmente sull’aneddotica informazione di una base limitata di clienti in difficoltà. Le teorie risultanti sembrano riflettere i pregiudizi individuali dei teorici contro le variazioni sessuali. Le teorie secondo cui la sottomissione è intrinsecamente un comportamento delle vittime possono spiegare per l’ansia neofreudiana (e pseudodarwiniana) di classificare la sottomissione come fenomeno prevalentemente femminile. Tali teorie non riescono a prendere in considerazione che è improbabile che i sottomessi consenzienti mostrino queste caratteristiche in altri ambiti della loro vita. Inoltre, gli uomini sottomessi comprendono i single, componente più importante della cultura D&S. Ciò che i medici non hanno esplorato è laprincipale fonte di piacere per il sottomesso sessuale: il piacere trascendente della resa.

La verità predominante nella cultura D&S è che il sottomesso sessuale di solito è qualcuno che, nella vita quotidiana, ha delle responsabilità pesanti. Quale viene prima è sconosciuto: l’impulso di sottomissione, che può portare a compensare eccessivamente in età adulta perseguendo carriere di alto potere o stressanti carriere, che portano gli individui a cercare uno sbocco nella sottomissione. L’archetipo dice che il sottomesso sia un alto dirigente che desidera cedere tutte le responsabilità ad un’altra persona durante il gioco erotico. Questa necessità di sfuggire alle responsabilità non è certo limitata ai potenti dirigenti; si estende ad altri gravati da tensioni e responsabilità della vita quotidiana, comprese le dominanti. Il periodo di sottomissione è, in effetti, un momento in cui gli obblighi mondani vengono messi da parte; un momento di resa e ricettività allo stimolo che il dominante concede. Non è necessario prendere alcuna decisione e nessuna distrazione riduce l’intensità della percezione.

La sottomissione è un allontanamento dal sociale e una penetrazione nel sacrosanto spazio interno. Questo potrebbe essere il motivo per cui molti sottomessi comparano la loro esperienza erotica ad una resa religiosa o spirituale. La resa è un mezzo per raggiungere una sorta di libertà dall’ego, una condizione in cui si è completamente fiducioso e indifeso. Per molti, la sottomissione è una forma suprema di nudità, una desiderabile esposizione. Permette di esplorare l’assoluta impotenza in un contesto sicuro, sapendo che non si verificherà alcun danno reale e che non si sarà condannati o ridicolizzati. La persona sessualmente timida o socialmente introversa può trovare nella sottomissione un luogo in cui l’esibizionismo oltraggioso non solo è consentito ma profondamente emozionante per il partner. La sottomissione è, in un certo senso, un mondo sottosopra in cui il sottomesso è esattamente ciò che non è (e non vorrebbe scegliere di essere) nella vita quotidiana o sociale: gli uomini macho sono sgualdrine in sottana; le femministe sono schiave dell’amore; gli esigenti sono sporchi; gli edonisti accettano l’estremo Dolore; e i liberati entrano in una stretta schiavitù solo per scoprire, paradossalmente, che si sentano ancora più liberi.

Violare i tabù è un elemento importante nei piaceri di molti sottomessi. Sotto questo aspetto la sottomissione è deliberatamente antisociale. Comportamenti normali circoscritti o vietati nei rapporti sessuali convenzionali sono esplicitamente supportato e studiato. Queste esplorazioni approfondiscono tutto, dai giochi mentali tabù alle invasioni estreme della privacy fisica o della sperimentazione con stimoli proibiti. Alcune persone si sentono euforiche proprio per l’emozione di sfidare le convenzioni sessuali. Stanno “giocando al limite” della sessualità e dei tabù. Un altro elemento chiave della sottomissione è una calda combinazione di fiducia e consolazione. La gratificazione emotiva è importante per la maggior parte dei sottomessi tanto quanto lo sono gli atti individuali. A differenza del masochismo, la sottomissione non è principalmente fisica. Entro il contesto di scambio di potere, un dramma emotivo più profondo di accettazione si innesca.

Ancora una volta, vale la pena notare il paradosso fondamentale del D&S: le persone che difficilmente hanno fiducia nella propria vita sociale possono, sessualmente, conferire fiducia totale al partner dominante. Quando questa fiducia è ben riposta gli umili spesso provano uno shock di gioia. Le stesse cose che potrebbero essere percepiti dal sesso convenzionale come difetti o fallimenti (come una libido furiosa o feticismo sessuale) sono accettabili e apprezzati in un contesto D&S. Le attività di sottomissione coprono una vasta gamma. Alcune persone (e questo sembra più vero per gli uomini che per le donne) amano ricevere l’ordine di fare cose semplici, come pulire la casa del dominante. Elaborate fantasie di conquista in cui il sottomesso è costretto ad accettare punizioni forzate, sono anche popolari. La varietà è infinita (motivo per cui dedichiamo singoli capitoli ad alcuni delle forme più popolari di gioco erotico). Basti dire che la sottomissione in un contesto D&S è uno dei rari momenti in cui si manifesta la rivelazione di ciò che è più profondo e i desideri sessuali più proibiti non sono semplicemente tollerati ma sono amorevolmente incoraggiati e premiati.

Questa accettazione spesso fa sentire i sottomessi molto grati verso la comprensione e la considerazione dominante. Perché il sottomesso cosciente fa una scelta chiara: attenzione alle implicazioni della sottomissione, consapevolezza dei rischi e intenzione di massimizzare il piacere personale: la dinamica D&S è spesso descritta come uno scambio di potere. Molti vedono questo come una transazione terapeutica tra individui ugualmente potenti. Infine, intellettualizzando a parte, i nostri intervistati concordano su un punto: per loro, la sottomissione è un percorso verso l’estasi sessuale.
Tale testimonianza può in parte spiegare perché la maggior parte dei D&Sers cambia ruoli. Molti dei nostri intervistati hanno affermato che dopo aver messo in atto fantasie dominanti, e osservando l’esaltazione dei sottomessi, erano ansiosi di scoprire se potessero godere di un piacere simile.

egg

A Basic SM Starter Kit

da SM 101 A Realistic Introduction – Jay Wiseman – 1992 – 1996

Ora, riguardo a quale attrezzatura potresti usare per il gioco SM “semi-formale”. Guardiamoci intorno in un appartamento ordinario. I seguenti dieci elementi potrebbero essere considerati come un “kit SM di partenza.” Si trovano nella maggior parte delle case familiari, sono poco costosi, richiedono pulizia minima e di solito funzionano bene insieme.

Pellicola trasparente (da cucina) –> Bondage
Nastro adesivo —>Bondage
Corda —>Bondage
Pinze da bucato —>Erotic Torture
Unguento al mentolo —>Erotic Torture
Cubetti di ghiaccio —>Erotic Torture
Cinghia di pelle —>Flagellazione
Lacci di pelle —>Flagellazione/genital bondage
Federa per cuscino —>Flagellazione/bondage (cappuccio)
Spazzola —>Spanking/erotic torture

Oltre a quanto sopra, di seguito sono riportati alcuni degli elementi che potresti incorporare nel tuo gioco SM:

Elementi per mood/atmosfera

Candele
Calore (la nudità rilassata richiede calore)
Incenso
Illuminazione
Musica (aiuta a creare l’atmosfera, a escludere le distrazioni esterne, a garantire “sound privacy.”)

Oggetti di uso quotidiano che puoi usare come giochi:

Candele (paraffina bianca semplice)
Grucce appendiabiti (non verniciate)
Bende elastiche
Carta smeriglio
Borsa per clistere
Taglia uova
Piumino per la polvere
Piume
Pelliccia
Bende di garza (almeno quattro pollici di larghezza)
Asciugacapelli portatile
Morsetti fermacarta in metallo (clamps)
Lima per unghie
Calze di nylon (potrebbero costringere, non utilizzare per bondage in cui possono premere troppo)
Paddle: ping pong, paddle ball, sport, ecc.
Palla di gomma
Righelli
Fasce di accappatoi e altri capi di abbigliamento
Sciarpe (i nodi molto stretti possono essere difficili da sciogliere)
Lacci delle scarpe
Spiedini (usare per punzecchiare e/o graffiare, ma non ferire la pelle)
Ventose per kit morso di serpente (uso sui capezzoli)
Spatola
Spazzolino
Dentifricio o gel
Bende triangolari (ottime per il bondage,bende e bavagli)
Pinzette
Olio vegetale
Cucchiai di legno
E, naturalmente, normali giocattoli sessuali come vibratori, falli, palline Ben Wa (vaginali), palline anali e
così via.

Quando si utilizza uno degli articoli sopra indicati, bisogna ricordare che se gli articoli hanno bordi o angoli taglienti non dovrebbe essere usato per la flagellazione. Ricorda di iniziare molto leggermente e di costruire molto lentamente. Ricordati di ricevere feedback.

Articoli di sicurezza:

Preservativi
Gel contraccettivo (3% nonoxynol-9)
Dental Dam (protezioni orali)
Torcia elettrica
Estintore
Kit di pronto soccorso
Perossido di idrogeno (3%)
Guanti in lattice, vinile o plastica
Supposte spermicide
Forbici paramediche
Tintura di iodio
Alcool denaturato (70%)
Lubrificante solubile in acqua contenente nonoxynol-9

Ricorda che un orinatoio maschile con tappo, che resta in posizione, può essere molto utile se la sessione prevede bondage altamente immobilizzanti.

Elementi da evitare:

È troppo pericoloso giocare con i seguenti oggetti domestici finché non conosci istruzioni avanzate per il loro utilizzo sicuro ed efficace. Potrebbero derivarne lesioni gravi, anche mortali, dal tentare di usarli durante il gioco SM senza un adeguato addestramento.

Candele diverse dalle candele bianche, in paraffina
Ferri da stiro
Arriccia capelli
Dispositivi per elettroshock di qualsiasi tipo
Armi formali come armi da fuoco, spade e bombolette di gas lacrimogeno
Attrezzature per caminetto come un attizzatoio
Rulli caldi
Fiamma libera diversa da una candela (attenzione ai vapori!)
Aghi da cucito per piercing (utilizzare solo attrezzature progettate per attraversare la pelle)

Ci sono senza dubbio altri elementi inaccettabilmente pericolosi che ho dimenticato di elencare. Quando sei in dubbio, rimani con gli oggetti di gioco elencati in precedenza in questa sezione o con l’attrezzatura SM vera e propria comprata in un negozio.

bondage

Knot Characteristics

da JAY WISEMAN’S EROTIC BONDAGE HANDBOOK – Jay Wiseman – 2000

Innanzitutto cominciamo con l’elencare alcune caratteristiche che i nodi legati al bondage non devono avere:

  • I nodi bondage non devono essere elaborati. Mentre gli appassionati di bondage possono imparare a fare moltissimi nodi (a un certo punto sapevo come farne più di tre dozzine) la verità è che i nodi molto semplici andranno bene per quasi tutti i nostri bisogni primari.
  • I nodi bondage non devono essere esoterici. Anche se può essere divertente imparare come fare nodi insoliti conosciuti come a Testa di Turco, Spagnolo, Bowlline, o Monkey’s Fist, gli appassionati di bondage riescono quasi sempre a raggiungere cosa devono realizzare utilizzando nodi molto più comuni. Come ho menzionato, se sei intelligente sul modo, puoi cavartela abbastanza bene con solo il nodo Granny (il nodo del’asino).
  • I nodi bondage non hanno bisogno di essere tirati molto, molto stretti. È un errore comune credere che i nodi utilizzati per il bondage debbano essere tirati soprattutto stretti. In realtà, fare un nodo in modo che sia ben stretto può essere un’idea molto brutta. Tieni presente che la parte Dominante potrebbe dover liberare rapidamente la parte sottomessa in caso di emergenza e un nodo così stretto da incepparsi lo ostacolerà. I nodi adeguati per il bondage di solito richiedono solo fermezza, ma un tiraggio relativamente leggero da impostare con una tenuta molto soddisfacente.
  • Non è necessario legare i nodi del bondage con una corda che si trova sotto una significativa pressione, tensione (in linguaggio cordato: sotto carico). Può essere molto difficile legare correttamente a nodo, in particolare un nodo con due estremità unite (in linguaggio cordato: una curva), con una corda che è sotto tensione. Pertanto, è saggio applicare il tuo bondage in modo che le estremità finali non siano sottoposte a molta tensione. Spiegherò alcuni modi per farlo più avanti nel libro.
    I nodi legati al bondage devono essere, in una parola: inaccessibili. Come buona regola di base, si presuppone che qualsiasi nodo (o fibbia sbloccata) che un sottomesso possa raggiungere con un dito, un dito del piede o un dente alla fine verranno sciolti. Pertanto, è una buona pratica di bondage posizionare semplicemente i nodi finali in un punto in cui il sottomesso non possa raggiungerli – soprattutto con le dita. Stai attento su questo punto, però. Alcuni sottomessi sono molto intelligenti nel capire come avvicinarsi ai nodi o come spostare i nodi più vicini a loro.
    Un buon modo per mantenere inaccessibili i nodi finali è iniziare il bondage con il punto centrale della corda e procedere verso le estremità mentre si applica il bondage.
    Un tipico esempio di questo approccio sarebbe quello di utilizzare una corda lunga dodici piedi in modo che i due piedi centrali vengano utilizzati per legare effettivamente un polso, lasciando così due code, ciascuna lunga circa un metro e mezzo, in modo che si possano poi portare queste code in un posto dove il sottomesso non possa raggiungerle. Il Dominante finirebbe quindi il bondage utilizzando un nodo fermo ma non eccessivamente stretto. Condividerò molti esempi di “inizia da le tecniche di bondage del punto medio” in questo libro.
    In sintesi, un nodo bondage dovrebbe:
    Essere relativamente veloce da applicare.
    Non essere troppo difficile da imparare.
    Tenere saldamente la corda impegnata.
    Essere relativamente facile da sciogliere dopo che la scena è finita o in caso di emergenza.
tawse

Instruments

da: Femdom for Nice Girls – Lucy Fairbourne – 2015

Lo strumento migliore da usare in qualità Mistress principiante è il palmo della mano. Sculacciare è meno intimidatorio (sia per te che per il tuo schiavo) rispetto ai veri e propri giocattoli di punizione. Come lo schiavo percepisce le sensationi, così anche tu; le sue natiche (essendo molto più sensibili) pungeranno più delle tue mano, ma la tua mano inizierà a pizzicare se continui a lungo. Questo è un feedback utile che può aiutarti a creare fiducia in ciò che stai facendo. C’è una qualità di intimità in una sculacciata formale, sopra le tue ginocchia e a sedere nudo, qualcosa che la distingue da ciò che può essere ottenuto con un paddle o una frusta. Deriva in parte dalla vicinanza fisica coinvolta, ma credo che gran parte di ciò derivi dal fatto che una sculacciata sulle tue ginocchia è tipicamente vista, nella nostra cultura, come una punizione per bambini. Usandolo sul tuo schiavo gli stai implicitamente assegnando uno status più infantile, e immedesimandoti nel ruolo della persona che si prende cura di lui, prende le decisioni per suo conto e, quando necessario, amministra una correzione amorevole.
Se desideri amministrare punizioni più dure o se vuoi qualcosa che sembri più crudele, o anche se desideri semplicemente risparmiarti il dolore al palmo della mano, allora lo vorrai prendere in considerazione uno strumento diverso. Potresti iniziare guardandoti intorno in casa: qualcosa come una spatola di legno da cucina può servire perfettamente. Quando tu sei pronta, considera l’acquisto di uno dei tanti giocattoli punitivi specializzati disponibili:

Un flogger leggero con code morbide è una buona scelta per i principianti. Nonostante l’apparenza
temibile (il suo design ricorda quello del “gatto a nove code” usato storicamente in organizzazioni come la Marina britannica per infliggere punizioni molto severe) provoca sorprendentemente poco dolore. Non preoccuparti se il tuo schiavo ne rimane deluso; il tuo diritto e la necessità di procedere al tuo ritmo superano il suo desiderio di sensazioni intense.

Il tawse è un cinturino in pelle corto e irigido che ha il vantaggio di essere altamente resistente e
controllabile; la sua lunghezza e rigidità tendono a farlo andare dove vuoi, mentre l’area di contatto
relativamente ampia (in particolare con un tawse piano invece di uno con estremità doppie) significa che non taglierà né lascerà lividi taglienti. In passato, il tawse era usato sui palmi dei bambini disobbedienti in alcune scuole britanniche e irlandesi. Puoi usarlo allo stesso modo sul tuo schiavo, ma ha il suo valore quando applicato al suo sedere.

Anche i paddle sono controllabili. Tendono a fornire una sensazione profonda e tonante; se stai cercando un effetto più pungente, prova un paddle più leggero e flessibile – anche se in quel caso, personalmente ignorerei questa scelta e andrei avanti con un tawse invece.

Il bastone/canna ha connotazioni di punizione scolastica che sono ancora più forti di quelle del tawse. Questo strumento è feroce e dovresti posporre il suo uso finché non sarai a tuo agio e fiduciosa con le alternative più controllabili.

Infine, il frustino è lo strumento con il simbolismo più feticistico. In qualità di principiante, dovresti cercare un tipo con una generosa linguetta in morbida pelle; puoi creare uno schiocco soddisfacente sulla sua pelle con questo, senza causare molto dolore. Se desideri applicare un trattamento più forte, usa l’asta
piuttosto che la linguetta, ma come con il bastone, ci vuole pratica prima di poter fare questo in modo controllabile.

A proposito di pratica: prima di usare un nuovo strumento sul tuo schiavo, dovresti lavorare con esso per un po’ per acquisire confidenza. Provalo sui cuscini del divano o copriletto per imparare come si comporta e come posizionare i colpi in modo accurato. Schiocca (usando la sola forza del polso) contro il palmo della mano, dapprima leggermente e poi con maggiore forza per avere un’idea di come cambia l’intensità. Sperimenta anche colpendo o accarezzando la tua pelle con varie parti dello strumento, per acquisire una certa comprensione delle sensazioni che darai al tuo schiavo quando farai lo stesso con lui.

contratto

Contratto


Il presente contratto è stipulato fra le parti: ……………………………………………..(Dominante) e ……………………………………………….(Sottomesso).

Le parti concordano sui termini che seguono, in quanto vincolanti fra la Dominante e il Sottomesso.
Le parti concordano sulla consensualità, sulla consapevolezza, sulla inscindibilità di tali aspetti e del presente contratto.
Le parti concordano sulla volontà di esprimere e mantenere valori di rispetto e sicurezza, dell’integrità fisico psichica, della preservazione dei legami famigliari, degli aspetti sociali e professionali.
Le parti concordano sulla definizione dei ruoli, quali Dominante e Sottomesso, e degli aspetti emotivi ed affettivi nelle loro più ampie valenze.
Le parti concordano sulla esclusività del legame e sulla cessione completa e totale del controllo alla parte Dominante dalla parte Sottomessa.
Le parti concordano di utilizzare reciprocamente segni e simboli di appartenenza in modo continuativo, quali: collare, anelli sigillo, tattoo, marchio permanente, secondo le disposizioni della parte Dominante.
Le parti concordano l’uso della Safeword ” ” come interruzione momentanea della situazione in corso, in caso di estrema e assoluta necessità.

Doveri

Il Sottomesso ha il dovere di:
– rendersi accessibile, in ogni momento, in ogni modo, in senso fisico, psichico, emotivo e spirituale
– rendere conto di ogni pensiero, parola, azione ed omissione
– servire, obbedire, offrire, compiacere qualunque richiesta in qualunque forma
– accettare le punizioni, le correzioni, nel riconoscimento dell’autorità e dell’utilità di tali metodi
– assicurarsi in ogni momento del benessere fisico, psichico, emotivo e spirituale della Dominante

La Dominante ha il dovere di:
-assicurarsi in ogni momento, del benessere fisico, psichico, emotivo e spirituale del Sottomesso, nei modi che, secondo propria intenzione, ritiene più adatti
– comunicare ogni pensiero, parola, azione, ed omissione
– accogliere e valutare le necessità espresse e inespresse, in qualunque forma

Diritti

Il Sottomesso ha il diritto di:
– usufruire di spazi e tempi concordati in relazione alla propria realtà famigliare, sociale e professionale
– accedere all’interazione in senso fisico, psichico, emotivo, nei modi naturalmente inseriti in un normale rapporto di coppia e di vita
– comunicare ogni pensiero, parola, azione, ed omissione, nei limiti del rispetto del ruolo e personale

La Dominante ha il diritto di:
– usufruire di spazi e tempi concordati in relazione alla propria realtà famigliare, sociale e professionale
– accedere all’interazione in senso fisico, psichico, emotivo, nei modi naturalmente inseriti in un normale rapporto di coppia e di vita
– comminare le punizioni, le correzioni, se e quando ritenute utili modalità

Rituali

I rituali concordati alla data del presente contratto sono:
– la presenza comune nei luoghi di uso privato, con modalità dipendenti dalla situazione contestuale
– la castità in assenza, per il Sottomesso comprovata e accompagnata nell’uso di CB, le cui chiavi sono custodite dalla Dominante

Il presente contratto è irrevocabile, non soggetto a scadenza e valido su tutto il territorio mondiale.
Al presente contratto possono essere aggiunte o modificate regole in base al variare delle esigenze di entrambi, sempre e comunque previo accordo in modo informato e consensuale, fermo restando che la sostanza è ritenuta irrevocabile e la durata virtualmente illimitata.

Accettazione Dominante
Dichiaro di aver letto, compreso e accettato il qui presente contratto, oggi……………………………ivi…………………..

Accettazione Sottomesso
Dichiaro di aver letto, compreso e accettato il qui presente contratto oggi……………………………ivi…………………….

berkley

Dominatrix History


Si ritiene che la storia della dominatrice risalga ai rituali della dea Inanna (o Ishtar come era conosciuta in accadico), nell’antica Mesopotamia. Antichi testi cuneiformi costituiti da “Inni a Inanna” sono stati citati come esempi dell’archetipo di una donna potente e sessuale che mostra comportamenti dominanti e costringe divinità e uomini a sottomettersi a lei. L’archeologa e storica Anne O. Nomis osserva che i rituali di Inanna includevano travestimenti del personale del culto e rituali “intrisi di dolore ed estasi, che provocavano iniziazioni e viaggi di coscienza alterata; punizione, gemiti, estasi, lamenti e canti, i partecipanti si esaurivano. con pianto e dolore. ”

La storia di Phyllis e Aristotele, che divenne popolare e ottenne numerose versioni dal XII secolo in poi, racconta la storia di una donna dominante che sedusse e dominò l’intelletto maschile del più grande filosofo. Nella storia, Phyllis costringe Aristotele a inginocchiarsi a terra in modo che lei gli cavalchi sulla schiena mentre lo frusta e lo umilia verbalmente.

La professione sembra aver avuto origine come specializzazione all’interno dei bordelli, prima di diventare un mestiere unico. Già nel 1590 si registra la flagellazione all’interno di un contesto erotico. La professione è presente nelle stampe erotiche dell’epoca, come la mezzatinta del British Museum “The Cully Flaug’d” (1674-1702 circa) e nei resoconti di libri proibiti che registrano le scuole di fustigazione e le attività praticate.

Entro il XVIII secolo, le donne “Disciplinarie della betulla” pubblicizzavano i loro servizi in un libro mascherato da una raccolta di conferenze o rappresentazioni teatrali, intitolato “Fashionable Lectures” (c. 1761). Questo includeva i nomi di 57 donne, alcune attrici e cortigiane, che soddisfacevano le fantasie della disciplina della betulla, mantenendo una stanza con canne e gatto a nove code, e facendo pagare ai loro clienti una Guinea per una “conferenza”.

Il XIX secolo è caratterizzato da ciò che la storica Anne O. Nomis definisce “l’età d’oro della governante”. Non meno di venti stabilimenti sono stati documentati come esistiti dal 1840, supportati interamente da pratiche di flagellazione e conosciuti come “Case di disciplina” distinti dai bordelli. Tra le famose “governanti dominatrici” c’erano la signora Chalmers, la signora Noyeau, la defunta signora Jones di Hertford Street e London Street, la defunta signora Theresa Berkley, Bessy Burgess di York Square e la signora Pyree di Burton Cres. La più famosa di queste “flagellanti femminili” della Governante era Theresa Berkley, che gestiva il suo stabilimento in Charlotte Street, nel quartiere centrale di Marylebone, a Londra. Si dice che abbia usato strumenti come fruste, canne e betulle, per castigare e punire i suoi clienti maschi, così come il Berkley Horse, una macchina per la fustigazione appositamente progettata e un sistema di sospensione a puleggia per sollevarli dal pavimento. Tale uso storico delle punizioni corporali e della sospensione, in un contesto di gioco di ruolo di dominio, si collega molto strettamente alle pratiche delle dominatrici professionali moderne.

Esistono ancora alcune fotografie delle donne che gestivano le loro attività di dominazione a Londra, New York, L’Aia e Herbertstraße di Amburgo, prevalentemente in fotografie seppia e in bianco e nero, e scansioni da articoli di riviste, copiate e ricopiate. Tra questi c’erano la signorina Doreen di Londra che conosceva John Sutcliffe della fama di AtomAge, i cui clienti, secondo quanto riferito, includevano i migliori politici e uomini d’affari britannici. A New York, la dominatrice Anne Laurence era conosciuta all’interno del circolo clandestino di conoscenti durante gli anni ’50, con Monique Von Cleef che arrivò all’inizio degli anni ’60 e che colpì i titoli dei giornali nazionali quando la sua casa fu perquisita dagli investigatori della polizia il 22 dicembre 1965. Von Cleef ha continuato a fondare la sua “House of Pain” all’Aia negli anni ’70, che divenne una delle capitali mondiali per le dominatrici, secondo quanto riferito con avvocati, ambasciatori, diplomatici e politici in visita. Domenica Niehoff ha lavorato come dominatrice ad Amburgo ed è apparsa in talk show alla televisione tedesca dagli anni ’70 in poi, facendo una campagna per i diritti delle lavoratrici del sesso. Mistress Raven, fondatrice e manager del vaso di Pandora, uno dei più noti studi BDSM di New York, è stata descritta nel film documentario di Nick Broomfield del 1996 Fetishes.

vuoto

Nel Palmo della tua mano

Il Vuoto andò dal Pieno e disse… “Mi dai un pochino di spazio?”
Il Pieno, sbadigliò e rispose… “Se lo trovi, quanto ne riesci a contenere, nel palmo della tua mano.”
Il Vuoto si guardò le mani, non sapeva quale fosse il palmo e non sapeva come contenere.

acronyns

Acronyms in BDSM (and other places)

AB: Adult Baby
ABDL: Adult Baby/Diaper Lovers
ANR: Adult Nursing Relationship
ATM: Ass To Mouth
ASL: Age, Sex, Location
BBW: Big Beautiful Woman
BD: Bondage and Discipline
BDSM: BD: Bondage and Discipline D/s: Dominance and submission S/m: Sado-masochism
BFD: Big Fucking Deal
BS: Bullshit!
CBT: Cock and Ball Torture
CD: Cross Dresser
CDD: Christian Domestic Discipline
DL: Diaper Lover
DM: Dungeon Monitor
D/s: Dominance/submission
DTTAH: Don’t Try This At Home
EMC: Erotic Mind Control
FEM: Abbrev. for “female”
FFF, FMF, FMM, etc: Refers to “threesomes”, F for female, M for male.
FFS: For Fucks Sake
FtM: Female to Male transgender
FUBAR: Fucked Up Beyond All Recognition
FUMTU: Fucked Up More Than Usual
FWIW: For What It’s Worth
FYI: For Your Information
GF: Gender Fluid
GG: Gender Girl
GIGO: Garbage In Garbage Out
GL: Good Looking
GM: Gender Male
GMTA: Great Minds Think Alike
GTMI: Giving Too Much Information
GQ: Gender Queer
HARD: Honour Accountability Responsibility Duty.
HILT: Honesty Integrity loyalty Trust.
HWP: Height-Weight Proportional
IRL: In Real Life
IMPE: In My Personal Experience
ISO: In Search Of
KMA: Kiss My Ass
LD, LDR: Long Distance Relationship
LGBT: Lesbian, Gay, Bi, Trans
LMAO: Laughing My Ass Off
LMBO: Laughing My Butt Off
LT, LTR: Long-Term Relationship
MC: Mind Control
MILF: Mother I’d Like to Fuck
MFF, MFM, MMM, etc: Refers to “threesomes”, F for female, M for male.
MFIC: Mother Fucker In Charge
MtF: Male to Female transgender
MYOB, MYOFB: Mind Your Own (Fucking) Business
NBD, NBFD: No Big (Fucking) Deal
NLA: National Leather Association
NSA: No Strings Attached
OL, O/L, OLR: On-line relationship
OP: Original Post or Original Poster
OSO: Other Significant Other
OTK: Over The Knee
PE: Power Exchange
PYL: Pick Your Label
R & P: Restraint and Pleasure
RACK: Risk Aware Consensual Kink (alternative philosophy to SSC)
ROFL, ROTFL: Rolling On (The) Floor Laughing
ROFLMAO: Rolling On Floor Laughing My Ass Off
RL, R/L: Real Life
RT, R/T: Real Time
RU, RUA: Are you (a) __?
SAM, SAS: Smart-Ass Masochist/Subbie
SDS: Same Damned Spot
SNAFU: Situation Normal: All Fucked Up
SO: Significant Other * SOSDD: Same Old Shit, Different Day
SRS: Sexual Reassignment Surgery
SSBBW: Super-Size Big Beautiful Woman
SSC: Safe, Sane, Consensual (alternative philosophy to RACK)
SSDD: Same Shit, Different Day
TB: Teen Baby
TBH, TBTH: To Be (Totally) Honest
TFF: Too Fucking Funny
TG: Trans-Gender
TGFM, TG F-M, TG FtoM, etc: Trans-Gender Female-to-Male
TGMF, TG M-F, TG MtoF, etc: Trans-Gender Male-to-Female
TIA: Thanks In Advance
TIH: Taken In Hand
TLDR: Too Long, Didn’t Read
TMI: Too Much Information
TPE: Total Power Exchange
TTFN: Ta Ta For Now
TTYL: Talk To You Later
TTYS: Talk To You Soon
TV: Transvestite
TY: Thank You
TYVM: Thank You Very Much
UDM: Ultimate Decision Maker
WEG: Wicked Evil Grin
WIITWD: What It Is That We Do
WTF: What the Fuck
WTMI: Way Too Much Information
YFSD: Yet Fools Seldom Differ (can be combined with GMTA)
YKINMK: Your Kink Is Not My Kink
YKNMKBTOK: Your Kink’s Not My Kink But That’s OK
YKINMKBYKIOK: Your Kink Is Not My Kink But Your Kink Is OK
YKINNMK: Your Kink Is Not Necessarily My Kink
YKINOK: Your Kink Is Not OK
YKIOK, IJNMK: Your Kink Is OK, It’s Just Not My Kink
YMMV: Your Mileage May Vary
YMW: You’re Most Welcome
YQW, YRQW: You’re (Really) Quite Welcome
YW: You’re Welcome

pear

Pear of Anguish

La Pear of Anguish era utilizzata durante il Medioevo per torturare le donne, i bugiardi, i bestemmiatori e gli omosessuali.

Strumento a forma di pera, era inserito in uno delle orifizi della vittima: la vagina per le donne, l’ano per gli omosessuali e la bocca per i bugiardi e i bestemmiatori.

Lo strumento consisteva di quattro foglie che lentamente si separavano le une dalle altre quando il boia girava la vite nella parte superiore. Era decisione del torturatore strappare semplicemente la pelle o espandere la “pera” al massimo e mutilare la vittima.

La pera dell’angoscia era di solito molto adornata a distinguere tra le funzioni anale, vaginale, orale e variava anche in termini di dimensioni, di conseguenza.

Questa tortura molto raramente provocava la morte, ma spesso era seguita da altro.

La versione moderna, ridimensionata e migliorata, per un uso meno doloroso, è stata trasformata nel dispositivo di castità anale perfetto (Asslock).

Inserito nell’ano in posizione chiusa, sistemato in loco, l’apertura dei petali avviene a mezzo rotazione delicata della vite, e il dispositivo si diffonde internamente. La vite è tenuta in posizione con un lucchetto in miniatura che garantisce l’impossibilità di rimozione. Il materiale è acciaio di alta qualità, le dimensioni sono studiate per adattarsi alla maggior parte delle anatomie: lunghezza complessiva 15 cm, chiusa diametro 4 cm, aperta 6,5 cm.

sub

What Do I Call My submissive?

(My) Possession
(My) Property
(My) Treasure
Amore
Angel
Babe
Baby
Babycakes
Bad
Belle
Beta
Birdie
Bitch
Blossom
Bootlicker
Boy / Boi
Brat
Bratty
Bunny
Butler
Buttercup
Cherie
Cherub
Cub
Cumslut
Cunt
Cupcake
Cutie
Damsel
Darling
Dear
Dearest
Delicate
Dirty
Doll
Dollie
Dove
Duckie
Dumb
Faithfull
Filthy
Flower
Fucktoy
Girl
Girlie
Good
Honey
Honeybee
Hun
Kajira
Kitten
Kitty
Lamb
Lily
Little
Little Bird
Little Helper
Little Lady
Little Miss
Little Mister
Little One
Little Thing
Love
Lovely
Maid
Mi Amor
Mine
Missy
Mon Chou
Mon Petit
Muffin
My
Nymph
Object
Omega
Owned
Pansy
Pearl
Perfect
Pet
Petite
Piggy
Precious
Pretty
Prince
Princess
Property
Pudding
Pumpkin
Pup
Puppet
Puppy
Rose
Schnecke
Servant
Silly
Sissy
Slave
Slut
Snowdrop
Starlight
Stella
Stupid
Sub
Subbie
Sugar
Sunshine
Sweetpea
Sweetheart
Sweetie
Thing
Thrall
Tiny
Tootsie
Toy
Treasure
Ugly
Whore
Wild
Worthless

call

What Do I Call My Dominant?

(My) Angel
(My) Darling
(My) Dear
(My) Everything
(My) Liege
(My) Lord
(My) Love
(Your) Excellency
(Your) Grace
(Your) Highness
(Your) Honor
(Your) Majesty
(Your) Worship
Alpha
Baba
Bear
Beast
Beautiful
Big Bear
Big Brother
Big Sister
Boss
Captain
Coach
Chief
Commander
Consul
Dada
Daddy
Dame
Divine
Dom
Domina
Dominus
Domme
Duke
Emperor
Empress
Father
Frau
Fräulein
God
Goddess
Gorgeous
Handsome
Herr
Hersir
Hime
Honey
Hun
Imperatore
Instructor
Jarl
Kaiser
Keeper
King
Konge
Lady
Leader
Liege
Lord
Madame
Mademoiselle
Maestro
Mama
Marquis
Master
Ma’am
Miss
Mister
Mistress
Mx.
Mommy
Monsieur
Mother
My Light
My Moon
My Only
My Stars
My Sun
My World
Oneechan
Oniisan
Owner
Papa
Praetor
Prince
Princess
Profressor
Protector
Queen
Regina
Rey
-San
-Sama
-Senpai
-Sensei
Sir
Sire
Sovereign
Sweetheart
Teacher
Thane
Trainer
Viscount

purity

Purity Test

Purity test – versione italiano – 100 domande liberamente tratte dal complessivo di 500
Il punteggio si calcola sommando ogni risposta positiva ——-> e considerando il range
Purezza /impurità –> 0 – 100

Hai mai fatto sesso in piu’ di tre posisizioni diverse in una volta?
Hai mai fatto sesso di continuo per un’ora o piu’?
Hai mai dedicato un giorno intero al sesso?
Hai mai fatto tanto rumore da far lamentare (o commentare) i tuoi vicini?
Qualcuno ha mai elogiato apertamente le tue tecniche/capacita’ sessuali?
Hai mai scritto un storia esplicitamente erotica?
Hai mai portato il tuo partner all’orgasmo usando solo le tue mani?
Hai mai fatto sesso mentre eravate vestiti?
Hai mai fatto sesso stando in piedi?
Hai mai leccato o succhiato i piedi o le dita di qualcun’altro?
Hai mai fatto sesso orale su un uomo?
Hai mai fatto sesso orale su una donna?
Hai mai ricevuto sesso orale da un uomo?
Hai mai ricevuto sesso orale da una donna?
Hai mai fatto la posizione numero 69?
Hai mai ingoiato intenzionalmente del seme (conta anche il proprio)?
Hai mai svegliato qualcuno facendo del sesso orale?
Hai avuto rapporti eterosessuali senza utilizzare anticoncezionali?
Hai fatto sesso durante il periodo delle mestruazioni?
Hai usato crema, cioccolato (tipo nutella…) per scopi sessuali?
Hai usato del ghiaccio per scopi sessuali?
Hai usato cera calda/sciolta per scopi sessuali?
Hai rasato completamente la tua zona pubica?
Hai mai comprato giochi erotici?
Hai mai inserito un dito nell’ano di qualcuno o qualcuno lo ha fatto a te?
Hai mai leccato l’ano di qualcuno?
Hai mai fatto una pentrazione anale su qualcuno (contano anche i giochi)?
Hai mai ricevuto una penetrazione anale (contano anche i giochi)?
Hai usato un vibratore o un fallo finto con il tuo partener o vicevrsa?
Hai usato altri tipi di oggetti inanimati per la penetrazione?
Sei stato coinvolto nell’uso di un cock-ring (anello per il pene)?
E nell’uso di strap-on (un doppio fallo finto per donne)?
Hai partecipato ad un fist-fucking?
Hai contratto una malattia venerea?
Hai ricevuto denaro o favori in cambio di prestazioni sessuali?
Lo hai mai fatto solo per simpatia?
Hai mai indotto qualcuno a fare sesso con te?
Lo hai mai fatto con una vergine?
Hai mai pagato per fare sesso con una prostituta?
Sei stato coinvolto in un adulterio?
Lo hai mai fatto contro la legge?
Hai avuto flirt con preadolescenti mentre eri gia’ adolescente?
Hai fatto sesso con qualcuno di 10 anni piu’ grande o piu’ piccolo di te?
Hai mai fatto sesso con un compagno di camera/casa/padrone di casa?
Hai fatto sesso con il tuocapo o insegnante?
Hai volontariamente commesso un incesto (fino a cugini di primo grado)?
Hai mai fatto sesso son due persone della stessa famiglia?
Hai fatto sesso con qualcuno lo stesso giorno che lo hai conosciuto?
Hai mai fatto sesso con qualcuno di cui non conoscevi neanche il nome?
Lo hai mai fatto con cui non hai mai parlato o che non parlava la tua lingua?
Sei mai stato apertamente omosessuale o bisessuale?
Hai avutopiu’ di 10 partner?
Piu’ di 100?
Hai mai fatto sesso con 2 partener i meno di 24 ore?
Sei mai stato implicato in un menage-a-trois?
E nel sesso di gruppo (piu’ di tre)?
Hai mai visitato un sala da orgie o un club di scambi?
Hai mai avuto 2 o piu’ partener sessuali di cui tutti erano a conoscenza?
Hai mai avuto 2 o piu’ partenet sessuali senza che lo sapessero?
Hai fatto sesso in luoghi pubblici?
Lo hai mai fatto all’aperto di notte?
E all’aperto di giorno sotto la luce diretta del sole?
E in una macchina parcheggiata?
E mentre te o il tuo partener stava guidando?
Lo hai mai fatto in aereo?
Lo hai mai fatto in camera tua o nella camera dei tuoi genitori?
Hai mai fatto sesso in classe, in ufficio o in un posto di lavoro?
Lo hai mai fatto nel gabinetto di un locale aperto al pubblico?
Lo hai mai fatto in acqua (bagno, doccia, mare)?
Lo hai mai fatto nel pianerottolo delle scale o in ascensore?
Lo hai mai fatto in un cimitero?
Hai mai usato alcool per abbassare la resistenza di qualcuno?
Hai fatto sesso sotto gli effetti di droghe?
Hai mai preso droga con lo scopo preciso di migliorare le esperienze sessuali?
Hai mai visto dal vivo una spogliarellista professionista?
Sei mai stato un voyeur (hai guardato qualcuno che non sapeva che eri li’)?
Hai mai fatto atti di esibizionismo?
Ti sei mai masturbato in presenza di qualcun’altro?
Hai mai fatto sesso mentre sapevi che qualcuno ti stava guardando?
Sei mai stato sorpreso mentre facevi sesso?
Hai guardato film pronografici con il tuo partner?
Sei stato il fotografo o il soggetto di alcune foto/video di nudi?
Hai foto/video di te mentre fai sesso?
Hai mai visto il tuo partner abituale mentre lo faceva con un altro?
Hai del piercing ai genitali o al seno?
Hai fatto giochi di ruolo sessuali (studente/insegnante,dottore/paziente etc)?
Ti sei mai travestito per piaceri sessuali?
Hai mai fatto da padrone (Hai frustato qualcuno)?
Hai mai fatto lo schiavo (Hai ricevuto frustate da qualcuno)?
Sei mai stato bendato durante il sesso?
Hai volontariamente inflitto dolore durante le attivita’ sessuali (sadismo)?
Hai volontariamente ricevuto dolore durante attivita’ sessuali (masochismo)?
Hai stabilito un ‘parola salvezza’ da usare per fermare le attivita’ S/M ?
Hai mai messo delle pinzette ai capezzoli (contano le pinzette da bucato)?
Hai mai usato fruste, gatti a 9 code, catene o altro per infliggere pene?
Hai fatto e ricevuto un elettroshock durante attivita’ sessuali?
Hai fatto sanguinare mordendo o graffiando durante le attivita’ sessuali?
Hai mai partecipato a piogge dorate?
Hai mai avuto rapporti con animali?
Hai mai praticato la necrofilia?

palace

The submissive

Imagine a pillar, made of love and dedication, and that pillar is created for the woman you love, your Mistress. Imagine that pillar growing every day until it becomes a palace of gold enshrining her.

Immagina un pilastro, fatto di amore e dedizione, e quel pilastro è stato creato per la donna che ami, la tua Mistress. Immagina quel pilastro crescere ogni giorno fino a diventare un palazzo d’oro in cui venerarla.

mcpc

Salviamo le Mistress dall’estinzione

Le forme “Mrs” e “Miss” sono abbreviazioni di “Mistress”.
Sebbene “padrona” sia un termine con molti significati, all’epoca precoce dell’Inghilterra moderna la mistress designava l’equivalente femminile del master, maestro, cioè una persona con finanze che dirigeva servi o apprendisti.
Prima della metà del XVIII secolo esisteva solo Mrs (o Mris, Ms o altre forme di abbreviazione). Mrs veniva applicata a qualsiasi donna adulta che meritasse distinzione sociale, senza alcuna connotazione coniugale. Miss era riservata alle ragazze fino alla metà del Settecento. Anche quando le donne adulte single iniziarono a usare Miss, Mrs designava ancora una posizione sociale o lavorativa, e non lo status di essere sposate, almeno fino alla metà del diciannovesimo secolo. La Mrs non ha mai concesso alle donne single anziane lo stesso status di una donna sposata.

I tratti che definiscono una personalità completa, sono: dominanza, dinamismo, empatia, scrupolosità, emotività, apertura.

Quando qualcuno cerca una Mistress, mi sento di rispondere: “Le Mistress non esistono, è una leggenda metropolitana.”
In verità, non ho ancora compreso il fenomeno per cui, le Mistress, si sono così rarefatte rispetto ai numeri, alle proporzioni, ai tempi, alle evoluzioni, alle involuzioni, al presente. E il loro ruolo è così più evidentemente, marcatamente, connotato di una etichetta di professionalità, con tutti i requisiti del caso.
Ci sono stati tempi in cui la Mistress era una figura sul limite della linea di confine fra persona e personaggio, aveva una corpulenza non indifferente, aveva le tette fino a metà tavolo, quando seduta, aveva la frangetta. Anche gli altri ruoli erano connotati in modo particolare.
Poi, con piacere, l’aspetto dei ruoli diventò meno tipico, più personale, più “normale”, e anche la proporzione fra le varie posizioni, era più equilibrata. Da questo, un grande passaggio, un valico, una discesa nelle catacombe, una specie di fuggi fuggi, una rarefazione inspiegabile, apparentemente.
E poi i concetti più moderni, i quali, ben vengano, ma non sono i soli, gli unici, i più politicamente corretti…

Per questo:

Salviamo le Mistress Con Personalità Completa [MCPC] dall’estinzione, dalla dimenticanza totale, dalla nemmeno supposta esistenza.
Sosteniamole contro tutti i venti, le maree, le opinioni diverse. Ridiamo loro il giusto posto nelle costellazioni maggiori.

E mi perdonino, i lettori, se chiedo di considerare il tutto con il largo aiuto dell’ironia, con l’apporto di ogni dato si senta molto divergente, con un sorriso interiore ed esteriore, e magari una alzata di spalle di chi non ha voglia di pensarci, o non ci vede nulla. Tutto è molto ben accolto.

night

Night Song

La notte porta consiglio. La notte porta silenzio. La notte porta respiro. Quando, può essere successo che si sia rinunciato alla notte? Per dormire, per riposare affanni, fatiche. Quando può essere successo che si sia scelto di usare la notte, ogni suo alito e attimo, raccolti come piume uscite da un cuscino, nere, lucide di umori?

Quando, o perché. Sono così lontani, sembrano non esistere. Sembra che la bambina che non poteva dormire, mai, come gli altri, di notte, nel buio, di cui non aveva paura… non abbia mai dormito. Ha usato la notte, per sciogliere affanni e fatiche; tensioni come piume uscite dal cuscino, non sono mai state rosa, di sicuro blu, lucide di umori.

Come sono paragonabili quelle notti, non notti, nessun movimento, se non della mente, nel buio, visto benissimo con gli occhi aperti a descrivere ogni volo di piuma, uscita dal cuscino, a volte rossa, lucida di umori?

E dove, si lancia uno spirito di notte, se il corpo non muove, se la stanza è racchiusa fra i fiati di tutte le bocche che dormono, che vagheggiano parole, sogni, piccoli scatti incastrati, fra le piume, mai uscite dai cuscini, di sicuro bianchissime, lucide di umori?

È quando le piume si incontrano, che sorge il sospetto, nasce la gioia, si curvano impalpabili gli ultimi sottili peli, aggrottati fra loro, poi consistenti, poi frementi, poi fuorvianti, poi leggeri, sospiri, di piume, uscite dai cuscini, forse multicolori, umide di umori.

Sembra quasi una pioggia affilata, soffocante, fra le federe sparse, fra i clamori, a volte bottoni, a volte fiocchetti, di nero, di rosso, di blu, poco bianco ormai più, multicolori, umide di umori, di piume, uscite dai cuscini.

La notte porta tormenti, come fossero torri di gelatina sistemate su vassoi, concavi, convessi, esagonali, portati a mano nelle stanze, fra le federe, sotto il naso, nei ricordi, nelle dolciastre complessità animali. Dove ti trovo se non sei qui? Sarai altrove, fra le scatole di parole, quelle di zucchero colato lentamente, quelle di rugiada, che non ho raccolto mai; bisogna dormire prima che accada, che la goccia superi il limite e si condensi limpida, lucente, esaltante.

Così la notte porta se stessa a dormire, si ingoia fra le lame di spazio lasciate apposta fra le lenzuola, i corpi, le distensioni di rito.
Così la notte porta riposo, o scavalca la soglia di quest’altro mondo, dove nessuna regola è perenne, che sia mia, che sia tua, ne facciamo un panetto di pasta dolce, fruibile, cucinabile mangiabile.

Così la notte porta storie, concepite dal ramo di un fico, sfiorando l’ambra dei frutti, umidi di umori. Le storie galleggiano, si comportano bene, nonostante le strade siano vischiose, anche pungenti; forniscono alibi, piccole carezze, per stordire le piume, gli ultimi peli, aggrottati fra loro, sottili, sinuosi.

E la notte porta la notte, finalmente illusa, di essere al sicuro, di poter conservare, quella mania folle di doversi svegliare, come se fosse passato un solo soffio, una sola piega, un solo solco fra le mura, una sola semplice intesa, fra le dita, racchiuse a sferico luogo di possesso.

È il feticismo della notte, di tutte le sue canzoni, dei colori immersi nel nero, della quiete, unica, insostituibile, sommersa.
Incendiamo la notte, una per una tutte le stelline di carta di riso arderanno, cadendo, scivolando, per ricongiugersi là, dove il desiderio si fa pensiero, direzione, motivo. Fra le piume, uscite dal cuscino, nere, lucide di umori.

collar

La nuova schiava

La nuova schiava ha una nuova dignità, connotata da frizzi sberleffi e paperate varie, non conosce le mezze misure.
Cammina impettita, forte dei suoi seni di gommapiuma, delle sue arie da maldestra e maledetta. Porta in vita una catenella leggera, adornata da campanellini muti, per ricordare la sua condizione, un po’ mediata dalla mutuità.
Procede con andatura ondeggiante, come se cercasse sempre l’onda e non avesse idea del giante, della direzione, del motivo, l’importante è passare il tempo, che va fra un’onda e una passata di smalto sulle unghie del presente.
Ha concetti esistenziali semplici, sforzarsi mai, averne molto, giocarsi tutto, anche il kit di unghie caramellate, per un piatto di larve di falena.
La sua propensione all’umiltà è come una risata cantilenata all’imbrunire su una spiaggia declinante a gradini dolci e lascivi, in una stagione che ombreggia qualunque luce di qualunque sabbia appena intiepidita.
Non conosce i termini, non conosce le tecniche, non nconosce i principi, non conosce nemmeno il perchè ha infilato questo argomento, per questo spesso par che cerchi, qualcosa su se stessa.
Una se tessa poco ambita, se non fosse che per reggere qualche vestitello, qualche ciglia o sopracciglia, qualche motivetto appena intonato, nella ricerca continua di tracce di vita nel giardino delle efelidi.

bird

Il nuovo schiavo

Il nuovo schiavo ha un nuovo abito, connotato da colori molto accesi, non conosce le sfumature.
Cammina ben eretto nei suoi pantaloncini alla caviglia, che mostrano la catenella appoggiata sulla pelle e sul malleolo. Porta in vita una espansione della cintura, dove protegge tutti i suoi supporti multimediali, lontano dagli attributi fisici, ma non troppo, i pruriti sono gli stessi.
Procede con andatura filiforme, come se cercasse sempre il filo e non avesse idea delle forme, della direzione, del motivo, l’importante è passare il tempo, che va fra un filo e un forme.
Ha concetti esistenziali semplici, faticare nulla, ricavare molto, giocarsi tutto, anche la catenella sul malleolo, per un pugno di lenticchie.
La sua propensione all’umiltà è come la fiamma di una candela al suo morire, in una notte luneggiata e vociante, in una stagione che scioglie qualunque cera di qualunque statua appena abbozzata.
Non conosce i termini, non conosce le tecniche, non conosce i principi, non conosce i valori, non conosce nemmeno la distanza fra le sue narici, per questo spesso starnutisce, per liberarsi di se stesso.
Un se stesso poco ambito, più che altro adornato e smarrito nella ricerca continua di tracce di vita sul lato nascosto della luna.

zucca

PumpNut

Sformato di zucca su crema di castagne.

Ingredienti:

Zucca 500 gr (materia ricavata dopo la cottura iniziale)
Castagne per una manciata piena
Uova due
Grana grattuggiato 30 gr
Farina 25 gr
Latte 250 ml
Burro 25 gr o Olio evo 25 gr + Olio q.b. per le altre preparazioni
Basilico fresco
Sale e noce moscata q.b.
Vino rosato un quarto di bicchiere
Brodo vegetale mezzo bicchiere

Tempo occorrente: 40 minuti per la prima parte, 20 minuti per seconda parte + 40 minuti di cottura
Difficoltà: media

Procedimento

Preparazione in due tempi.

Prima parte: Pulire e pelare la zucca, tagliare a tocchetti piccoli e mettere a stufare in padella, coperta, con un cucchiaio di olio d’oliva e qualche fogliolina di basilico, a fuoco piccolissimo, e contemporaneamente mettere a bollire le castagne in pentola coperta, a fuoco medio basso, entrambe le preparazioni per 40 minuti (dal punto di bollitura dell’acqua delle castagne). Schiacciare metodicamente la zucca a ridursi in purea (non passare al mixer per mantenere l’integrità della fibra); lasciare raffreddare del tutto le due preparazioni.

Seconda parte: Preparare una besciamella (il rapporto fra le parti è una costante 50 (burro) per 50 (farina) per 500 (latte) di cui qui useremo 25 su 25 su 250) stemperando la farina nel burro sciolto e tiepido (o olio, stessa quantità) in modo omogeneo e preciso, per poi aggiungere a filo e lentamente il latte, a pentolino ormai sul fuoco, bassissimo, mescolando continuamente. Ad evidente ebollizione, sempre mescolando, continuare per almeno dieci minuti, al termine dei quali salare e aggiungere noce moscata. Grattuggiare il grana e separarne un cucchiaio, per la cialda: aiutandosi con un coppapasta, posizionarlo su un quadrato di carta forno, in una teglia. Accendere il forno posizionandolo sui 200°.

Unire la purea di zucca (se infastidisce togliere le foglioline di basilico), la besciamella, le uova, il grana grattuggiato, un pizzico di sale, mescolando bene. Foderare una teglia non grande di carta da forno e adagiarci l’impasto, livellando e appoggiando bene alle pareti.
Infornare a media altezza per 40 minuti (ogni zucca può generare un impasto diverso come contenuto di acqua, nel caso prolungare fino a 60 minuti). Infornare la cialdina di grana grattuggiato per pochi minuti, nei quali si scioglierà, e toglierla lasciandola raffreddare del tutto, perché riprenda una solida consistenza. Al termine del tempo di cottura dello sformato di zucca, estrarre la teglia e far raffreddare un poco.

Tagliare a metà le castagne bollite e raffreddate, schiacciare le due metà a spremere la polpa morbida (senza impazzire a sbucciare e pelare); schiacciare bene le eventuali parti ancora integre, mettere sul fuoco bassissimo, in un cucchiaio di olio, mescolamdo bene. Unire un quarto di bicchiere di vino rosato, mescolare mantenendo il fuoco bassissimo e lasciare evaporare piano. Quando sia evidente la completa evaporazione unire mezzo bicchiere di brodo vegetale e lasciare evaporare ancora, sempre lentamente. Spegnere quando l’aspetto e la consistenza siano cremosi.

Impiattamento individuale: spalmare la crema di castagne a cerchio ampio sulla base di un piatto piano bianco, ricavare con un coppapasta di diametro inferiore al cerchio di crema di castagne dei perfetti tondi di sformato di zucca, posizionarli sul letto di crema e appoggiare, infilare, inserire a piacere la cialdina di grana sopra il tondo di zucca.

Al gusto: Dolce con respiro moscato e rosato, spinto sapore della crema a contrasto, diverse consistenze in bocca a creare un cerchio di sapori e odori stregati.

marchio

Sarai


Ingannati
ma non recalcitrare, mentre
ti infilo le spine nelle orecchie
nei fianchi, sul ventre
sulle distese del tempo

Inchinati
e non mi disturbare
sto leggendo le tue pieghe
i pori, le lagnanze
le tue mille contorsioni

Invitami
e poi lasciami entrare
fra le costole, nei fori
fra le orde e le emozioni
fra le tue tante ansie

Insegnami
e lasciati insegnare
quello che sei, sei stato
e forse, nelle tue nuove forme
quello che sarai

pegging

Pegging: l’arte di impiolare bizzarre intenzioni

Il termine “pegging” è stato coniato nel 2001 da Dan Savage, giornalista americano curatore del Blog Savage Love e attivista LGBT. Chiese, attraverso un contest, come chiamare l’atto penetrativo di una donna sul partner maschile, usando uno strap-on. I lettori scelsero “pegging”.

Pare che, come tanto cose oggi, si stia scoprendo da poco, se ne parli da poco, peggio, si faccia solo ora. In verità, i vetrai di Firenze, nel Rinascimento, producevano dei falli in cui si poteva mettere del liquido caldo, latte. Pare che sia una pratica vecchia quanto il mondo, e molto in voga nei conventi.

A volte riferito come “BOB”, ovvero “Bend Over Boyfriend, dal produttore del primo video educativo per introdurre le coppie alla penetrazione anale per il maschio.

frusta

Filmografia Sadomaso

La frusta e il corpo – 1963 – Mario Bava

Rapporto sadomasochistico, per i tempi definito di odio/amore, fra un sadico barone e sua cognata, anche dopo la morte dell’uomo. Il tema creò problemi di censura, essendo l’anno 1963 in Italia.

The servant – 1963 – Joseph Loosey

Una storia di inversione fra servi e padroni, in stile barocco, in atmosfere di spietata decadenza, cambia gli equilibri nella relazione sadomasochistica fra un giovane aristocratico e il suo servo.

Il portiere di notte, – 1974 – Liliana Cavani

Un’ebrea sopravvissuta e il suo aguzzino, che lavora come portiere di notte in un albergo a Venezia, si incontrano e intrecciano una relazione sadomasochista. Insane e incontrollate attrazioni legano le ossessioni.

Martha – 1974 – Rainer Werner Fassbinder

Flavia la monaca musulmana – 1974 – Gianfranco Mingozzi

Film ispirato alla vita di Flavia Gaetani, contiene concetti di superiorità delle donne sugli uomini, ritenuti crudeli e ignoranti. Mutilato dalla censura per molte scene di nudo maschile, fu poi vietato ai 18 anni.

Histoire d’O – 1975 – Just Jaeckin

Una splendida Corinne Cléry interpreta “O”, una fotografa, condotta dal suo amante al castello di Roissy, dove sarà assoggettata a rituali sadomasochistici, e apprenderà l’arte della sottomissione. Inizialmente molto tagliato, fu completato da scene mai viste, nel 2005.

Tokyo Decadence – 1991 – Ryû Murakami

Una ragazza squillo accompagna lo spettatore in un labirinto di perdizione, frustrazione e sadomasochismo, in cui lei… e fuori di cui lei, cerca di riportare tempo e luogo in casa sua. Scabrose sequenze ne vietarono la distribuzione in Corea del Sud e Australia.

Secretary – 2002 – Steven Shainberg

Lei è una segretaria incline all’obbedienza, che intraprende una relazione BDSM, che apparentemente la medica, dal suo autolesionismo, e la porta ad ottenere l’amore. Film ritenuto una “commedia romantica dal tocco stravagante”.

Venus in Fur – 2013 – Roman Polanski

Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch è un romanzo erotico del 1870. Attrice e autore di una pièce teatrale, danno vita ad un sottile legame che li porta a confondersi con i personaggi della commedia. Premiato a Cannes 2013.

album

Album

Narrare, porta ad osservare da un’angolatura diversa e comunicarla agli altri; ricostruire e dare senso. La memoria crea una struttura che riporta l’esperienza, considera la situazione nel presente, tiene conto dell’interlocutore, e, il ricordo risulta selezionato e ristrutturato. Nella mente sono presenti “album” di ricordi, rappresentazioni organizzate di esperienze, vissuti, caratteri emotivi, e la parola regala vita, arricchisce, deforma, comunica.
Narrarsi, conoscersi, è comprendere. Il dialogo è rilevante quando diventa creazione nell’anima di chi è coinvolto. La mente non è fondata su strutture cerebrali o sul linguaggio, ma sulle storie e sull’agire. Raccontare è rendere qualcosa che resterebbe sconosciuto, per liberarlo, è respirare, è organizzare il mondo interiore, è attribuire significato. Il Sé narrativo è l’ultima tappa dello sviluppo del Sè che è composto da altri sensi del Sé (emergente, nucleare, soggettivo, verbale); e l’identità, è l’insieme di racconti collegati dal tempo; eventi e possibili soluzioni. Il Sè si evolve, progetta, cerca alternative. Nel racconto agisce e pensa, sente. Sullo sfondo ragiona in modo complesso, sente impulsi. La narrazione addomestica la realtà quando sceglie frammenti e pensa a scenari futuri. La storia del Sè è un racconto breve, che si estende e si connota di molteplicità quando viene verbalizzato. Ciò che è nel presente, ciò che era nel passato, si sintetizzano in una identità narrativa e comprensione di se stessi.
C’è un compito, ci sono prove, ci sono aiutanti e opponenti, c’è un programma, ci sono logiche affettive, ci sono ruoli.

pioggia

VAPORI D’ORO

La bocca aperta, la lingua rappresa, il corpo asciutto, il suolo disteso.

Aspetti il gesto, aspetti l’intenzione, l’incrocio fra occhi e cielo, e la pioggia sul tuo viso.

Potresti toccare il tempo, l’odore delle gronde, il muschio fra le gambe, le ginocchia tese.

E solamente attendi, che si rompa il suono, scrosci su di te in fiumi, in gocce e vapori d’oro.

auber

AUBERDOLL

Dolling: la pratica di pulire e pelare molto bene le verdure, la frutta, usare per il proprio piacere, poi farli mangiare.
Dolling up: la pratica di mettere in bel modo, rendere attrattivo, pelare e pulire verdure e frutta in cucina.

Ingredienti:

1 cipolla rossa media
1 zucchina verde scuro media
1 melanzana striata (perché ci piace così) media
2 mezzi gusci d’uovo (2 quarti di bicchiere) di vino bianco
4 susine rosso scuro medie
6 foglioline di basilico piccole
1 pizzico di sale
olio evo

Tempo occorrente: 40 mins totali (la preparazione si delinea in affiancamento alla cottura)
Difficoltà: media

Procedimento:

Pulire e tagliare la cipolla in piccoli tocchetti, non sottile, non grossolana, e rosolare a fuoco vivo in una pentola a bordi alti, con una base uniforme di olio evo, per cinque minuti.
Mescolare
Pelare una zucchina verde scuro molto bene, avendo cura di lasciare lunghe strisce di buccia intere; fare a tocchetti e aggiungere, continuando a rosolare a fuoco medio.
Mescolare
Pelare una melenzana striata, ridurre a tocchetti, aggiungerne alla cottura per metà; continuare a rosolare.
Mescolare
La rosolatura diventa quasi asciutta, unire 1/2 guscio d’uovo (1/4 di bicchiere) di vino bianco, non secco, corposo, liquoroso. Sfumare.
Mescolare
Aggiungere l’altra metà di melanzana a tocchetti, fuoco medio.
Mescolare
Ascoltare gli odori (il vino si affievolisce).
Aggiungere l’altro 1/2 guscio d’uovo di vino bianco, fuoco vivo, sfumare (l’odore è acuto).
Mescolare
Niente pomodoro in nessuna forma, oggi non siamo sanguinari.
Tutto è culminato, tutto si ammorbidisce, ora si consuma, fuoco moderato.
Aggiungere olio evo, moderatamente, i colori saranno ambrati e verso il rosso tenue.
Quando i liquori sono un po’ rappresi aggiungere:
4 susine, rosso scuro, grandine, non troppo acerbe, non troppo mature, pelate bene (in questo momento saranno dello stesso colore della parte chiara in cottura).
Mescolare
Abbassare il fuoco al minimo (minimo basso), aggiungere:
6 foglioline di basilico, piccole, mantenute intere.
1 pizzico di sale.
Coprire, continuare la cottura per altri pochi minuti.
Impiattare guarnendo con striature di buccia di zucchino verde scuro, accompagnare con vino rosso, corposo, sostenuto, a temperatura ambiente.
Al gusto: Spiccato acido, mediamente consistente con picchi di entrambe le direzioni. La frutta scompare diventando collante plasmatico e nota di sapore.

mogany

Monogamy isn’t a type of wood

Monos, Gamos. La monogamia è massima fra gli uccelli, rara fra i mammiferi. La monogamia potrebbe aver favorito il processo di elevata encefalizzazione nei primati. La monogamia è così rara che è diventata un feticismo. O meglio, i monogami si sono sentititi in dovere di ergersi e dichiarare la loro propensione, a costo di essere elencati in una lista di feticismi. Oltre le osservazioni, gli studi, le motivazioni portate, le sequenze storiche, è possibile affermare che si è monogami per indole? Oppure è una scelta dettata da necessità, da impossibilità, da rigidità, da visioni e desideri.

“La monogamia è parte di me come il masochismo e la sottomissione.”
“Mi prendo cura del mio benessere emozionale, che non va d’accordo con il poliamore.”
“Io credo nella verità.”
“Io scelgo la monogamia perché voglio essere devoto ad una sola persona, spiritualmente, mentalmente, fisicamente, emozionalmente connesso ad una persona.”
“Io sono monogamo di natura.”
“E’ la stessa possibilità di scelta che ho rispetto alla mia eterosessualità o il colore degli occhi. Sì, posso mettere su lenti colorate, ma sotto i miei occhi restano blue, e se le metto troppo a lungo, posso perdere i miei occhi.”
“Non è stata una scelta, io sono così.”
“Ho sempre saputo di esserlo.”
“Sono troppo fragile emozionalmente per essere parte di un gioco a tre o più.”
“Io sono monogamo perché quando sono con te, sono con te, senza se, ma, oppure.”
“Semplice, io non voglio essere ridotto all’opzione di qualcuno e nemmeno voglio ridurre qualcuno ad essere una mia opzione.”
“Perché sono territoriale e protettivo, non voglio sentirmi comparato o in competizione.”

Sono citazioni, alcune; sono sempre riportate al maschile, anche se provengono da entrambi i generi. Sono essenzialmente d’accordo con chi dice: non è una scelta, io sono così; sono anche d’accordo con chi dice: sono emotivamente fragile, non sono in grado di stare in giochi (anche definiti circhi) a tre o più.
Non ci sono considerazioni all’opposto, non è qui in discussione un confronto, semplicemente, mi sono trovata di fronte “la monogamia” in una lista, illustre, di feticismi, e mi sono cascate le braccia, mi è venuto da ridere, e poi ho avuto un attacco di orticaria.

humbler

Humbler

Man Humbler: Due pezzi di legno ad arco, attaccati l’un l’altro e che si aprono come un libro. La base dello scroto è presa fra le curve, e i lati sono sono fermati dietro le cosce e alla base delle rispettive natiche. Chi lo indossa deve tenere le gambe piegate in avanti. Ogni sforzo di raddrizare le gambe, anche lievemente, tira direttamente sullo scroto e causa estremo disagio. Lo strumento ha lo scopo di costringere i movimenti. L’humbler è sostanzialmente come le manette, per lo scroto. La sua origine è fatta risalire all’antica grecia.

Per indossarlo, è necessario mettersi con le ginocchia raccolte contro il petto, inserire lo scroto al centro delle due parti dell’humbler e tirare i testicoli dietro le cosce. Una volta in loco, l’unica posizione possibile è quella fetale, in ginocchio, a carponi, lasciando completamente esposti genitali e glutei. Il suo scopo è sottolineare la difficoltà ad apprendere l’umiliazione, e il periodo di utilizzo non deve superare le due ore, massimo.
Umile, humilem, humi-lis, humi, humus, terra.

L’umiltà è incendiare i propri abiti, raccogliere la cenere e vestirsene, coprendo e scoprendo, fra le mani, i luoghi dove brucia ancora.

cat

Il Gatto Giocava

Il Gatto Giocava sulla Giostra Gustando il Gelato del Giorno e Guardando se in Giro Gravitasse un Gallo, un Ghiro, un Gamberetto da Ghermire, Golosamente.

lampone

A te

Amore mio caro,
a te, che penzoli da ogni ramo io veda, come quella volta che sei salito su e ti dondolavi cercando la mia mano, per collegare terra e cielo;
a te, che rimesti il fondo di ogni immagine che descriviamo, insieme o separatamente, per riaverla, controllarne i contorni e la morbidezza;
a te, che scegli per me i lamponi caldi di sole, scegli per te quelli densi di ombra umida, e poi ce li scambiamo, in bocca, mescolati ai nostri tepori e alle nostre ombre;
a te, che non fai un passo oltre me, avendo voglia di essere avanti a me, per vedermi, dietro a me, per vedermi;
a te, che guardi il mio risveglio al mattino, il mio sonno nella notte, perché io possa sempre incontrare i tuoi occhi, aperti, per me;
a te, che raccogli la lavanda, perché sai che il suo profumo piove su di noi, mescolandosi con l’aria, in gocce odorose di felicità;
a te, che hai aiutato, barbiglio per barbiglio, il gelsomino ad arrampicarsi, nelle nostre ore serali, sul muro che affianca i nostri sguardi, al tramonto;
a te, amore mio, che sei denso di tutto ciò che io credo, e spero, e possiedo, in tutte le mie tasche, in tutti i miei luoghi, in tutti gli attimi;
a te, voglio far sentire i miei passi sul selciato, che tu sappia che arrivo, che tu sappia di me;
a te, quando quei passi non saranno i miei, ma di chi ti reca questa lettera, scritta sul violetto della carta che mi hai mandato, voglio far pensare che sono qui, fra le tue mani, nel desiderio di girarla e rigirarla e averne di più, di me.
A te, che mi conservi come prezioso aroma, in uno dei tuoi vasetti, senza vedermi, senza toccarmi, se non solo raramente annusarmi, sollevando il nastro che vela le chiusure che hai imposto, io voglio rivelarmi, come tu non vuoi che sia. Non ci sono lamponi ed ombre, ma passi verso il ramo, dove sei tu, dondolante ed appeso. Ti tirerò giù, come bambina scalpitante, ti porterò dove non sei, con questa lettera, con queste mani che ti stringono più che possono, ai vestiti, ai capelli, ai colori che hai deciso per me.
A te, con il mio amore e la mia consistenza, mando i doni, nel rimestare li scoprirai, nel precedermi e nel seguirmi li possiederai, nella pioggia di lavanda li respirerai.
Non potrai negarmi, non potevi e non puoi, potrai solo raccogliermi e adornarti, intrecciata ai tuoi lacci, nei tuoi passi, nelle asole dei tuoi pensieri.
A te congiungimi. A te accanto, lascia che io scivoli, silenziosa quando lo preferisci, rumorosa quando ti occorre soverchiare.
A te. Questa è la mia direzione, a te.

mental

Mental – Honor – Predicament

MENTAL BONDAGE

Il Mental Bondage è una forma di restrizione di ogni movimento senza l’utilizzo di messi fisici. Si serve solo dell’obbedienza, al sub è ordinato, sia verbalmente, sia attraverso la gestualità, sia implicitamente, di assumere una posizione precisa, una postura, fino a quando non sia dato il permesso di lasciarla.
Ciò che rende possibile questo è la convinzione che, non riuscire ad entrare nella posizione, spostarsi, o lasciarla, possa condurre ad una punizione peggiore.
Stare in un angolo, essere confinati in una stanza o casa, in terra, posso essere assimilati come forma di Mental Bondage.
“Le polsiere e il collare, le corde e catene, anche la gabbia, sono simboli della presa interiore che il dominante ha su di me. Non devono esistere per me per sentirmi vincolato alla sua volontà. Io sono vincolato dalla sua determinazione. Più saldo è il suo scopo e la sua capacità di portare quella visione della vita, tanto più io sono legato a lui nel tentativo di rendere questa visione una realtà.”

HONOR BONDAGE

L’Honour Bondage è un tipo di bondage che esclude o limita, la necessità del bondage fisico. Invece di utilizzare sistemi di riestrizione, è richiesta una posizione ferma e mantenuta attraverso la forza di volontà. A volte questo può essere rinforzato con qualche lieve reale bondage fisico, in forma da essere facilmente rimosso.
Nella serie Gor di John Norman, si parla di come essere “legato dalla volontà del Master”. Quando il Master dice: “tu sei non legato”, lo schiavo viene liberato dalla richiesta di simulazione ad essere legato. “Bendato dalla volontà del Master” significa che bisogna tenere gli occhi chiusi, “imbavagliato dalla volontà del Master” o sotto “gag law” significa che non è permesso parlare.
Un concetto simile ha il Mental Bondage o Psychological Bondage. La differenza è che questa si basa più sull’imposizione della volontà da parte del Top, che sulla sottomissione della volontà, da parte del bottom.
La restrizione dei movimenti, solo con la mente, la volontà, senza reale legamento fisico, porta al concetto di “legato dal proprio onore”: da questo, il termine.

PREDICAMENT BONDAGE

[Midori aveva due brocche d’acqua, o forse una brocca e un bicchiere. Lei ci disse “Questa è la forma più semplice di Predicament Bondage.” e disse allo schiavo di tenere le mani sollevate in fuori all’altezza delle spalle. Poi mise l’acqua nelle sue mani. Lo schiavo doveva tenere sollevata l’acqua; se avesse fallito, sapeva che Midori avrebbe fallito. Non c’era stata alcuna minaccia dell’ “ira di Midori”. In realtà lei aveva parlato come se fosse dalla sua parte, una parte della sua squadra. La sua simpatia per la condizione dello schiavo, rendeva tutto ancora più crudele, perché lei era chi faceva tutto questo a lui.
Midori spiegò questo. Lei sapeva che la delusione di aver fallito era peggio di qualunque cosa lei potesse fargli.]
Il Predicament Bondage è un bondage in cui il sub deve scegliere fra posizioni scomode. E’ l’arte di costringere una persona in un bondage, in modo che ci siano un numero limitato di posizioni nelle quali possa stare. Facendo questo, la persona mette se stessa in un’altra posizione ugualmente disagevole.

Tipici esempi di Predicament Bondage:

Causando affaticamento dei muscoli, come nel doversi sostenere in punta di piedi, legati in vari punti in alto.
Sollecitando sessualmente, per provocare movimenti incontrollati in una difficile posizione.
Forzare in una posizione curva, con i genitali legati in basso.
Ogni tentativo di “fissare” la postura provoca maggiore disagio, maggiore dolore, nella posizione successiva.
Una forma di edge play che mette il soggetto fra incudine e martello, nel dover scegliere, alternare tra le due posizioni, ognuna delle quali causa la sua dose di dolore. La posizione di partenza è destinata ad affaticare, quella di scelta successiva, è peggio.

riciclo

Il riciclo dei ruoli

Il riciclo è il metodo per recuperare parti dai rifiuti per usarli invece di smaltirli. Si può anche ipotizzare che la discarica sia luogo di ampia frequentazione e fruizione, e che le ceneri possano essere fattivamente usate per scopi accessori, quindi anche la discarica, parrebbe riciclo.
Ma il riciclo evita lo spreco e garantisce più sostenibilità ai cicli di creazione e uso, riducendo la necessità di elementi originali, riducendo energie, riducendo emissioni malposte.
Pare che riciclare sia un’abitudine antica quanto l’uomo, per l’animale non sappiamo, non avendo conservato ad oggi documenti scritti o pittografie.
Il sistema dei “vuoti” rimborsabili, raggiunge la storia dell’uomo in epoche non lontane, non so se in quel tempo fosse doveroso lavare accuratamente i contenitori.
Le guerre, le crisi energetiche stimolano il riciclo, la gestione dei rifiuti è migliorata con scelte che riducano i costi, dai primi passi del processo creativo, produttivo e di smaltimento.
Il riciclo riguarda gli elementi puri, non contaminati da lavorazione o semilavorazione che ne cambi la composizione originale.

Questi elementi possono essere:

  • la vitalità del legno
  • la trasparenza del vetro
  • la chiarezza della carta
  • la morbidezza dei tessuti
  • la plasticità della gomma
  • la duttilità dell’alluminio
  • la durezza dell’acciaio
  • la flessibilità della plastica

Fenomeno moderno è il riciclo creativo, cioè l’utilizzo di dettagli nati per uno scopo, volti ad altro scopo; questo viene definito “fantasia”. Gli viene anche attribuito qualità di risparmio, ancorchè sia supportato da definizioni di estetica, stile, eleganza, che paiono uscire da un manuale del Perfetto Estimatore dei Bisogni Garantiti. La sua lettura è sconsigliata ai deboli di spirito, vino, acqua minerale.
Gli oggetti che ne derivano, sono classificati “unici”; quanto sia unico un cavallo a tre gambe, lo sa solo lui, e anche quanto sia faticoso.

Riciclo, gli italiani lo fanno meglio, e di più… titola una notizia di qualche tempo fa. Il dato significativo vede in testa la “frazione dell’umido”. Sono previsti contributi e premi, coriandoli e cotillons.

shades

Fifty Shades of Chicken

F.L. Fowler

“Voglio che tu veda questo. Dopo saprai tutto. E’ un libro di cucina.”
Lui dice e sfoglia alcune ricette con foto a colori.
“Voglio preparare te, molto.”
Non si tratta solo di farmi raggiungere temperature alte fino a che i miei succhi scorrano liberamente, e poi riposare. C’è da tirare, strappare, riempire, legare strettamente. Cinquanta preparazioni.
Lui promette che inizieremo lentamente, con vino e buona lubrificazione.
“Io controllerò ogni cosa che succederà qui.”
Lui dice.
“Tu puoi andartene in ogni momento, ma finché rimani qui, sei il mio ingrediente.”
Io sarò trasformato da un ruspante uccello in qualcosa, cosa? Qualcosa di delizioso.

Inizia così l’avventura di Miss Chicken, giovane ruspante, dall’innocenza cruda all’estasi del bruno dorato, in questa parodia/libro di cucina.
E in poco tempo Miss Chicken scopre l’emozione pura di diventare il piatto principale. Una parodia in tre atti: Il Pollo Novello – Caduta a Pezzi – Tecniche Avanzate per cinquanta irresistibili piatti di pollo in un repertorio di amplificazione della fame in qualcosa di più.

Cosce in umido, bastoncini di pollo fritti, pollo dolce e agrodolce, pollo con il lardo, ali avvolte nel bacon, pollo aperto a farfalla, come legare il pollo, alette arrostite, pollo schiaffeggiato alla mostarda, e molto altro ancora.

gorgiera

Il collare – Storia

Il Ruff, collare elisabettiano

Il Ruff, la gorgiera, collare di tessuto strettamente raccolto, divenne popolare nel XXVI sec. in Europa. Era disponibile in giallo, rosa, malva, perché la regina Elisabetta aveva vietato il blu, rappresentativo di lealtà alla Scozia. Divenne parte stravagante dei vestiti di corte, e, le più grandi, non potendo essere solo sorrette da amido, erano rinforzate da filo metallico. In Spagna le gorgiere, diventate ancora più ampie, furono vietate da Filippo IV, per ridurre l’esagerato sfoggio nella corte. Perso il fascino nel XVII sec., furono rimpiazzate da collari più modesti, giungendo fino ai colli delle camicie di oggi e aprendo la strada ai girocollo e altri ornamenti.

Il Chocker, europeo

Prima e dopo la popolarità della gorgiera, le donne usavano indossare spessi girocolli o chocker, colletti rigidi. Anna Bolena appare nel suo ritratto con la sua B al collo, e le donne durante la rivoluzione francese portavano nastri rossi al collo per dimostrare la loro solidarietà con i caduti. Chocker che sembravano collari emersero quando la popolarità delle gorgiere decadde, e le donne iniziarono a indossare alte fasce di perle intorno al collo. In linea con la gioielleria ostentata dell’epoca, i girocolli avevano molti livelli ed erano riccamente ornati. Poiché diversi fili di perline, spesso perle, erano chiuse intorno al collo, l’immagine del collare mise radici. Alcune collane arrivavano all’altezza delle clavicole, prima di allungarsi in modo ridotto sul petto. Questo stile introdusse definitivamente l’ornamento di perline e il collare di metallo che evidenziavano le clavicole e il collo. La regina Vittoria rese popolare l’aggiunta del cammeo ad una semplice striscia piatta indossata intorno alla gola.

Il Chocker, nativi americani

Il chocker ha anche una storia interculturale. Per alcune culture native, i collari avevano un significato pratico e spirituale immenso. Fatti da ossa di uccelli, i collare avrebbero protetto la giugulare di chi li indossava e fornito uno scudo spirituale. Gli uccelli non venivano uccisi, si attendeva di trovare le ossa per ottenere la protezione che fornivano le ossa, e, i tendini di cervi o bufali erano utilizzati per legare insieme i collari. Ognuno era fatto a mano per chi lo avrebbe indossato, con il suo immenso e personale significato. Mentre i capi spirituali confezionavano il collare, il destinatario pregava per giorni per attirare il giusto tipo di uccello. Il desiderio di creare il collare spesso appariva in sogno prima che fosse raccolto il materiale per farlo. La tradizione di collari spirituali fatti a mano continua nella cultura contemporanea, influenzando la storia.

Il Collare, moda degli anni ’50

Dopo la seconda guerra mondiale, i giovani americani iniziarono ad esprimersi con modalità ribelli. Usando la loro creatività, le ragazze portavano collari da cane come accessorio ornamentale, e come modo per comunicare la loro disponibilità ai ragazzi. Collari da cani erano anche indossati intorno alle caviglie come a reggere un calzino: portati a destra, indicavano che la ragazza accettava di essere portata fuori.
Al massimo della loro comunicazione di disponibilità, i collari da cani ispirarono collari tempestati di perline e girocolli in plastica sfaccettata. In una suggestiva immagine degli anni ’50, una ragazza sorridente e il suo cane indossano lo stesso collare.

Il Collare, BDSM

Con lo sviluppo delle sottoculture BDSM, il collare assunse un ruolo simbolico importante. Queste culture erano ampiamente sotterranee, e, prima di internet, l’identificazione poteva essere difficile. Interi gruppi di pratiche e simboli si svilupparono nello stile di vita, ma nessuno così ovvio e onnipresente come la collarizzazione. Il collare, spesso serviva come semplice elegante dimostrazione della relazione fra un dominante e un sottomesso, e per celebrare questi legami, nacquero le cerimonie in cui il dominante poneva il collare al sottomesso. Queste cerimonie spesso indicavano un impegno a lungo termine, sottolineato dalla somiglianza del collare ad un anello. I collari usati in questi scenari, variavano: da collari di cuoio con serratura simbolica a collari di metallo che dovevano essere tranciati per essere rimossi.
Gli aspetti dei collari, come i loro colori, assumevano significati diversi, in scene diverse. Come i collari alla caviglia indossati dalle ragazze, potevano indicare la disponibilità, o l’indisponibilità, lasciando agli altri la scelta di come approcciarsi. Come le vecchie scene si dissolsero e i collari furono portati nella tendenza, questi simboli non erano più indicatori di uno status.
Le scene BDSM si modificano, il significato del collare e le cerimonie di collarizzazione cambiano. Le persone, in questo tipo di rapporto, qualche volta appongono il collare durante le cerimonie, indicando che il legame è dinamico e non esclusivo. Altri entrano in relazioni multiple, collarizzate, da cui l’espressione “velcro collars”.

Il Collare, oggi

I collari sono stati adottati nell’espressione dei tempi, ripetutamente, con un accento alla ribellione della più recente incarnazione. Il collare ha legami con la scena BDSM, ma è stato utilizzato in molti modi, culture, tempi, come indicativo di una relazione impegnata o solo nella funzione di semplice accessorio fashion.

Il collare è un dono, un impegno; è simbolo di potenza e totale controllo; non stringe la gola, non blocca il respiro; indossato al collo rappresenta il potere di disporre della vita di chi lo indossa.
Simbolo di scelta, riconoscimento, dichiarazione di proprietà, amore, è l’inizio di un percorso o la ricompensa.
Legame, ubbidienza, dedizione, completamento, motivo di fierezza, è il simbolo della appartenenza.

virgolopatia

Virgolopatia Concentrica

Passione, affezione, cura. Dove hai lasciato l’educazione? Fuori, nel portaombrelli. In effetti l’ho lasciata lì apposta, sgocciolava. Era una mattina di pioggia, ed ogni virgola cadente, con quel suo naturale tintinnio ascendente, si poggiava sulla tela, non tela, dell’ombrello giallo, costellandolo di puntini neri, tremanti di nervoso. Non potevo non chiedere. Che avete tutte, oggi? La risposta era indiscutibilmente rumorosa, così una di loro si prese la briga di fare da portavoce.
La virgola è una sospensione, debole, in quanto ultima dopo punto e virgola e punto; forte, quando cambia completamente il senso della frase. Nasce fra le positure, indicanti le parti del discorso, e tre diverse altezze sulla riga. È la minore, detta comma. Diventa un apice sotto un punto quando i caratteri si fanno minuscoli, poi si fa verghetta, e, assecondando il polso, curva, meno rigida.
La virgola è seriale, apre o chiude, comunica, informa, definisce il tema, in senso testuale.
Sì, ma non è qui la questione, disse la virgola portavoce di una animosità raccolta. E dov’è? Nell’ombrello, non ci piace il giallo, cadendo ci sentiamo insofferenti per tutto quello spazio così odiosamente concesso. Oh, non sapevo, che colore preferite? Il rosso, passione, affezione, cura. E non ci raccontare delle tue papere gialle, che ci sentiamo acne in un laghetto di rane albine.
Raccolta la supplica, o la voce del popolo virgolato, ho spento l’ombrello giallo nel vaso da notte della nonna e ho inalberato un parasole, rosa a pois. Sia mai che i pois possano essere di conforto e ricovero, sia mai che la pioggia cessi, e con essa il dispendioso crollo di ogni civile sostanza, in virgolose assenze dettate dalla fame. Di estraneità.

oche

12 Oche

Qual è il significato del silenzio, in un luogo dove l’unico senso è il parlare, mentre fuori i funghi crescono, le rane gracidano, e i fringuelli fringuellano?
E’ che si è a fette, spalmati su pezzi di plastica, che sfrigolano su tostiere giocattolo.
Ma se soffiasse un vento di intemperie, votate alle inumane imperfezioni, e scompigliasse i capelli, i pensieri incollati, le scarpe spaiate, e i dentifrici di topolino… che succederebbe?
Oh, che i lacci e i tormenti di quelle insane geometrie, si farebbero dolci, lamentosi e persino melensi, e il gioco che vale la candela, e vale anche tre pesci rossi e una tartarughina, si farebbe più arduo, mettendo in seria difficoltà le tostiere, abituate a far saltare per aria le fette, senza modificarle di una virgola, un punto, un punto e virgola.
E allora le sospensioni sarebbero l’unico respiro in una cavalcata delle valchirie, intese come scene di impeti e guerreschi solstizi, ardenti di sonore imponenze e gustose insolenze. E allora, forse, la plastica si scioglierebe al sole, come cera binaria di odorosi cammini, rivoli, saltelli, passi più sentiti, nel silenzio, che si stupirebbe di essersi così tanto imbrogliato in se stesso.
E cosa imbroglia, imbriglia di più, se non l’assenza di briglie, morsi, catene, alberi, orizzonte? Stringere, premere, tessere, manipolare quel raggio di luce che fa persino rumore, quando penetra, assume, staglia.
Dove volano le aquile, non volano i piccioni, non avendo voglia di finire mangiati, digeriti, dimenticati, se non per le acidità diffuse e biancheggianti.
Dodici oche volevo comprare, ma non sapevo volare sul mare, così ho deciso di navigare… dodici oche volevo comprare.

cerebrale

Cerebrale è piovere

Rifletto, sul significato di cerebrale, oggi. È saper usare le virgole? Pause fra gli occhi, fra le mani, fra le gambe. È l’uso corretto dei verbi, la concordanza? Come se l’arcobaleno sapesse che viene dopo l’acqua, insieme alla luce. Forse è sapere da che lato va la chiusura della cinghia, della bocca. È voltare la testa rispetto alla direzione del suono? Magari avendolo sentito, il suono, non coperto dai propri, suoni, quando soverchiano tutto.
È camminare a piedi dritti? Per forza se la linea è sottile e l’unico percorso. Sono davvero perplessa. Non è che significa… masticare a bocca chiusa? Non mettersi le dita nel naso? Qui dicono: “È umido eh?” Che ha il senso di: “È chiaro che ciò che la tua testa contiene, si sta gonfiando per l’umidità; segatura”.
È distinguere la tridimensionalità? Forse. Sai quella cosa per cui se giri una persona ha persino il dietro? Ed è diverso dal davanti, diosialodato. Ma, meraviglia, ha anche uno spessore, a volte, non sempre.
La pazienza mi si incrina. Si scioglie come cristalli di gommalacca in alcool, a 95°, sia chiaro.
E posso laccare le ultime foglie verdi, gli ultimi petali di rosa, solo i bianchi, è dichiarato, così da ritrovarli ancora per tutte le stagioni che vengono. Bruniti, è il costo.
Forse significa saper usare le vocali? Povere vocali, il trogloditico avocalico postmoderno non le considera. Mi sento stupida, tutte le mie penne, piume, piumini, rabbrividiscono a questo sanissimo pensiero.
Cerebrale. Spiegatemi cosa significa, io non ci arrivo. nella mia testa ci sono grilli, rane, lucertole, serpenti. Ogni tanto qualcuno si sporge un po’ da un occhio, dal naso, mi fa il solletico e lo rimando dentro, a controllare il tasso di umidità della segatura: quello è imprescindibile. Forse passerò alla limatura di ferro, considerando la ruggine un dono di dio.
Dio è cerebrale? ma no, ma dai. Che pensiero blasfemo.
Oh. Blasfemia. È cerebrale? Una gara di sputi verso un bersaglio in movimento. Produrre saliva è cerebrale? Magari il cerebro suda.
Non ci arrivo, nei tempi da cui vengo non era un problema. Era, punto. Oddio, me lo sono mangiato? Bevuto. Ci cammino su? Devo badare a dove metto i piedi, non vorrei mai calpestare qualche strana, nuova, espressione di esistenza.
Quindi, dopo questa sequenza di domande che appendo ai fili della biancheria stesi fra due rami dell’albero di Giuda, mi allontano un po’ e rimiro l’inquadratura: natura morta.
Nulla gocciola, nemmeno un nasino raffreddato.
Ma piove. Piovere è cerebrale, sicuramente. Ti inzuppa, ti fa correre. Ti fa sentire il rumore dei passi. Ti raggiunge, da sopra a sotto. Ti sorprende.
Cerebrale è piovere. Ho un ombrello rosa, molto rosa, davvero rosa.

#Datemiunombrellorosaeripareròilmondo. Anche un cacciavite a stella, è meglio.

giallo

Ode al Giallo

Giallo, in sottofondo costellato da fiori turbati di acqua marina e nero; spunta il magenta elettrico, e sostiene.
Giallo, solitario o a grappolo, con petali dispari, non comune, liberatorio per ogni tensione.
Giallo, come un enorme borsellino, come la borsa magica, come la pelle e il tempo, come il viaggio.
Giallo, papera e piscinetta, giallo per contenere il giallo, giallo sul giallo riflesso nel vetro.
Giallo, fiocco in vita, sottogonna frivolo, veli su veli in inno alla vita, alla danza.
Giallo, balza impudica che si stacca dal nero velato e seducente; giallo a scandire altezze e ad annunciare pelle.
Giallo, stringhe e lacci e costrizioni, sostegno, struttura, traboccamento, vittoria.
Giallo in mano e per mano, sulla mano, cucito a impuntura evidente, pelle su pelle.
Giallo becco e zampe, ali e cerniere, contenuto, serietà e concetto.
Giallo, ancora pelle, ancora cerniere, ancora odore di concia e di stallo; giallo sportivo, leggero, gaudente.
Giallo bretelle raccolte a fiocco, vita svasata, non corto, non casto, non solo gioioso; una nota di stile, il sol.
Giallo, non finirà questa ode al giallo, è appena al suo inizio, intrisa di nero, scortata, bordata, scandita, a mosaico, strofinata, di seta.

lucci3

Incontriamoci fra le Lucciole 3

Raccolta di assoluti (CORO: UNA VOCE), frasi di approccio con relativa risposta o breve dialogo (CORO: DUE VOCI) , divina presenza (E DIO DISSE) e trittico di acronimo (BDSM).

CORO: UNA VOCE

Ognuno si sveglia quando la sua finestra lascia passare luce.
Ironicamente stendiamo i panni, i colori nell’ordine dell’iride.
Il pentimento penetra pesantemente imponenti premesse.

CORO: DUE VOCI

Cerco schiava a Roma… 27enne dotato ed esigente
Sotto a scolapiatti e sopra a imbuti e mestoli, là ci sono gli annunci

La tua fantasia più perversa?
Formichine che formano cordicelle di percorsi fra le dita

CORO: UNA VOCE

L’avocalicità rapprende.
L’apparenza, appare.
Stiamo scartando baci.

CORO: DUE VOCI

Mamma mia
Cercare di parlare con te
è come far entrare un cammello panciuto nella cruna di un ago cinese

Ma di che parliamo?
Ah boh, è un discorso traslucido
che scivola su gocce di rugiada tarda mattutina

CORO: UNA VOCE

Abbi il coraggio di delucidare, metti la cera, togli la cera.
Le scadenze sono scadute e scandite in modo scandaloso.
Questa è l’enfasi della prima volta, ardore della risposta caramellata.

CORO: DUE VOCI

Ciao, posso una domanda?
Eh
Ti senti + passionale o + porca?
Mi sento in disaccordo armonico coi gusti di frutta del gelato

Monolitico ergersi della presunzione postuma
Puoi tradurre per i contadini? 🙂
Certo, rape e ravanelli

CORO: UNA VOCE

I sapientoni si prodigano in sapienza, i giudici in giudizi, i fringuelli in cinguettii.
Notavo la presenza, in questo salottino congelato in silenzi di gelatina.
Add..uciamo add..olciti add..ensamenti add..irittura add..estrati.

CORO: DUE VOCI

M o f?
Dunque vediamo..tette, capelli lunghi…direi f
Che inclinazione hai?
In basso a dx

Ma l’educazione???????????????
E’ fuori nel portaombrelli

CORO: UNA VOCE

L’incoerenza è saltellante come una pulce d’acqua fra i rumori soliti e stantii.
L’amicizia… è una gocciolina di rugiada su una carta di caramella a terra, la memoria del dolce.
Abbiamo sancito le terribili evidenze e le precarie apparenze… che, forse, fanno venire fame

CORO: DUE VOCI

Usi msn?
No… uso lo spazzolino elettrico

Meglio che vada a nanna
Sì sì… conosco
Conosci?
I pensieri sotto al tendone di un circo

CORO: UNA VOCE

E’ la sindrome delle Conquistate Evanescenze nelle Perdute sembianze.
La notte è fresca… entra dalla finestra con il suo vestito di buio e lo appoggia con decisione su tutto.
Fuori dagli schemi, saremmo folli… siamo, io sono nei miei, schemi… qualche compostezza non rovina l’anima

E DIO DISSE

e dio disse
spegnete le abat-jour

e dio disse
non fate scherzi, tirate fuori il mio calzino blu

CORO: UNA VOCE

L’anima subdola e malefica non può non contemplare la memoria storica.
A me piace che la dissolvenza della ragione sia inversamente proporzionale alla dissolutezza della forma.
Sono plurilaureata in Psicosomatizzazioni & Pistacchi.

E DIO DISSE

e dio disse
salviamo le piume delle oche dall’usura infelice

e dio disse….
datemi due pere e vi farò la macedonia

CORO: UNA VOCE

E si fondono i timori e le arguzie in ali assopite di libellula.
R sarebbe… relativamente repulsiva rispetto ratti e rododendri.
Sai quanta serietà ci vuole a tenere su un castello di vento.

E DIO DISSE

e dio disse
pioverà fino a che io vorrò
e fino a che sia perfetto il mio pediluvio

e dio disse
non disturbate il mio pesce rosso

CORO: UNA VOCE

Le fesserie sono rotolanti palline giù da una scala a chiocciola.
Diosalvilefalene.

Che non sta né in cielo, né in terra, né nei calzini rigati.

E DIO DISSE

e dio disse
datemi il phon, che ho i capelli bagnati

e dio disse
posate le buone intenzioni e inforcate gli occhiali da sole, sto per incazzarmi

CORO: UNA VOCE

Mi si ammoscia la stufa e la percezione insolubile.
L’indolenzimento obliquo.
Nobel dell’azzardo euforico.

E DIO DISSE

e dio disse
datemi una bustina da the e qualche zolletta di zucchero, bruno

e dio disse
datemi tre piume e io vi farò volare, fuori di qui

CORO: UNA VOCE

Inauguriamo questa sera l’ “Era del buon senso” , l’avvenuta presa di posizione sulle asserzioni insolventi e le inserzioni conturbanti, a vantaggio di una nuova visione dinamica dello svolgersi e riavvolgersi della rotella di liquirizia.

Le anime pretendono luce, fuoco di attenzioni e direzione, e ombre, incrociate in diverse forme di tono, per ogni passo indietro, e indietro, e indietro; se non ce l’hanno, si incorniciano in capricci di buio, pestano i piedi nei segni per terra.

Ci sono dinamiche sinuose e dinamiche sbriciolate…le prime sono spirali di zucchero filato, dal bastoncino al diametro più ampio, le seconde sono solo il materiale del futuro fondere di nuovo.

E DIO DISSE

e dio disse
manca un po’ di sale nel brodo

e dio disse
stasera mi va di essere ventoso; dopo, pettinatevi

CORO: UNA VOCE

Il vuoto andò dal pieno e disse… mi dai un pochino di spazio?
Il pieno, sbadigliò e rispose… se lo trovi, quanto ne riesci a contenere, nel palmo della tua mano
Il vuoto si guardò le mani, non sapeva quale fosse il palmo e non sapeva come contenere

Un tempo i codici erano importanti e rigorosi, oggi i codici sono macchie di marmellata sulla maglietta appena lavata dalla mamma… diventeranno la comunicazione gutturale di domani

Le chat bdsm sono sempre state le migliori, per la loro serietà, le regole e perché i temi non erano vincolanti; ci si stava molto bene prima che calassero i barbari e che il genero umano gocciolasse cervello dal naso e vocali dalle orecchie.

BDSM

Bisogna Decidere Sostanziali Mutamenti
Barbaramente Destreggiamo Sordidi Mestieri
Bello Desiderare Solamente Matite

CORO: UNA VOCE

Atti e attenuanti attingono agli attimi.
Il mimetico domato.
Torno a ricamare nel vento.

lucci2

Incontriamoci fra le Lucciole 2

Raccolta di assoluti (CORO: UNA VOCE), frasi di approccio con relativa risposta o breve dialogo (CORO: DUE VOCI) , divina presenza (E DIO DISSE) e trittico di acronimo (BDSM).

CORO: UNA VOCE

L’ineleganza non riesce mai ad appaiare le calze.
I dubbi sono cibo e diletto.
Oh… una frase seria è la devastazione delle assurdità incalzanti.

CORO: DUE VOCI

Mia cara, hai esperienze da schiava? sei di ?
La penuria di menti, trasforma tutti i tentativi in suppliche alla menta, tuo caro

Lei che lavoro fa?
Cosa pensi che io faccia? la Candeggiatrice di Intenti e Portenti su base Analitico Sussidiaria?

CORO: UNA VOCE

Il concetto maschile di vivi o morti è in cm di irriverenza.

Ognuno s’intinge nella sua normalità.

Questa corsa alla normalità è far girare l’hula hoop con indosso un tutù.

CORO: DUE VOCI

Ciao sei snella o formosa?
Sono procellaria

Poso in pvt ?
Se posi, posa, poter, non puoi

CORO: UNA VOCE

Le vie del signore sono infinite, quelle della signora disseminate di capricci e incongruenze.
Esce solo a tratti… tra gli sbuffi della carta crespa.
Si dice che… si direbbe se ci fosse qualcosa da dire… ma dicendo ciò… è indicibile il dir che si dica… vero?

CORO: DUE VOCI

Dominatrice?
Ah sì, sempre, comunque, di ogni piuma di struzzo
Adoro la Donna che si sente Dominatrice. Sempre.
Io adoro le piume di struzzo

Bukkake ?
E’ l’arte giapponese di comporre asparagi
Ah capito, e che si fa con gli asparagi?
Si fa arte, si medita sulla complessità dell’asparago nel quotidiano

CORO: UNA VOCE

La completezza è un gelato al gusto giusto, in un cono dalla fragranza giusta. in un giorno con una temperatura giusta.

Mi pare un altare votivo dove a forza di mettere ceri c’è una cascata di cera fino a terra, come una lingua ansante.

La falsa sapienza si arrovellava sulla saputa falsità e sulla supposta verità, sfrigolando come una castagna al fuoco.

CORO: DUE VOCI

Ciao creaturina… sto cercando una donna calda e riservata per giocare al cell o dal vivo… che ne dici… ti va???
No, puoi pure mollare i puntelli

Ciao, ti cerco donna , sei tu ?
No io sono un pesce rosso
Have you msn o skype?
Ho un bel vaso con conchigliette

CORO: UNA VOCE

Il mondo sta in una lampada.
La pioggia non bagna, la pioggia diluisce.
I ponti sono pretesti di passaggio indenne.

CORO: DUE VOCI

Io una volta sono entrato con sara_cinesca e mi hanno aperto 2.500 pvt
E sono riusciti? (a tirarla su)

Sola?
No, ho 34 paperelle, 26 coniglietti e 12 grilli salterini

CORO: UNA VOCE

Dottamente addetta alle idiozie…
Tratti… “I simboli e le eclissi nella cosmofonia storica”.
Divine attitudini e distolte inquietudini.

CORO: DUE VOCI

Mi fai sorridere..
Bene, sorridi
E un tantino emozioni
Sì, come le bolle del pluriball

Beh liberarsi della gelosia è una via per l’illuminazione
Ossì… come dello stecchino del gelato
Dipende, non è una strada per tutti 🙂
Prima di averlo finito.

CORO: UNA VOCE

Penso che per capire l’arcobaleno, tu debba essere pioggia, sole, acqua e anche che tu abbia rinunciato all’ombrello.

La tua Mistress è in Lapponia in viaggio mistico, tornerà raggiante con nuovi modi di far crescere i limoni su mattonelle di ghiaccio.

La ristrettezza dei dati conosciuti è pari al volume della gelatina mentale sottovuoto.

CORO: DUE VOCI

Abbiamo sempre un’ebbrezza da pvt da consumare
Una b? due b? due
Facciamo tre?
No, su tre, una sgocciola

Luce per chi mai si è inoltrato nelle oscurità degli abissi
Una talpa?
O un cavaliere audace
Una talpa con il cimiero

CORO: UNA VOCE

Sto scoprendo la paura e le stelle, sono simili, irrompono nel buio.
Considerato che le evidenze incalzano…. incontriamoci fra le lucciole.
Sono vapori, non sensazioni, chissà che fine hanno fatto le pozze sulfuree.

CORO: DUE VOCI

Anche qui è sceso il silenzio, la notte…
Cioè si sono aperte le membrane dei diversi attimi?

Vorrei le togliessi, puoi?
Le remore? Le scarpe, le smorfie del viso? Le riserve, le impressioni che tu sia un emerito carciofo? no, non posso

CORO: UNA VOCE

Il whois è un po’ come lo spirito santo: c’è ma non si vede, non si sa, non.
La magia non è far cose impossibili ma rendere possibili le cose.
Sta nevicando tutto lo zucchero a velo che gli dei avevano respirato d’estate

CORO: DUE VOCI

Ossignore
Crisi mistiche, vedi il Signore 😉
Sì, cammina sulle acque piovane

Leggi, ci sono molte informazioni interessanti
Beh, la lunghezze delle corde, la circonferenza delle sensazioni uditive, la profondità dei cestini della cartaccia, l’ampiezza delle ciotole da cani e quanto è lungo un guinzaglio

CORO: UNA VOCE

La comprensione è una bustina da the.
La logica non trascende, tramanda.
Siamo errabondi, erroriferi, errafondai

CORO: DUE VOCI

Qua so’ quasi tutti dotti…
Dotti e ridotti

Ciao , libera per me ?
No, la mamma mi ha appena chiamato

CORO: UNA VOCE

La logica è vittoriosa anche in un anatreto, torna l’equilibrio fra penne, piume, piumini.
Flirtare con i funghi ti porta in dono il sottobosco.
E’ quello che fanno le semplici anime scese dalle nuvole dai falsi supplizi.

CORO: DUE VOCI

Ciao.. io sono in viaggio in treno.. e te?:P
In viaggio in nave
Anni?
1492

Serata tranq
Essì, cerchiamo accordi e intese
🙂
Siamo solo al primo rigo del pentagramma però, con mano tremula

CORO: UNA VOCE

Elasticità soporifera.
Un decametro di dissonanza.
Il doppio senso istologico.

CORO: DUE VOCI

…Quanto tempo
Davvero…
Le frazioni degli attimi si accavallano inquiete e arruffate

Fifa?
Non gioco ai giochi di calcio, solo simulatori
Fuorviante immersione fortemente ambigua…

lucci1

Incontriamoci fra le lucciole 1

Raccolta di assoluti (CORO: UNA VOCE), frasi di approccio con relativa risposta o breve dialogo (CORO: DUE VOCI) , divina presenza (E DIO DISSE) e trittico di acronimo (BDSM).

CORO: UNA VOCE

Se il pieno gocciolasse appena un po’ nel vuoto, ci sarebbe già frastuono
C’è da fare un manuale delle imperfette assonanze, con le vostre frasi di approccio in pvt.
Che mestiere fai, assaggiatore di corte, impilatore di confezioni vuote, estintore di ultime gocce?

CORO: DUE VOCI

Sei sexy quando rifletti
Dipende dallo specchio pomposo

Che cos’è l’eleganza x te?
E’ una linea di piume che scuote l’anima

CORO: UNA VOCE

L’amore è un fumetto in BN con quattro strisce.
Gli schiavi si sono estinti, quello che resta sono seggiolini vuoti.
Vestite di scemenze, le verità sorridono.

CORO: DUE VOCI

Cosa mi regali per natale?
Un quarto d’ora di silenzio

Mi sento schiava anche io
Forse con una doccia ti passa

CORO: UNA VOCE

La concezione di sé è una torre di frittelle.
Diocisalvi, dalle inadempienze atmosferiche e dai frutti di bosco.

Se piove sulle ragnatele, ci saranno zone bagnate in modo disadorno.

CORO: DUE VOCI

Ho bisogno di un consiglio, tra poco il mio ragazzo viene da me, ho saputo che è feticista, cosa devo fargli?
Un caffè

Che è sta idiosincrasia?
L’idiosincrasia è quella goccia di colla ambrata appiccicosa che a volte vedi colare da una fenditura di un tronco

CORO: UNA VOCE

Pare che la macchina dello zucchero filato tossisca, invece di filare batuffoli di lanetta dolce.
Devo staccare un momento e monitorare le distrazioni conclusive e le uova fresche.
A volte mi pare di dover dare spiegazioni dettagliate sulle facce di monete di cioccolato.

CORO: DUE VOCI

Che rimedi ci sono contro i peli incarniti?
Severi rimproveri?

Ciao a cosa associ 20 den?
Un giuda di poche pretese

CORO: UNA VOCE

Qua si cammina fra le tagliole dialettiche.
Ambisco alla dissolutezza della sapienza.
Scorci mentali, esigui.

CORO: DUE VOCI

Hai acceso la mia curiosità
Addirittura, e come ci vedevi prima?

Nelle tue parole c’è una nota di tristezza
E’ il rubinetto che sgocciola

CORO: UNA VOCE

Parlo la lingua degli “Antichi e mai sopraggiunti Dotti e Maestri delle Occulte Propensioni”, e nel frattempo guardo borse leopardate.

Abbracciamo gli apostrofi, innalziamo gli accenti, offriamo doni alle interiezioni, illudiamoci con le acca e rendiamo merito alla durezza delle “c”.

E’ una giornata tersa e limpida e ventosa… le fronde sembrano ciocche di capelli in un improvviso sguardo che si volta.

CORO: DUE VOCI

Cosa fai nella vita?
Inneggio alle sacre assonanze

Farai strage, come sempre
Di cuori e di tendoni

CORO: UNA VOCE

La demenza non demorde, a volte demanda.
La certezza ingoia, l’incertezza mastica.
Giovani di poche speranze e di poche vocali.

CORO: DUE VOCI

Come hai le tette?
Alla coque

Pissing?
In fondo a destra

CORO: UNA VOCE

Mi pesa non aver messo una virgola, ma sono virgolocentrica, ultimamente.
Nessuno è ingenuo oggi, maneggiano esplosivi come fossero brioche, e lo sanno.
La ristrettezza mentale umana conferisce ai punti di vista, angoli visitati solo dai ragnetti.

CORO: DUE VOCI

Mistress professionista?
No, dedizione assoluta alle incompletezze e incertezze umane

Ciao, imponi o subisci?……??
Impongo alla porta di aprirsi al mio passaggio, subisco il fascino delle margherite

CORO: UNA VOCE

La Tassa sull’Abnegazione Silenziosa ed Insistente
I secoli non pesano mai, sono gli attimi a pesare.
Io non amo i bozzoli letargici.

CORO: DUE VOCI

Mi piace il sadomaso da provare
In versione trial?

Se si facesse avanti non sarebbe piu’ Dasolo
Non lo farà credo, preferisce stare Dasolo
I dasolismi non mi piacciono

CORO: UNA VOCE

Non capisco la necessità di calcare un palcoscenico macellando concetti.
Le nebbie sono vampate di nuvole che si accalcano alle pendici della montagna.
Se prendi questi tre gatti per definire una visione di insieme, finisce che quello che si vede sono tre lische vecchie.

CORO: DUE VOCI

Come sarebbe il tuo ideale di persona interessante?
Tre teste, due code, sei zampe e un rastrello

Sei f o m?
Sono r, rumorosamente restia rispetto a risposte

CORO: UNA VOCE

Le virtù teologali sono state sostituite dalle vanità testuali.
Ho tasselli di cani in terra da scavalcare con cura.
Con il fiato sul collo del piede.

CORO: DUE VOCI

Disse il ragno al rododendro… avvolgiamoci
E com’ è finita?
In un idilliaco inganno

Non so, non seppi
E non zeppe
Non zeppe perché non voleva zapere

CORO: UNA VOCE

La deturpazione planimetrica dell’oblio è fioritura nascente.
Sono laureata in Dissonanze & Adiacenze (Miste).
Sto gelando, accendiamo le torce dei lumi serali.

CORO: DUE VOCI

Io uso il pvt
Io la carta igienica

Sei sposata o cosa?
Cosa

CORO: UNA VOCE

Tolemaiche turpitudini… tt
Supposizioni assorte in posizioni inerti.
Capitomboli madreperla.

CORO: DUE VOCI

Cosa ne pensi del sesso virtuale?
Penso che le carte di caramelle non siano commestibili

Ma sempre il pvt pieno di proposte porcaccione avrai
Vabé, le appendo al muro delle illusioni votive

sandman

Sandman

Ole Lukøje – Ole Chiudigliocchi – Omino del sonno

Ole Chiudigliocchi (titolo originale: Ole-Lukøie, 1841) è una fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen. La fiaba è stata pubblicata per la prima volta il 20 dicembre 1841, inserita nella raccolta di fiabe Eventyr fortalte for Børn. Ny Samling. Tredie Hefte. 1842. (Fiabe raccontate ai bambini. Nuova raccolta. Terzo tomo. 1842.).

Nello scrivere Ole Chiudigliocchi Andersen si ispira al personaggio benevolo dell’omino del sonno, tipico della cultura popolare nordica e tedesca, portatore presso i bambini di buon sonno e di sogni d’oro. Il suddetto induce i bambini al sonno soffiando sabbia magica – laddove Ole Chiudigliocchi usa spruzzare latte con la sua siringa magica – sui loro occhi.

Ole Chiudigliocchi

In tutto il mondo non c’è nessuno che sappia tante storie quante ne sa Ole Chiudigliocchi. E come le sa raccontare! Verso sera, quando i bambini sono ancora seduti a tavola, o sulle loro seggiole, arriva Ole Chiudigliocchi, sale le scale silenziosamente, perché cammina senza scarpe, apre lentamente la porta e plaff! Spruzza un po’ di latte negli occhietti dei bambini, poco, poco, ma comunque abbastanza perché loro non riescano più a tenere gli occhi aperti e perciò non lo vedano; sguscia dietro di loro, gli soffia dolcemente sul collo e subito sentono la testa pesante, ma non tanto da far male; perché Ole Chiudigliocchi vuole il bene dei bambini, desidera soltanto che stiano tranquilli, e loro sono davvero tranquilli solo quando finalmente vanno a letto e devono stare zitti perché lui possa raccontare le sue storie. Quando i bambini finalmente dormono, Ole Chiudigliocchi si siede sul loro letto; ha un bel vestito, un mantello di seta, ma è impossibile dire di che colore è perché a ogni suo movimento ha riflessi ora verdi, ora rossi, ora blu. Tiene sotto le braccia due ombrelli, uno pieno di figure, e lo apre sopra i bambini buoni che così sognano per tutta la notte le storie più belle, l’altro invece non ha niente e viene aperto sui bambini cattivi che così dormono in modo strano e quando si svegliano la mattina, non hanno sognato niente. Ora ascoltiamo come Ole Chiudigliocchi per tutta una settimana si è recato da un bambino di nome Hjalmar, e sentiamo che cosa gli ha raccontato. Sono sette storie in tutto, perché ci sono sette giorni in una settimana.

Lunedì

“Stai a sentire!” disse Ole Chiudigliocchi, dopo aver messo a letto Hjalmar “ora voglio addobbare la stanza” e così tutti i fiori dei vasi si trasformarono in grandi alberi, che allungarono i rami fin sotto il soffitto e lungo le pareti così da far diventare la stanza una bellissima pergola, e tutti i rami erano carichi di fiori e ogni fiore era più bello della rosa, profumava deliziosamente e, se lo si mangiava, era più dolce della marmellata; i frutti brillavano come fossero d’oro e poi c’erano panini dolci che scoppiavano perché pieni di uva sultanina: era davvero incredibile. Ma in quel momento si sentirono lamenti spaventosi venire dal cassetto del tavolo, dove Hjalmar aveva riposto i libri di scuola. “Che succede?” esclamò Ole Chiudigliocchi andando al tavolo, e aprì il cassetto. Era la lavagna che soffriva e si sentiva oppressa perché c’era un numero sbagliato nell’operazione di aritmetica e stava per buttare tutto all’aria. Il gessetto, legato a una cordicella, si agitava come un cagnolino, perché voleva aiutare la lavagna a fare l’operazione, ma non ci riusciva. Poi anche il quaderno di calligrafia di Hjalmar cominciò a lamentarsi, era proprio straziante da ascoltare! Su ogni pagina si trovavano in colonna tutte le lettere maiuscole, e vicino quelle minuscole – erano il modello di calligrafia – e di seguito si trovavano altre lettere che credevano di essere identiche alle prime, queste le aveva scritte Hjalmar e sembrava fossero cadute giù dalle righe su cui avrebbero dovuto stare. “Guardate, è così che dovete stare!” dissero i modelli “così, ancora un po’ da questa parte, con un colpetto!” “Oh, ci piacerebbe proprio”, risposero le lettere di Hjalmar “ma non ci riusciamo, siamo cosi deboli!” “Allora vi daremo la purga!” esclamò Ole Chiudigliocchi. “Oh no!” gridarono le lettere, e si drizzarono che era un piacere guardarle. “Ecco, così non abbiamo tempo di raccontare la storia!” commentò Ole Chiudigliocchi “ma voi dovete fare un po’ di esercizi, un-due, un-due” e così le lettere fecero un pò di ginnastica e diventarono dritte e robuste proprio come i modelli; ma quando Ole Chiudigliocchi se ne andò e Hjalmar al mattino andò a guardarle, erano deboli come il giorno prima.

Martedì

Non appena Hjalmar fu a letto, Ole Chiudigliocchi toccò con la siringa magica tutti i mobili che c’erano nella stanza e subito questo cominciarono a parlare, e tutti raccontavano di se stessi eccetto la sputacchiera che se ne stava zitta e arrabbiata perché gli altri erano così vanitosi da parlare solo di sé e pensare solo a se stessi, e non pensavano affatto a lei che se ne stava sola in un angolo e si faceva sputare addosso. Sopra il comò era appeso un grande quadro in una cornice dorata; rappresentava un paesaggio, si vedevano alberi alti e antichi, fiori tra l’erba e un grande lago con un fiume che scorreva dietro il bosco, passava davanti a molti castelli e si gettava infine nell’immenso mare. Ole Chiudigliocchi toccò il quadro con la siringa magica e subito gli uccelli cominciarono a cantare, i rami degli alberi a agitarsi e le nuvole a passare nel cielo, tanto che si potevano vedere le ombre sul paesaggio. Ole Chiudigliocchi sollevò il piccolo Hjalmar fino alla cornice e il bimbo infilò le gambine nel quadro, proprio tra l’erba alta, e lì rimase; il sole splendeva tra i rami degli alberi e giungeva fino a lui. Corse fino al lago, salì su una barchetta che si trovava lì, colorata di rosso e bianco, le vele splendenti come argento, e sei cigni, con una corona d’oro intorno al collo e una stella azzurra che brillava sul capo, diressero la barca attraverso i verdi boschi, dove gli alberi raccontavano di giganti e di streghe e i fiori narravano dei graziosi elfi o di quello che avevano sentito dalle farfalle. I pesci più belli, con le squame che sembravano d’oro e d’argento, nuotavano dietro la barchetta, ogni tanto spiccavano un salto e ricadevano di nuovo in acqua, e gli uccelli, rossi e blu, grandi e piccoli, volavano in due lunghe file seguendo la barca, i moscerini danzavano e i maggiolini facevano bum, bum. Tutti volevano seguire Hjalmar, e ognuno di loro aveva una storia da raccontare. Era proprio una bella gita! A volte i boschi si infittivano ed erano tutti scuri, a volte sembravano splendidi giardini rischiarati dal sole e pieni di fiori, e c’erano grandi castelli di vetro e di marmo; sui balconi erano uscite le principesse, e erano tutte bambine che Hjalmar conosceva, perché aveva giocato con loro altre volte. Tesero le mani verso il ragazzo e ognuna aveva un maialino di marzapane molto più grazioso di quelli che si comprano dalla venditrice ambulante, e Hjalmar afferrò il maialino di marzapane mentre passava con la barca, ma la principessa lo teneva ben stretto, cosi ognuno rimase con un pezzo di maialino, lei col più piccolo, Hjalmar col più grosso! A ogni castello stavano di guardia principini che salutarono con la sciabola d’oro e fecero cadere una pioggia di canditi e di soldatini di piombo; erano ottimi principi! Hjalmar passava ora attraverso boschi, ora attraverso grandi radure, ora tra villaggi; passò anche nel villaggio in cui abitava la sua balia, che lo aveva tenuto in braccio quand’era molto piccolo e gli aveva voluto così bene; lei gli fece cenno e lo salutò, e gli cantò quella graziosa canzoncina che lei stessa aveva scritto per Hjalmar:

Io penso a te tante volte
Mio caro Hjalmar, mio tesoro!
Oh, quanto ho baciato la tua piccola bocca,
la tua fronte, le tue guancine rosse.
Ho ascoltato le tue prime parole
e ti ho dovuto dire addio.
Che il Signore ti benedica sulla terra,
angelo del cielo!

E tutti gli uccelli si unirono al canto, i fiori danzarono sul loro stelo e gli alberi si piegarono, era come se Ole Chiudigliocchi raccontasse le storie anche a loro.

Mercoledì

Come scrosciava la pioggia fuori! Hjalmar la sentiva nel sonno! E quando Ole Chiudigliocchi aprì la finestra, l’acqua era arrivata fino al davanzale, era tutto un grande lago là fuori e una splendida nave era ancorata proprio davanti alla casa. “Vuoi venire con me sulla nave, piccolo Hjalmar?” chiese Ole Chiudigliocchi “così stanotte potremo raggiungere paesi sconosciuti e saremo di ritorno domattina.” Subito Hjalmar si trovò sulla splendida nave col suo vestito della domenica e venne il bel tempo così navigarono lungo le strade, girarono dietro la chiesa e si trovarono nell’immenso mare. Navigarono a lungo, la terra non si scorgeva più, poi videro uno stormo di cicogne, che proveniva dal loro stesso paese e si dirigeva verso i paesi caldi; volavano tutte allineate una dietro l’altra e avevano già volato per molto, molto tempo una di loro era così stanca che le sue ali non riuscivano più a reggerla, era l’ultima della fila e presto rimase indietro rispetto alle altre, alla fine precipitò sempre più in basso con le ali aperte, sfiorò con le zampe l’albero della nave, scivolò lungo la vela e bum! si trovò sul ponte. Un mozzo la prese e la portò nel pollaio, tra galline, anatre e tacchini; la povera cicogna si sentì tutta avvilita in mezzo a loro. “Ma che strano tipo!” esclamarono le galline. Il tacchino si gonfiò più che poté e chiese chi fosse, e le anatre si tirarono indietro, urtandosi tra loro e dicendo: “Muoviti, muoviti!”. La cicogna raccontò della calda Africa, delle piramidi e dello struzzo, che correva come un cavallo selvaggio in mezzo al deserto, ma le anatre non capivano e si urtavano tra loro dicendo: “Siamo d’accordo che è una stupida?”. “Certo che è stupida!” ripeté il tacchino e poi gorgogliò. Allora la cicogna tacque e si mise a pensare alla sua Africa. “Che belle zampe snelle ha lei!” osservò il tacchino. “Quanto costano al metro?” “Qua, qua, qua!” risero tutte le anatre, ma la cicogna finse di non aver sentito. “Lei potrebbe ridere con noi!” le disse il tacchino “dato che era una bella battuta! o forse era troppo volgare per lei! ah! ah! lei non è una mente aperta! allora ci divertiremo per conto nostro!” e le galline chiocciarono, e le anatre schiamazzarono “gik! gak! gik!” era spaventoso vedere come trovavano divertenti certe cose! Ma Hjalmar arrivò al pollaio, aprì la porta, chiamò la cicogna che gli andò incontro; ora si era riposata e sembrava volesse ringraziare Hjalmar col capo; poi spiegò le ali e volò verso i paesi caldi; intanto le galline chiocciavano, le anatre schiamazzavano e il tacchino era diventato tutto rosso in viso. “Domani faremo un buon brodo con voi!” disse Hjalmar, e si svegliò di nuovo nel suo lettino. Era stato un viaggio meraviglioso quello che Ole Chiudigliocchi gli aveva fatto fare quella notte!

Giovedì

“Ascolta un po’” disse Ole Chiudigliocchi “non spaventarti; adesso vedrai una topolina!” e intanto tendeva verso di lui la mano con una leggera e graziosa topolina. “È venuta a invitarti a un matrimonio. Ci sono due topolini che questa notte si sposeranno. Abitano sotto il pavimento della dispensa di tua madre, deve essere proprio un bell’appartamentino!” “Ma come faccio a passare attraverso il buchino dei topi che c’è nel pavimento?” chiese Hjalmar. “Lascia fare a me!” rispose Ole Chiudigliocchi. “Ti faccio diventare piccolo piccolo” e lo sfiorò con la sua siringa magica: subito Hjalmar rimpicciolì fino a diventare alto come un dito. “Ora potrai indossare i vestiti del soldatino di piombo, penso che ti vadano bene, e poi sta bene indossare l’uniforme quando si va in società!” “Certamente” rispose Hjalmar, e in un attimo si trovò vestito come il più grazioso dei soldatini di piombo. “Vuole essere così gentile da sedersi nel ditale di sua madre?” gli disse la topolina “così avrò l’onore di condurla!” “Dio mio! deve disturbarsi la signorina?” chiese Hjalmar, e così partirono per il matrimonio dei topolini. Passando sotto il pavimento, entrarono in un lungo corridoio, largo appena per passarci con un ditale, e tutto illuminato di legno marcio. “Sente che buon odore c’è qui?” chiese la topolina che lo tirava “tutto il corridoio è stato spalmato di lardo. Non potevano trovare niente di meglio!” Infine entrarono nel salone delle nozze: a destra si trovavano tutte le signore tope che chiacchieravano e spettegolavano, come se si prendessero in giro a vicenda; a sinistra avevano preso posto tutti i signori topi che si lisciavano i baffi con le zampette; in mezzo alla sala stavano gli sposi, erano in piedi dentro una crosta di formaggio incavata e si baciavano appassionatamente davanti agli occhi di tutti, perché ormai erano fidanzati e presto si sarebbero sposati. Continuavano a arrivare nuovi invitati, i topi rischiavano ormai di calpestarsi a vicenda così gli sposi si misero davanti alla porta in modo che non si potesse più né entrare né uscire. Anche la sala era stata spalmata di lardo come il corridoio, e questo era il rinfresco, ma come dessert venne servito un pisello, su cui un topolino della famiglia aveva inciso coi dentini il nome degli sposi, o meglio le loro iniziali: una cosa proprio fuori dell’ordinario! Tutti i topi affermarono che era stato un bel matrimonio e che la conversazione era stata davvero piacevole. E Hjalmar ritornò a casa; era stato senza dubbio nell’alta società, ma per fare questo aveva dovuto rimpicciolirsi e indossare l’uniforme del soldatino di piombo.

Venerdì

“È da non credere quante persone adulte mi vorrebbero!” disse Ole Chiudigliocchi “soprattutto quelle che hanno fatto del male. Mi dicono: «Caro, piccolo Ole, non riusciamo a chiudere gli occhi e per tutta la notte guardiamo le nostre brutte azioni, che sotto forma di mostriciattoli si siedono sul letto e ci spruzzano addosso acqua bollente; vuoi venire a cacciarli via, così che possiamo dormire bene?» e sospirano profondamente «e ti pagheremmo volentieri, buona notte, Ole! i soldi sono sul davanzale!». Ma io non lo faccio per i soldi!” concluse Ole Chiudigliocchi. “Che cosa facciamo questa notte?” gli chiese Hjalmar. “Non so se hai ancora voglia di andare a un matrimonio, ma è ben diverso da quello di ieri. La bambola grande di tua sorella, quella che sembra proprio un giovanotto e che si chiama Herman, si sposa con la bambola Bertha; inoltre è anche il suo compleanno, quindi ci saranno moltissimi regali.” “Sì, la conosco bene!” rispose Hjalmar “quando le bambole hanno bisogno di nuovi vestiti, allora mia sorella trova la scusa di un compleanno o di un matrimonio! è già successo almeno cento volte!” “Sì, ma questa notte è il centounesimo matrimonio, quindi sarà una festa senza limiti. Vieni a vedere!” Hjalmar guardò allora sul tavolo; c’era una casetta di cartone con le finestre illuminate e tutti i soldatini di piombo presentavano le armi all’ingresso. Gli sposi erano seduti sul pavimento e si appoggiavano a una gamba del tavolo; erano pensierosi, e forse avevano le loro ragioni. Ole Chiudigliocchi aveva indossato una gonna nera della nonna e diede loro la benedizione. Finita la cerimonia, tutti i mobili della stanza intonarono la seguente bella canzone che era stata scritta dalle matite, sull’aria della ritirata:

Il nostro canto giungerà
agli sposi come il vento
essi stanno tutti rigidi,
fatti di pelle di guanto.
Evviva gli sposi di pelle di guanto
cantiamo con forza nel vento!

Poi ricevettero i regali, ma rifiutarono tutte le cose da mangiare perché a loro bastava l’amore. “Ora andiamo in campagna o facciamo un viaggio all’estero?” chiese la sposa, e così vennero interpellate la rondine, che aveva viaggiato tanto, e la vecchia chioccia, che aveva covato cinque volte i pulcini. La rondine raccontò dei bei paesi caldi, dove i grappoli d’uva sono grandi e pesanti, dove l’aria è mite e le montagne hanno colori che non si possono immaginare! “Ma non hanno il nostro cavolo verde!” esclamò la chioccia. “Io mi trovai un’estate in campagna con i miei pulcini, e c’era una cava di sabbia dove andavamo a raspare, e poi potevamo entrare in un orto pieno di cavoli verdi! Com’erano verdi! non riesco a immaginare niente di più bello!” “Ma i torsi del cavolo sono tutti uguali!” commentò la rondine “e poi qui c’è spesso cattivo tempo!” “Ma a questo si è abituati” replicò la chioccia. “Qui fa molto freddo e si gela!” “Ma al cavolo fa bene! ” disse la chioccia. “Inoltre anche qui può venire il caldo. Non abbiamo avuto quattro anni fa un’estate che durò cinque settimane? Faceva così caldo che non si riusciva più a respirare! E poi qui non ci sono tutti quegli animali velenosi che si trovano all’estero. E non abbiamo neppure i briganti! È vile chi non riconosce che il nostro paese è il più bello: non merita neppure di abitare qui!” e intanto la chioccia piangeva. “Anch’io ho viaggiato: ho percorso in una botte più di dodici miglia! Non c’è proprio niente di divertente nel viaggiare!” “È vero! La chioccia è una signora intelligente” esclamò la bambola Bertha. “Nemmeno a me piace viaggiare sulle montagne, non è altro che salire e scendere! No, preferisco trasferirmi vicino a una cava di sabbia e passeggiare nell’orto dei cavoli.”

E così fecero.

Sabato

“Mi racconti una storia?” esclamò il piccolo Hjalmar, non appena Ole Chiudigliocchi lo ebbe messo a letto. “Questa sera non abbiamo tempo! ” rispose Ole, e aprì il suo bell’ombrello sul bambino. “Guarda i cinesi!” e tutto l’ombrello sembrava ora un vaso cinese con gli alberi azzurri e i ponti a sella d’asino su cui passavano cinesini che facevano cenni con la testa. “Dobbiamo pulire e rendere bello tutto il mondo per domani” spiegò Ole “perché domani è festa, è domenica. Devo salire sul campanile per vedere se i folletti della chiesa hanno lucidato le campane, così che suonino bene domani, devo andare nei campi a controllare che il vento abbia soffiato via la polvere dall’erba e dalle foglie, e poi devo tirar giù dal cielo tutte le stelle per lustrarle un po’, e questa è la fatica più grande! Le metto nel mio grembiule, ma prima devo numerarle e devo anche numerare i buchi dove sono fissate nel cielo perché così posso rimetterle al loro posto. Altrimenti non sarebbero ben fissate e avremmo troppe stelle cadenti: cadrebbero tutte, una dopo l’altra!” “Senta un pò, signor Chiudigliocchi” disse un vecchio ritratto che era appeso nella camera di Hjalmar “io sono il bisnonno di Hjalmar; la ringrazio per le storie che lei racconta al ragazzo, ma non deve confondergli le idee. Le stelle non possono essere tirate giù e lustrate: le stelle sono globi proprio come la terra, e proprio qui sta la loro bellezza!” “Grazie, vecchio bisnonno!” rispose Ole Chiudigliocchi “grazie mille! Tu sei la zucca della famiglia, la zucca più antica! ma io sono molto più vecchio di te. Sono un vecchio pagano, i greci e i latini mi chiamavano Dio dei Sogni. Sono entrato nelle case più signorili e le frequento ancora adesso, so stare con i piccoli e con i grandi. Adesso prova a raccontare tu!” e se ne andò col suo ombrello. “Adesso non si può più neppure dire la propria opinione!” brontolò il vecchio ritratto. E Hjalmar si svegliò.

Domenica

“Buona sera” disse Ole Chiudigliocchi e Hjalmar lo salutò col capo, ma subito saltò fuori dal letto e andò a girare il ritratto del bisnonno verso la parete, perché non potesse intervenire come aveva fatto il giorno prima. “Adesso mi devi raccontare le storie dei «Cinque piselli in un baccello», del «Gallo che faceva la corte alla gallina» e dell’«Ago da rammendo» che era così delicato da credere di essere un ago da ricamo!” “Il troppo stroppia!” esclamò Ole Chiudigliocchi “preferisco mostrarti qualcosa, e precisamente mio fratello, che pure si chiama Ole Chiudigliocchi, ma che non va mai dalle persone più di una volta, e quando ci va le porta via con sé sul suo cavallo e racconta loro delle storie; ne conosce soltanto due: una è così straordinariamente bella che nessuno al mondo se la può immaginare, e l’altra è così orribile e spaventosa da non poterla raccontare!” e Ole Chiudigliocchi sollevò il piccolo Hjalmar fino alla finestra e gli disse: “Da qui vedrai mio fratello, l’altro Ole Chiudigliocchi; lo chiamano anche Morte; ma vedrai che non è affatto brutto come compare sui libri di figure dove è solo uno scheletro. In realtà ha un abito tutto ricamato d’argento, una bellissima uniforme da ussaro! Un mantello di velluto nero vola nel vento, dietro il cavallo; guarda come va al galoppo!”. E Hjalmar vide come quell’Ole Chiudigliocchi cavalcava via, prendendo sul cavallo giovani e vecchi. Alcuni li metteva davanti, altri dietro, ma prima chiedeva sempre: “Che voti hai preso sulla pagella?”. “Buono” rispondevano tutti, ma lui diceva: “Fatemi vedere!” e così gli mostravano la pagella, e quelli che avevano «buono» e «ottimo» erano messi davanti a ascoltare la bella storia, quelli che invece avevano meritato «sufficiente» o «scarso» si sedevano dietro a ascoltare la storia spaventosa; allora tremavano e piangevano, volevano saltare giù dal cavallo, ma non potevano farlo: erano come inchiodati. “La Morte allora è un Ole Chiudigliocchi straordinario!” esclamò Hjalmar “io non ho affatto paura di lui!” “Infatti non ne devi avere!” gli rispose Ole Chiudigliocchi. “Basta che tu abbia una bella pagella!” “Questo sì che è istruttivo!” borbottò il ritratto del bisnonno “allora è utile dire la propria opinione” e così si sentì soddisfatto. Questa è la storia di Ole Chiudigliocchi; questa sera te ne potrà raccontare altre lui stesso.

Il teatro

Regole di comportamento e scrittura

Il teatro accoglie chiunque ne desideri sperimentare e far accendere le sue luci. Non sono ammessi comportamento e linguaggio che risultino dannosi per il senso della persona. E’ sempre presente una supervisione, che non influenza gli intenti e i ritmi evocativi. Il tempo di permanenza e’ fissato in un’ora, esaurita la quale, lo scening si ferma, in qualunque suo punto di realizzazione raggiunto.
La stanza che lo accoglie e’ raggiungibile su invito, e resta chiusa durante lo scening. L’orario preferito e’ serale.; il numero di utenti massimi ammessi e’ in numero di quattro.

Le regole di digitazione sono le seguenti:

  • uso del discorso diretto in modo consueto
  • uso del discorso indiretto con l’utilizzo del /me, seguito da frase in terza persona, per la descrizione di movimento, sensoriale, emotiva
  • frasi corte, per garantire ritmi mediamente veloci e reazioni immediate

Il teatro si riserva di aggiornare le suddette regole in qualunque momento lo ritenga opportuno, e di intervenire quando qualunque atteggiamento sia ritenuto lesivo.

Una camicia vuota

[23:15:44] Tarana- siamo in una stanza
[23:15:50] Tarana – vuota
[23:16:10] Tarana- guardati intorno
[23:16:18] Tarana – mettici cose
[23:17:01] * @Tarana parla camminando e descrivendo le lunghezze dei lati
[23:17:15] D – vedo una grande sala arredata di salotti inLuigi XVI
[23:17:24] Tarana – i dettagli
[23:17:35] D – tappeti enormi
[23:17:50] Tarana- poi?
[23:17:51] D – quadri alle pareti
[23:18:02] D – qualche specchiera
[23:18:14] * @Tarana si avvicina ad un grande specchio
[23:18:18] Tarana- altro?
[23:18:23] D – grandi lampadari e vetrata sul giardino
[23:18:35] Tarana – e’ giorno fuori?
[23:18:50] D – un giardino curatissimo con fontane e statue
[23:18:55] D – si
[23:19:10] * @Tarana segue le lame di luce dentro la stanza
[23:19:17] Tarana – dove mi siedo?
[23:19:46] D – su di un divano che guarda fuori, attraversi la sala
[23:20:11] D – sei bellissima, elegante con uno spacco da svenire
[23:20:24] D – e ti siedi
[23:20:24] Tarana- che colore il mio abito?
[23:20:32] D – nero
[23:20:39] Tarana – che mi sieda, non lo definisci tu
[23:20:50] Tarana- non muovere me, in questa scena
[23:20:57] D – scusa pensavo lo avessi detto
[23:21:10] Tarana – ho chiesto dove
[23:21:49] D – su di un divano che guarda fuori
[23:21:53] Tarana- gira il divano di spalle alla vetrata
[23:22:27] D – su di un divano con lo schienale alla vetrata
[23:22:43] Tarana – non devi cambiare descrizione
[23:22:49] Tarana- fai proprio quello che dico
[23:22:51] Tarana – lo giri
[23:23:00] Tarana- e usa il comando /me
[23:23:09] D – giro il divano
[23:23:22] Tarana – prova a scrivere /me gira il divano
[23:23:24] * D
[23:23:31] Tarana- e la frase, si’
[23:23:36] D – gira il divano
[23:23:48] Tarana – no, il /me seguito dalla frase
[23:24:35] * D gira il divano
[23:24:46] Tarana- bene
[23:25:04] * @Tarana ora si siede
[23:25:14] * @Tarana allarga l’abito intorno
[23:25:31] Tarana – mettiti di fronte a me
[23:25:58] * D si mette di fronte a Tarana
[23:26:13] Tarana- sei in piedi, la luce da fuori colpisce te
[23:26:23] Tarana – guarda bene intorno cosa hai creato
[23:26:40] Tarana- guarda me
[23:27:04] * D si guarda intorno e guarda Tarana
[23:27:19] Tarana – guarda dietro me, il giardino
[23:27:35] * D guarda il giardino
[23:27:42] Tarana- e ora chiudi gli occhi
[23:27:57] * D chiude gli occhi
[23:28:05] Tarana – resta fermo
[23:28:19] * D resta immobile
[23:28:26] Tarana- bene
[23:28:48] * @Tarana muove l’abito sul divano
[23:29:00] * @Taranae’ uno strusciare sottile
[23:29:14] Tarana – cosa pensi?
[23:29:37] D – che sei bellissima ed estremamente attraente
[23:29:47] Tarana- lo vedi ad occhi chiusi?
[23:30:19] D – percepisco il Tuo movimento e sento il Tuo profumo
[23:30:29] Tarana – che profumo e’?
[23:30:46] D – odo il sottile fruscio dell’abito
[23:31:13] D – un profumo di legno e rosa
[23:31:46] Tarana- e’ quello che pensi ti piacerebbe ci fosse, o e’ quello che davvero senti?
[23:32:01] D – intenso in cui la dolcezza della rosa e’ attenuata dal legno
[23:32:26] D – quello che mi sembra plausibile
[23:32:32] * @Tarana si alza dal divano
[23:32:41] D – un insieme di forza e dolcezza
[23:32:57] * @Taranal’abito scivola per terra dietro di lei
[23:33:09] Tarana – tu hai messo il divano, i tappeti
[23:33:14] Tarana- io ho messo un tavolino
[23:33:20] Tarana – gambe esili
[23:33:35] Tarana- un sottile vaso di vetro
[23:33:47] * @Tarana si avvicina al tavolino
[23:34:10] Tarana- e una rosa a gambo lungo, con belle spine
[23:34:30] * @Tarana prende la rosa in mano
[23:34:35] Tarana- che hai addosso tu?
[23:35:12] D – una camicia ed un paio di pantaloni di lino
[23:35:26] Tarana – togli la camicia
[23:35:32] Tarana- resta sempre ad occhi chiusi
[23:35:52] * D toglie la camicia tenendo chiusi gli occhi
[23:36:17] Tarana – lasciala scivolare a fianco
[23:36:50] * D lascia scivolare la camicia a terra al suo fianco
[23:37:04] Tarana- hai la luce addosso
[23:37:25] * D e’ colpito dalla luce
[23:37:31] * @Tarana muove qualche passo, con la rosa in mano
[23:37:57] * @Taranasi avvicina a D
[23:38:26] Tarana – prova a seguirmi, girando su te stesso, solo su te stesso
[23:38:39] Tarana- rispetto alla posizione che pensi io abbia
[23:39:02] * @Tarana si muove leggermente in tondo
[23:39:19] * D percepisce il Suo avvicinarsi sente il Suo profumo e gira su se stesso per coglierne meglio la presenza
[23:39:57] * @Taranasi allontana un po’, la misura della lunghezza del gambo di rosa
[23:40:37] * @Tarana posa la rosa sulla pelle
[23:40:56] Tarana- e’ piu’ facile cosi’ eh
[23:41:02] Tarana – non vedi ma descrivo
[23:41:36] Tarana- gira su te stesso, lentamente
[23:42:02] * D gira lentamente su se stesso
[23:42:08] Tarana – non smettere
[23:42:32] * D continua a girare come inebriato
[23:43:04] * @Taranatiene la rosa sulla pelle opponendo leggera resistena al giro
[23:43:19] Tarana – dimmi se ti vengono vertigini eh
[23:43:58] Tarana- cambia direzione, prima di cadere
[23:44:04] Tarana – inverti il giro
[23:44:46] * D sente La Rosa sulla pelle e comincia a sentire un leggero senso di vertigine, e barcollando riprende il giro nel senso contrario, inebriato, affascinato
[23:45:06] * @Taranaavvicina appena il gambo alla pelle
[23:45:24] Tarana – ci sono spine
[23:45:38] * D sente il gambo e percepisce le spine
[23:45:39] Tarana- per ora stanno strofinando
[23:45:59] Tarana – sono leggerissimi segni sulla superficie dell’anima
[23:46:10] Tarana- ora fermati
[23:46:25] Tarana – non aprire gli occhi mai
[23:46:29] * D sente le spine sfiorargli la pelle, lanciano segni appena percettibili
[23:46:38] * D si ferma
[23:46:49] Tarana- giro io intorno
[23:46:56] * D tiene sempre gli occhi chiusi
[23:47:09] * @Tarana stacca la rosa, il gambo, le spine, dalla pelle
[23:47:29] * @Taranasi muove lentamente spostando l’aria, intorno
[23:47:37] Tarana – dammi i tuoi pensieri
[23:49:19] * D sente La Rosa e le spine allontanarsi con Tarana, ma nonostante il sentirle sfiorare sulla pelle annunciasse un leggero tormento ne sente la mancanza sentendole allontanarsi con Lei
[23:49:32] Tarana- mancanza
[23:49:48] Tarana – non sono lontana sono intorno
[23:50:00] D – si ne percepisce l’allontanamento
[23:50:05] Tarana- cosa percepisci dall’esterno?
[23:50:28] Tarana – i tappeti, ora, sono cosi’ importanti? presenti?
[23:50:52] D – dell’esterno e’ rimasto il ricordo, solo una certa luce che traspare dagli occhi chiusi
[23:51:03] Tarana- la luce
[23:51:04] D – l’attenzione e’ su di Te
[23:51:18] Tarana – la interrompo io quando passo davanti alle palpebre
[23:51:22] Tarana- tu sei fermo
[23:51:26] Tarana – io mi muovo
[23:51:58] Tarana- preferisci sentirmi intorno
[23:52:04] D – sui Tuoi movimenti e sul Tuo profumo che si sente a diversa intensita’ secondo la Tua distanza
[23:52:11] Tarana – o quel momento in cui interrompo la luce?
[23:52:45] D – nel momento che interrompi la luce percepisco di piu’ la Tua presenza
[23:52:55] Tarana- cosa preferisci
[23:53:06] D – e sono piu’ appagato
[23:53:11] Tarana – si’
[23:53:22] Tarana- io interrompo la luce
[23:53:30] D – o mento frustrato dal senso di allontanamento
[23:53:54] Tarana – piu’ buio e’ preferibile a piu’ luce?
[23:54:12] D – dipende
[23:54:15] Tarana- ora
[23:54:41] D – forse una luce piu’ tenue e’ meglio
[23:54:46] * @Tarana si ferma davanti, coprendo la luce dall’esterno
[23:55:08] * @Taranamuove la rosa nell’aria
[23:55:24] Tarana – abbassa la testa
[23:55:41] * D abbassa il capo
[23:56:18] Tarana- abbassala molto, che io abbia accesso al collo
[23:57:04] * D si inchina, ponendo il collo all’altezza delle mani di Tarana
[23:57:21] * @Tarana posa la rosa sul collo e la preme un po
[23:57:48] Tarana- ora abbassati lentamente, fino a mettere le mani in terra, sempre con il capo molto chino
[23:58:03] * D sente le spine penetrare leggermente nella carne
[23:58:55] * D si abbassa lentamente ponendo le mani a terra col capo estremamente chino
[23:59:01] Tarana – le spine graffiano un po’, seguono il movimento dello scendere tuo
[23:59:06] Tarana- e lo conducono
[23:59:28] * @Tarana la rosa, il gambo, le spine, scorrono sulla schiena
[23:59:52] Tarana- le mani bene a terra, allunga le gambe dietro
[00:00:19] Tarana – e poggiati, del tutto
[00:00:44] * D si lascia accompagnare dalle rose abbassandosi e chinando il capo quasi a terra e allunga le gambe dietro di se , e’ prostrato di fronte a Tarana
[00:00:58] Tarana- tutto a terra
[00:01:55] * D e’ prostrato come un sacerdote che viene ordinato, totalmente sdraiato a terra
[00:02:17] Tarana – allarga le gambe, allunga le braccia e allarga anche le braccia
[00:03:03] Tarana- ora mi pento di non averti fatto spogliare del tutto
[00:03:13] Tarana – ma credo spiaccia molto di piu’ a te
[00:04:30] * D e’ prostrato a gambe e braccia aperte, come in una croce di Sant’ andrea
[00:05:08] * @Taranaposa la rosa, nel suo culmine, in un punto centrale della forma, sulla pelle della schiena
[00:05:29] * @Tarana cammina piano, vicino al corpo
[00:05:55] * @Taranasolleva i passi per posarli negli spazi vuoti
[00:06:28] * @Tarana il vestito si alza e si abbassa, coprendo, scoprendo
[00:06:34] Tarana- come stai li’?
[00:07:59] D – sto bene Signora, anche se percepisco che sta per accadere qualcosa che potrebbe darmi un po’ di pena
[00:08:16] * @Tarana si porta all’altezza dei fianchi
[00:08:33] Tarana- chissa’ cosa pensi sia “la pena”
[00:08:42] D – percepire la Tua presenza e’ inebriante, anche nella mia posizione
[00:08:57] * @Tarana solleva un piede e lo porta oltre il corpo nel punto vita
[00:09:34] * @Taranasposta bene il peso ed e’ centrale, con i piedi a fianco
[00:09:42] * @Tarana il vestito sollevato
[00:09:58] D – capisco che porrai il Tuo Piede sul gambo della rosa
[00:10:19] Tarana- capisci in modo presuntuoso
[00:10:30] * @Tarana lascia scendere il vestito
[00:10:33] D – perdonami
[00:10:46] * @Taranalo allarga tutto intorno
[00:10:50] D – diciamo temo
[00:10:56] Tarana – temere e’ meglio
[00:11:19] Tarana- raccogli le braccia piu’ che puoi
[00:11:26] Tarana – che non sporgano piu’
[00:12:17] * D raccoglie le braccia vicino al busto
[00:12:43] Tarana- raccogli anche le gambe piu’ che puoi, semza ingombrarmi troppo
[00:13:23] * D stringe le gambe
[00:13:39] * @Tarana allarga bene il vestito
[00:13:58] * @Tarana lo allarga a coprire completamente il corpo sotto di lei
[00:14:08] Tarana – ora non ci sei piu’
[00:14:15] Tarana- ci sono io
[00:14:21] Tarana – la mia rosa
[00:14:35] Tarana- la luce che entra dalla vetrata
[00:14:56] Tarana – di te e’ rimasta la camicia a terra
[00:15:24] Tarana- una camicia vuota
[00:15:46] Tarana – non parlare
[00:15:53] * @Taranasolleva il vestito
[00:16:14] * @Tarana solleva piede, gamba, si sposta
[00:16:32] * @Taranariporta la rosa nel vaso sottile, sul tavolino
[00:16:44] Tarana – riapri gli occhi, resta ancora fermo
[00:17:18] * D apre gli occhi rimanendo immobile
[00:17:32] Tarana- muoviti, con calma e rialzati
[00:17:51] * D si rialza lentamente
[00:17:58] Tarana – raccogli la camicia
[00:18:11] * D raccoglie la camicia
[00:18:24] Tarana` – il tempo e’ finito, usciamo dalla stanza


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